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POLITICA, CRESCE LA DOMANDA DI SERIETA’ E MODERAZIONE

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di Vito Schepisi

In Italia è in atto un fenomeno che fa ben sperare in una stagione di crescita delle coscienze, per le scelte politiche orientate allo sviluppo ragionato e per la necessità d’abbassare i toni del confronto politico.
Avrebbero, infatti, dell’anacronistico, nel terzo millennio, il pregiudizio e lo scontro ideologico.
Guardare ancora al passato, e per giunta con straripante strabismo politico, anziché puntare al cambiamento del Paese, sarebbe la scelta più disastrosa che si possa immaginare.
Meglio puntare ad una rigenerante rivoluzione liberale con la quale, invece di far prevalere il pregiudizio, trionfino l’ingegno, la volontà di fare ed il pragmatismo delle opportunità.
E’ impegnativa, infatti, la sfida coi tempi, con la tecnologia, con il reperimento delle nuove risorse energetiche, con la crescita produttiva, e non meno con la gestione del territorio, per ripristinare ciò che nel tempo è stato mal gestito e/o disastrosamente utilizzato.
La sfida coi tempi ci proietta anche nella realtà dei nuovi focolai conflittuali ai margini dell’Europa, ed ancora, nelle nuove ondate di fanatismo etico-religioso, associato all’orrore del terrorismo, alla violenza ed al retaggio di riemergenti sentimenti razziali ed antisemitici.
Sta, però, crescendo la domanda di serietà e di moderazione in Italia.
Lo si evince anche dal ripensamento di chi, eletto per un disegno politico moderato, s’è trovato nel rischio d’essere trascinato negli accordi elettorali del “campo largo”, cioè d’un cartello in cui dominano massimalismo, populismo ed estremismo politico.
Come è noto, dopo la caduta del Governo Draghi, in Italia, sull’onda del pragmatismo prudente e moderato dell’ex Presidente della BCE, dimessosi da capo del Governo per le ambiguità di Conte e per l’annunciata sfiducia del M5S, con l’iniziativa di due egocentrici personaggi politici orbitanti sulla sponda sinistra (Renzi e Calenda), c’è stato il tentativo di creare in Italia un grande centro.
Ne è uscito fuori un centrino, neanche ben ricamato, ambiguo, presuntuoso e rissoso: un centrino su cui si poteva solo posare la bottiglia del rosolio, come facevano le anziane signore d’un tempo.
Il Gruppo di “Italia Viva” e quello di “Azione” – che facevano capo rispettivamente a Renzi e Calenda, contro il “campo largo” proposto dal PD di Enrico Letta – s’erano presentati alle elezioni del settembre del 2022 uniti tra loro.
Il risultato è stato abbastanza deludente. Gli elettori hanno preferito premiare il Centrodestra.
Le ulteriori successive tentazioni verso il “campo largo”, come strumento di conquista, a prescindere dal progetto politico (un patto elettorale che preveda che tutti siano uniti contro qualcosa non può essere un progetto politico), hanno inoltre messo a dura prova la loro chiarezza e la loro moderazione.
Italia Viva ed Azione, da ago della bilancia, come pretendevano d’essere, si sono trasformati nella figura retorica dei “ladri di Pisa” (litigavano di giorno per ritrovarsi insieme la notte impegnati in inconfessabili imprese).
Poco utili, dunque, come riferimento di moderazione e di responsabilità, perché la politica pensata come strumento di conquista è ciò che caratterizza il pensiero autoritario, dividendolo dal pensiero democratico e liberale.
Il cambiamento utile non può realizzarsi con coloro che, senza chiarezza, indugino nelle scelte, col pensiero del … mi si nota di più stando dentro o stando fuori (come Nanni Moretti in Ecce Homo).
Non c’è via di mezzo tra lo stare fuori dal “campo largo” ed il ritrovarsi a fianco del massimalismo della Schlein, della confusione populista di Conte, e dell’estremismo di Fratoianni e Bonelli.
Dall’altra parte del “campo largo”, pertanto, c’è solo il Governo che non si limita al dire di voler fare, ma che, invece, agisce e fa.
Lo dicono gli indicatori economici dell’Italia e l’ampio credito conquistato.
C’è un Governo, infatti, che ha guadagnato attenzione e voce in Europa, ottenendo anche una Vice Presidenza esecutiva nella Commissione Europea.
Un Governo che riesce a rispettare il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), con risorse economiche necessarie per colmare il deficit strutturale e per recuperare le potenzialità produttive dell’Italia.
C’è un Governo che si è attivato a raddrizzare la barra del timone verso gli obiettivi di:
– crescita (fenomeno capace d’allentare la spirale del debito);
– sicurezza (per restituire serenità ai cittadini);
– equità (per ricreare l’equilibrio tra i diritti ed i doveri);
– giustizia (perché ridia certezza nel perseguire tutti i reati e perchè sia al di sopra delle parti);
– lavoro (perché sia il principio della libertà, della indipendenza e della dignità dell’uomo):
C’è un Governo impegnato a ricreare il clima in cui:
1) siano gli individui e le famiglie ad essere i protagonisti della coesione civile e sociale dell’Italia e dell’Europa;
2) la questione migratoria, affrontata in sede comunitaria, punti a regolarizzare gli ingressi ed a frenare l’avvertito fenomeno dell’invasione.
C’è un Governo attento a questioni di grande spessore civile, perché giustificare, tollerare, ed assolvere le illegalità, invece che scelte ideologiche, costituiscono complicità:
a) non si può pensare che ci sia chi provi a manipolare i minori;
b) non si possono sottovalutare i problemi di genere e quelli spinosi del patriarcato e della sottomissione femminile;
c) non si può tollerare la violenza sulle donne, compresa quella crudele e vigliacca delle orribili mutilazioni genitali sui corpi delle bambine.
d) non si può girare la testa dall’altra parte dinanzi allo schifo dello spaccio, al terrore del fanatismo religioso, alla viltà dello stupro e all’orrore dell’uso della violenza.
In Italia, mentre la sinistra alimenta intolleranza e violenza, sta crescendo la domanda di serietà e moderazione.

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