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CONFINDUSTRIA, GOVERNO E OPPOSIZIONE

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di Alessandro Roazzi

Non andrebbe sottovalutata la accoglienza della Meloni in Confindustria. Gli incidenti di percorso…non hanno inciso sul calore con il quale è stato applaudito il suo intervento che, francamente, non avrebbe dovuto destare entusiasmi.

Eppure è…il Governo e alcune battute meloniane non potevano non diventare musica per gli industriali: una per tutte quella sull’eccesso di green che finirà per deindustrializzare. Confindustria non è più la Confindustria che abbiamo conosciuto. Le sue lobbies sono i pochi giganti rimasti, il resto è un tessuto di PMI del Made in Italy votato ad andare avanti soprattutto con il fai-da-te.

Eppure su due parole…politica industriale si è riacceso un nuovo interesse, tanto da far usare alla Confindustria un termine dal vago significato religioso, ma non abusivo, come quello di comunità. Termine importante perché in esso si intravede anche un ritorno al ruolo dei corpi intermedi che l’autereferenzialita’ della politica ha trascurato colpevolmente.

Ma se il tentativo è di far ruotare sforzi, scelte e rapporti attorno al nodo della politica industriale, che ci azzecca il confidare da parte della politica avversa alla Meloni nel giustizialismo di ritorno al quale le opposizioni paiono affidare il compito di logorare il Governo di destra?

Nel frattempo la Confindustria sbatte la porta in faccia per l’ennesima volta al green estremo ed al salario minimo (anche se se la cava ricordando che i trattamenti previsti dai contratti sono…meglio, ma tace su come reagirebbero gli industriali nel caso ripartisse una forte e motivata richiesta salariale), ovvero liquida il pezzo forte del verbo economico della ex sinistra.

Se sul piano del Governo il favore alla Meloni si gioca allora sulle scelte reali a partire dalla manovra, su quello delle opposizioni finirà per giocarsi sulla capacità di reinventare una linea di politica economica nuova, magari riecheggiando qualche stimolo draghiano senza aggrapparsi allo sterile finora campo largo con la motivazione che serve unità ma per che cosa non si capisce.

Altrimenti resta il vuoto della contrapposizione fine a se stessa e naturalmente la speranza che sia qualcosa altro a mettere in difficoltà la destra. Troppo poco e forse anche poco dignitoso.

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