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IL PIANO DI VICTORIA CON IL SANGUE DEGLI UCRAINI

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Zelensky ha presentato il “Piano di vittoria” che sarebbe meglio chiamare “Piano di Victoria”, dove Victoria è intesa come Nuland, l’ex vicesegretario di Stato Usa ai tempi di Obama-Biden che disse: “Fuck the Europe” (si fotta l’Europa).

Un piano che prevede cessione si basi militari e di intelligence, cessione di risorse minerarie e, ovviamente, messa a disposizione di ucraini fino all’ultimo uomo in cambio di qualcosa che è continuamente promesso e che l’Occidente non è in grado di dare.

Non si tratta solo di soldi o di armi, che scarseggiano, ma di uomini.

Alzi la mano il leader di un Paese europeo che è in grado di mandare i propri militari a combattere in Ucraina contro la Russia.

Chi non alza la mano deve solo stare zitto e vergognarsi, perché il tema non è altro che questo: all’Ucraina mancano i soldati, sta mandando al fronte uomini di cinquant’anni ed è in procinto di mandare anche i più giovani, compromettendo il suo futuro per decenni.

La fase del conflitto russo-ucraino cominciata nel febbraio del 2022 avrebbe potuto risolversi nelle prime settimane dell’inizio delle ostilità grazie alle trattative avviate prima in Bielorussia e successivamente in Turchia, se alcuni Paesi occidentali,  a cominciare dagli USA, non si fossero messi di traverso impedendo di fatto una risoluzione diplomatica delle controversie.

A rivelarlo, guarda caso, è stata in un’intervista il sottosegretario di Stato per gli affari politici americani fino allo scorso marzo, Victoria Nuland, dopo che già nei mesi precedenti importanti rappresentanti politici avevano sostenuto una versione dei fatti simile. In un articolo dell’autorevole rivista statunitense Foreign Affairs, dedicata alle relazioni internazionali e curata dal Council on Foreign Relations, Victoria Nuland ha spiegato nel dettaglio cosa prevedeva una bozza di accordo redatta dalle due parti belligeranti nei primi mesi di guerra, adducendo il fallimento delle trattative a una serie di fattori, tra cui le presunte atrocità commesse dalle forze russe nei sobborghi di Kiev, di Bucha e Irpin; la promessa di sostegno bellico e finanziario occidentale e la crescente convinzione del presidente ucraino Zelensky di poter sconfiggere Putin sul campo di battaglia. A smentire queste spiegazioni però, ci sono le recenti dichiarazioni della Nuland, secondo la quale le trattative fallirono per questioni meramente strategico-militari secondo la volontà di Washington e degli alleati occidentali.

In sintesi, nell’incontro del 29 marzo 2022 a Istambul, russi e ucraini erano sul punto di raggiungere un compromesso con un testo redatto dagli ucraini e accettato provvisoriamente dai russi come possibile base di un accordo: nel testo era previsto che Kiev avrebbe rinunciato all’adesione alla NATO, diventando uno Stato permanentemente neutrale e senza armi nucleari. Malgrado la neutralità, l’Ucraina avrebbe potuto avvicinarsi alla Ue, in quanto non erano previsti divieti espliciti al suo ingresso nell’Unione.

Inoltre, le due parti si sarebbero impegnate a risolvere pacificamente la disputa sulla Crimea nei successivi quindici anni.

I garanti dell’intesa sarebbero stati i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (inclusa la Russia) insieme a Canada, Germania, Israele, Italia, Polonia e Turchia.

Tuttavia, secondo le dichiarazioni di Victoria Nuland  (https://www.youtube.com/watch?v=HiS2dg_atfc&t=3192s ) quell’accordo non vide la luce a causa delle ingerenze statunitensi e britanniche: «In quel periodo – afferma Victoria Nuland  – l’Ucraina ci avevo chiesto suggerimenti sull’andamento di queste trattative. E divenne chiaro per noi, così come per i britannici, che le principali condizioni poste da Putin erano inserite in un allegato a questo documento e includevano limiti a precisi tipi di sistema di armamenti che l’Ucraina avrebbe dovuto avere dopo l’accordo. Questo avrebbe sostanzialmente ucciso le forze armate ucraine».

La Nuland è nota per avere in passato preso parte ad azioni che hanno destabilizzato la politica ucraina, in particolare con la “rivoluzione di Maidan” del 2014, quando era assistente del Segretario di Stato per gli affari europei e eurasiatici. Allora, Nuland aveva fatto pressione sull’ex presidente ucraino Viktor Janukovic perché accettasse un accordo di libero scambio con l’UE; successivamente è stata fotografata in piazza Maidan durante i disordini del 2014 mentre distribuiva del cibo ai manifestanti.

