
di Giulio Galetti
Ogni squadra e ogni partito dispongono di un certo numero di Ultras e di Zeloti.
È un effetto collaterale del fanatismo che attecchisce su soggetto predisposti.
Le responsabilità della dirigenza è indubbia.
Si prendono le distanze, ma fanno comodo.
Nei partiti la responsabilità è particolarmente perniciosa, quando vengono usati gli Zeloti fedeli alla linea per asfaltare chi esprime un dissenso palese nei confronti della linea del “Capo” vissuto come una entità tautologica, indiscutibile e infallibile.
È quello che sta accadendo sui social a Marattin e ai trecento dirigenti di Italia Viva che hanno sottoscritto il documento che chiede un congresso plurale ed esteso per approvare (o meno) la svolta che Renzi ha dettato alle agenzie il 20 Giugno 2024.
I protagonisti di questo “affronto” sono stati presi di mira da commenti che vanno da “Traditore Prezzolato” a “Buffone Ingrato”.
Niente di nuovo per carità.
Non è una novità l’indifferenza della dirigenza di fronte a queste intemerate funzionali ad ammutolire il dissenso palese.
Capita anche a chi dirigente non è, e né mai lo sarà, come posso testimoniare in due occasioni diverse in cui ho condiviso le richieste di quanti non pensano alla liquidazione del Terzo Polo come a qualcosa di ineluttabile.





