
di Giuseppe Augieri
Leggo: « I macronisti sono “pronti a scendere a compromessi” con i socialisti per “permettere una coalizione” nell’Assemblea. Lo ha detto il deputato dell’area Macron, Jean-Rene’ Cazeneuve, invitando a “trovare un terreno comune” per “evitare la censura”. “Chiedo ai socialisti la responsabilità di consentire una coalizione. Siamo pronti al compromesso”. Ed anche: “Ci sono temi su cui possiamo lavorare insieme, ad esempio in materia fiscale”, riferendosi al tema “della condizionalità degli aiuti alle imprese”.»
Dopo il pasticciaccio dell’alleanza contro Le Pen, realizzato aggregando forze del tutto contrastanti tra loro in ogni campo, arriva dunque il redde rationem. Dovesse riuscire il tutto, ovviamente in maniera decente, mi unirei – ma solo in questo caso – ai peana su Macron: avrebbe bloccato la destra e assicurato comunque un governo alla Francia.
A quanto sembra, lo snodo sta nella partecipazione dei socialisti al Governo. Domanda: Per il valore politico della loro proposta? Perché la Francia macronista si propone un’ipotesi di centro sinistra un po’ meno centrista nelle politiche sociali ed in quelle economiche? Oppure…..
Il dubbio viene dall’esame della situazione francese, quella che Bruno Le Maire, il ministro dell’Economia, proveniente dai ranghi del centrodestra e da sempre sensibile al tema del rigore dei conti pubblici, lascerà. Situazione che corre il rischio di assegnare all’esecutivo una reputazione decisamente opposta rispetto a quella della sbandierata “sobrietà finanziaria”. Ed infatti, Le Maire è corso ai ripari. Prima di dimettersi ha varato un piano di 10 miliardi di economie e di entrate eccezionali destinato a contenere il deficit pubblico al 5,1%, dopo la voragine dello scorso anno, quando la Francia aveva chiuso l’esercizio con un 5,5% capace di allarmare le agenzie di rating e tutto il mondo finanziario. Già. Perché da tempo, il debito pubblico francese ha superato le soglie simboliche del 110% del Pil e dei 3mila miliardi. E la situazione delle banche è, diciamolo con un eufemismo, difficile.
Si tratta di “trovare un terreno comune, che eviti la censura e permetta al governo di andare avanti”…. auspicando una apertura dei socialisti: che, detto in soldoni, significa – e lo dice Cazeneuve, e dunque Macron – “lavorare sia con i repubblicani e sia con i movimenti di sinistra esterni a LFI per trovare un governo”. Tutto dunque ancorato sul piano della strategia dei numeri, ancora una volta distante da quella delle azioni concrete. Quelle che devono affrontare cosa c’è dietro i gilet gialli, dentro le rivolte dei banlieue, nel fondo delle tensioni della middle-class.
Con la situazione economica appena descritta, mi risulta difficile comprendere quanto spazio potrà avere la realizzazione di welfare e di indirizzi di politica economica di ispirazione socialista o, più genericamente, riformista e progressista. Perché la situazione in atto – non è solo la grandeur francese ad imporlo – va raddrizzata. Tanto più se si considera la “buona” ed annosa abitudine di Parigi di formulare giudizi, spesso ben poco graditi, verso altre cancellerie considerate non in linea con le regole europee; e che ora è Parigi ad essere considerata “la malata di Europa”. E poi i problemi “interni”: con LFI (La France Insoumise, cioè “La Francia Indomita” abbreviata in LFI e costituente l’area più radicale della sinistra, che però in realtà ha deciso le sorti delle votazioni) che non trova di meglio che ipotizzare il “licenziamento” di Macron, impugnando l’articolo 68 della Costituzione, se non verrà indicato come Primo Ministro il suo rappresentante. Ma alla vigilia della convocazione di Macron dei partiti per questa nomina, il suo uomo di fiducia ha avvertito che “un governo con gli Insoumis verrebbe censurato in un attimo”. Perciò, in queste condizioni, “socialisti ed ecologisti devono scegliere da che parte stare”.
Bello, non c’è che dire. Comodo anche. E’ una proposta di sostanziale harakiri ai socialisti.
Ebbene, nonostante tutto, io credo che la sfida vada accettata e la partitta giocata fino in fondo.
E farò il tifo per due motivi.
Il primo. E’, quella francese, un’esperienza che alcuni, qui da noi, hanno glorificato nella sua parte iniziale: l’ammucchiata contro la destra. Chiedo di valutare anche però come poi se ne uscirà. Per quello che può valere l’esperienza altrui, che però vale. Perché, in fondo, mutatis mutandis……..
Il secondo. Se davvero i socialisti francesi, come viene loro richiesto, contratteranno – e qui è il nocciolo – un compromesso, e questo sarà decente, nel deserto di autentiche voci di sinistra che contraddistingue l’Europa si accenderebbe un faro. Che può fare da traino per altre esperienze.
Mi si dice spesso: non ci sono le gambe perché questo avvenga. Ma io accarezzo comunque questa speranza: che cioè proponendo qualcosa di autenticamente socialista, intorno ad una idea seria, si possa trovare motivo di aggregazione e lo stimolo per spingere intelligenze e culture riformiste vere a partecipare. Non fosse così, se fosse la mia non una speranza, non un’utopia ma solo una illusione, non c’è Kamala che tenga.
Spero che almeno questo, magari nascosto nel sottofondo dei nostri timori inconfessati, sia chiaro.