E’ diventata virale la registrazione di una telefonata in cui la diplomatica americana parlava con l’ambasciatore USA a Kiev circa chi avrebbe dovuto sostituire Janukovic tra i rappresentanti dell’opposizione.

Dopo qualche centinaia di migliaia di morti ora l’ideona del “Piano di Victoria”, propagandato da Zelensky in mezzo mondo, è quella di continuare la guerra fino all’ultimo uomo.

Ideona non condivisa da centinaia di manifestanti che si sono riuniti mercoledì scorso nel centro di Kiev per chiedere risposte sulla sorte dei loro cari dispersi sul campo di battaglia.

I manifestanti, per lo più donne, sono rimasti in piedi per diverse ore, sventolando striscioni delle brigate militari e tenendo in mano le foto dei loro parenti scomparsi. Con la protesta, hanno voluto esprimere la loro frustrazione per la scarsa comunicazione e la mancanza di chiarezza da parte del governo sulla sorte dei loro parenti.

Sorge evidente la domanda: quanto consenso ha ancora il cerchio magico di Zelensky che risponde a chi gli ha dato le regole d’ingaggio?

Una risposta ci viene da quanto scrive Tatarigami, giornalista e analista ucraino, che ovviamente sta dalla parte del suo Paese, ma senza indossare gli occhiali della ormai indegna propaganda interna ed esterna all’Ucraina.

Scrive Tatarigami su X: “Secondo l’agenzia di stampa Yonhap, la Corea del Nord ha inviato 12.000 soldati, tra cui forze speciali, per supportare la guerra della Russia in Ucraina, secondo la loro fonte nell’intelligence della Corea del Sud. Ciò è in linea con una precedente dichiarazione dell’intelligence militare ucraina (GUR).

Se ciò fosse vero, significherebbe che quasi una divisione della Corea del Nord starebbe aiutando la Russia nell’invasione di un paese europeo.

Nel frattempo, il 16 ottobre, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha espresso la sua disponibilità a discutere di una “pace giusta” in Ucraina con il presidente russo Vladimir Putin.

Ciò non solo appare debole, ma rafforza anche la convinzione di Putin che la leadership occidentale sia troppo divisa e fragile per sostenere un fronte unito a lungo termine.

Dopotutto, sia l’Europa che gli Stati Uniti hanno investito risorse sostanziali in questa guerra, esaurendo le loro scorte di armi e munizioni. Dal punto di vista della Russia, i suoi successi sul campo di battaglia non sono solo vittorie sull’Ucraina, ma sulle economie e sulle capacità produttive combinate dell’Occidente.

Qualcuno potrebbe sostenere che il fatto che la Russia si rivolga alla Corea del Nord dimostra quanto sia disperata la sua situazione. Forse è così, ma il fatto rimane: la Russia sta trovando nuove fonti di manodopera.

E chi si fa avanti per l’Ucraina? Mentre la Russia richiama migliaia di truppe dalla Corea del Nord, all’Ucraina viene chiesto di mobilitare la sua fascia demografica più piccola, sacrificando il suo futuro, mentre le nazioni occidentali dibattono se dovrebbero contribuire anche solo con una frazione del loro PIL.

La politica estera degli Stati Uniti è in qualche modo paralizzata dalle imminenti elezioni e gran parte dell’Europa resta inattiva, ignorando il fatto che i soldati nordcoreani stanno per combattere in una guerra europea.

Lo razionalizzano: non è un paese dell’UE, non è un membro della NATO, non è un nostro problema.

 

Il presidente francese Macron una volta parlò di inviare truppe in Ucraina, ma non andò mai oltre le parole. Nel frattempo, Kim Jong-un non fece alcun annuncio, ma inviò semplicemente una forza delle dimensioni di un corpo d’armata per aiutare la Russia.

La Cina sta osservando. L’Iran sta osservando. Il Sud del mondo sta osservando. E cosa vedono? Vedono gli USA troppo concentrati sulla discordia politica interna e persino un fallimento nel proteggere i propri interessi nello Stretto di Aden, nonostante siano l’unico garante navale mondiale di un commercio sicuro. Non sto nemmeno parlando dell’Europa che è ancora più interessata a questo. Allo stesso tempo, leader europei come Scholz stanno perseguendo la pace con Putin per una riluttanza a sostenere i propri valori o interessi di sicurezza.

