Home Politica estera IRAN, O È UNA TROMBA O È LA BOMBA

IRAN, O È UNA TROMBA O È LA BOMBA

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La Repubblica islamica “raderebbe al suolo” in meno di 10 minuti le città israeliane di Tel Aviv e Haifa se Israele – come annunciato anche dal premier Benjamin Netanyahu – dovesse reagire ai recenti attacchi missilistici. Questo lo scenario riportato dal giornale iraniano Kayhan, diretto da Hossein Shariatmadari e vicino agli ultraconservatori, secondo cui, “prima ancora che gli aerei israeliani riescano a raggiungere lo spazio aereo iraniano, i missili iraniani raderebbero al suolo Tel Aviv e Haifa in meno di 10 minuti”.

O è la classica fanfaronata, una trombonata ad uso interno, una smargiassata ridicola o è un messaggio che ci dice che la bomba atomica c’è.

Per radere al suolo due città come Haifa e Tel Aviv in 10 minuti ci vuole l’atomica.

Il giornale si esercita poi a profusione nel dichiarare che l’Iran non ha paura di nessuno, è pronto alla guerra, e via discorrendo.

Se non fosse una fanfaronata, chiaramente Israele potrebbe essere indotta a disarmare l’Iran, colpendo i siti nucleari e le basi dalle quali partono i missili.

Sulla questione si esercitano i giornali statunitensi che fanno da sponda i media israeliani, ai quali è impedito di scrivere di cose militari, ma non è impedito di riportare quello che scrivono gli altri.

Capita così che si fanno filtrare notizie che si vogliono far sapere. Un giornale di altro paese le raccoglie e le lancia e poi i giornali israeliani possono riportarle.

Il giochetto potrebbe essere in atto anche con quanto afferma il New York Times, secondo il quale Israele non dovrebbe colpire i siti nucleari iraniani nella risposta all’attacco condotto da Teheran una settimana fa, ma dovrebbe concentrarsi sulla base militari o su obiettivi dell’intelligence e della leadership della Repubblica islamica.

Il New York Times cita (ecco il giochetto) diversi funzionari attuali ed ex israeliani, che “riconoscono i dubbi” sulle capacità di Tel Aviv di infliggere danni pesanti gli impianti iraniani, in modo da compromettere il suo programma nucleare. Con il rischio, inoltre, che Teheran piuttosto acceleri, trasferendo tutte le attività in siti sotterranei.

Secondo il giornale, dunque, la prima rappresaglia israeliana all’attacco missilistico del primo ottobre escluderebbe gli impianti nucleari, che diventerebbero invece un obiettivo nel caso in cui ci fosse un’ulteriore risposta da parte di Teheran.

Realtà, desideri, depistaggio? Si vedrà.

Nel frattempo il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha detto che per la rappresaglia israeliana nei confronti dell’Iran “è tutto sul tavolo”.

La risposta ci sarà, ha assicurato il premier Benjamin Netanyahu, e, guarda caso, crescono i timori che possano finire nel mirino i siti nucleari iraniani.

Secondo alcuni osservatori, gli impianti iraniani che potrebbero finire nel mirino sono:

Natanz: uno dei maggiori complessi dell’Iran per l’arricchimento dell’uranio. Si trova su una pianura adiacente alle montagne a sud di Qom, città santa per gli sciiti. Natanz ospita due impianti per l’arricchimento e si ritiene abbia tre piani scavati sottoterra. È considerato il ‘cuore’ del programma nucleare iraniano.

Ardakan:l’impianto ‘Shahid Rezaeenejad’, inaugurato il 9 aprile 2013 in occasione delle celebrazioni della ‘Giornata nazionale della tecnologia nucleare’ e serve per la produzione di yellowcake, il concentrato di ossidi di uranio che viene convertito in un gas chiamato esafluoruro di uranio (Uf6) prima dell’arricchimento.

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Ieri, mentre si aspetta il possibile attacco israeliano all’Iran, la bandiera israeliana è stata issata a Maroun el Ras, villaggio del sud del Libano, dove l’Idf ha preso il controllo di un intero complesso e dei terreni circostanti dove Hezbollah si era impadronito di una vasta area trasformandola in quartier generale con lanciatori di razzi puntati su Israele.

La bandiera è stata mostrata dalle tv locali. I genieri hanno utilizzato centinaia di chili di esplosivo per distruggere tunnel e strutture sotterranee dove si erano acquartierati i miliziani del gruppo sciita.

E’ del tutto chiaro che Israele non ha alcuna intenzione di chiudere la partita senza essersi assicurato il disarmo di Teheran e dei suoi proxy.

Israele ha di fronte a sé un periodo molto particolare, con gli Usa che contano come il due di coppe e l’Onu che è ormai persino incapace di chiacchierare. La Russia potrebbe non essere interessata a entrare nel gioco più di tanto, anche per il fatto che Israele si è dichiarato neutrale nella vicenda ucraina e rispetta la base di Tartus. La Cina sta a guardare. Gli Stati arabi sunniti sembrano essere felici della possibile eliminazione della spina irritativa iraniana.

Quella in atto è una vicenda che cambierà totalmente gli equilibri del Medio Oriente.

Per quanto riguarda l’azione di Israele contro l’Iran non resta che aspettare.

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  • Redazione

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