Se non si riesce a vedere come questa debolezza rimodellerà il panorama della sicurezza globale, e se i soldati nordcoreani in Europa non sono un campanello d’allarme sufficiente, allora dubito che qualcosa spingerà l’Occidente ad agire, anche solo per proteggersi”.

Cosa ci dice Tatarigami?

Ci dice che sia l’Europa che gli Stati Uniti hanno investito risorse sostanziali in questa guerra, esaurendo le loro scorte di armi e munizioni.

Cosa verissima, visto anche quanto afferma l’Istituto Kiel che ha pubblicato una tabella che fa ben capire come siano ridotte le cosiddette forze armate dei Paesi europei.

Tabella 3.1

Tatarigami ci dice anche una cosa terribile, ossia che mentre la Russia richiama migliaia di uomini dalla Corea del Nord, all’Ucraina viene chiesto di mobilitare la sua fascia demografica più piccola, sacrificando il suo futuro.

Tatarigami fa inoltre una domanda che chiude tutte le furbizie, tutte le menzogne, tutte le stupide e vergognose propagande: “E chi si fa avanti per l’Ucraina?”.

Chi, degli europei, ma anche degli americani, è disponibile per andare a combattere e a morire in Ucraina?

La risposta è desolante, crudele, ma realistica: nessuno.

E allora smettiamola di mentire e di vivere all’interno di una narrazione falsa, continuamente riproposta, mentre gli ucraini muoiono e rischiano l’estinzione.

Le cronache del fronte parlano chiaro.

I russi avanzati nei pressi di Chasiv Yar, a sudest di Pokrovsk, a Kurakhove e nell’oblast russo di Kursk. Lo segnala il think tank statunitense Isw nel suo ultimo aggiornamento sulla guerra in Ucraina.

I russi avanzano su tutto il fronte.

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Nella cartina di Clement Molin si possono vedere in verde gli avanzamenti dei russi.

 

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Nella cartina di Clement Molin si possono vedere in rosso le direttrici delle vie di rifornimento dell’esercito ucraino. Quella in basso è già compromessa. Le due in alto potrebbero essere compromesse da un accerchiamento di Pokrovs’k, con il risultato di far cadere l’intero fronte Sud.

 

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Nella cartina le linee ferroviarie in giallo.

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Nella cartina le linee ferroviarie e la morfologia del territorio.

 

Ora la rasputiza (in russo распутица, rasputica, ossia: “impraticabilità delle strade”), con il pantano in arrivo con le piogge, rallenterà le operazioni, ma la caduta di Pokrovsk potrebbe dare un colpo mortale a tutto il fonte sud.

Infine, secondo un articolo datato 24 agosto 2023 dello SriLanka Guardian, gli Stati Uniti avrebbero chiesto un cambiamento nella leadership dell’Ucraina nel 2024.

https://slguardian.org/us-calls-for-change-in-ukraines-leadership-in-2024/

Il Dipartimento della Difesa e il Dipartimento di Stato, secondo l’articolo del Sri Lanka Guardian, vorrebbero vedere l’ex pugile e partecipante attivo degli eventi del colpo di stato di Maidan del 2014 ,Vitali Klitschko, ora sindaco di Kiev, come Presidente dell’Ucraina.

“I documenti – scrive il giornale dello Sri Lanka – sono trapelati mesi fa quando diversi file segreti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sono stati esposti da Jack Teixeira, un soldato di 21 anni che lavorava presso il 102nd Intelligence Wing della Massachusetts Air National Guard. Essendo impiegato nel settore dell’informatica, Teixeira aveva accesso a diversi dati governativi classificati, avendone fatti trapelare molti. Ad aprile, Teixeira è stato arrestato e si prevede che verrà condannato a circa 10 anni di prigione. Ciò che non si sapeva fino ad ora è che tra i documenti c’era una lettera in cui un funzionario del Pentagono mostrava il suo interesse nel mettere qualcuno più competente di Zelensky alla presidenza in Ucraina. Inoltre, la stessa vicesegretaria di Stato Victoria Nuland è apparentemente coinvolta in questo piano, avendo espresso il suo desiderio personale di vedere Vitali Klitschko come presidente. In una certa parte del documento, c’è un appello aperto a “creare le condizioni” per eleggere Vitali nel 2024”.

Fidarsi degli amici? Meglio trattare con i nemici.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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