di Giorgio Cattaneo
«Mi piace molto, lo rispetto molto: è un tipo di persona molto diverso, molto intelligente». In una intervista alla Cnn, Donald Trump si è detto «certamente aperto» ad offrire un ruolo nella sua eventuale amministrazione al candidato indipendente Robert Kennedy Junior, nel caso abbandonasse la sua corsa solitaria e gli concedesse il suo endorsement. «Sarei onorato di ricevere il suo sostegno: probabilmente gli affiderei un compito di governo». Si tratta solo di una boutade, dopo l’invito rivolto allo stesso Elon Musk, o c’è dell’altro? Sicuramente, Trump è rimasto spiazzato dalla doppia mossa dei dem: esporre dapprima il più facile dei bersagli, il decotto Biden, per poi cambiare in corsa e lanciare Kamala Harris a ridosso del voto.
Ottima scelta tattica: non dare all’avversario il tempo di scavare nel curriculum (non certo esaltante) della vicepresidente uscente. I suoi detrattori sono persino pronti a sostenere che abbia fatto carriera in magistratura anche grazie a favori sessuali, nientemeno. Come dire: possibili gossip in arrivo, formato spazzatura, tra gli immancabili colpi bassi della campagna elettorale? Probabilmente, ad allarmare Trump (che contro Biden avrebbe stravinto) sono gli ultimi sondaggi, gestiti e diffusi dai media a lui ostili: già strombazzano il sorpasso, incoronando la Harris con tre mesi di anticipo sul voto.
Tralasciando l’attendibilità dei sondaggi, comunque, Massimo Mazzucco avverte: «Trump sta davvero rischiando: anziché sfidare la mediocre Harris sul terreno politico, si sta limitando a insultarla». La candidata democratica, una figura piuttosto sbiadita e non proprio popolarissima negli Usa, ha finora incarnato il peggio della cultura “woke” predicata a Davos. Ha persino condotto un tour africano ricattando i governi del continente nero, ricorda Federico Rampini: la Harris ha vincolato gli aiuti finanziari all’adozione di legislazioni “gender fluid”.
Sul lato domestico, quindi, Trump può dormire sonni tranquilli: il suo elettorato tradizionalista sarà compatto e ancora più motivato di quanto lo sarebbe stato nel caso lo sfidante fosse stato il traballante Biden. «Il vero problema – dice Mazzucco – è sempre quel 10% di indecisi, che popolano i fatidici “swing States”, dove il voto è più mobile: alcuni Stati decisivi, come l’Ohio e la Florida, decidono volta per volta chi votare, senza lasciarsi incasellare ideologicamente in uno schieramento o nell’altro». Ecco perché, messo da parte Biden, anche stavolta la partita si giocherà al fotofinish.
L’eventuale super-contromossa targata Kennedy? Forse potrebbe risultare decisiva, tagliando le gambe al clan Obama che ha appositamente mandato al macello Biden in televisione per poi lanciare la Harris. Il figlio di Bob Kennedy è radicalmente contrario all’agenda del cosiddetto transumanesimo, a cominciare dal delirio psico-sanitario esploso nel 2020. Viene accreditato di un buon 10-12%, mentre un recente sondaggio gli attribuisce addirittura il 17% dei consensi: sarebbe un record storico, per il terzo incomodo, in un paese da sempre vincolato al più rigido bipolarismo.
Se i trumpiani sarebbero verosimilmente molto lieti di incamerare un alleato come il nipote di Jfk, quanti kennedyani accetterebbero di veder incorporato il loro campione nella scuderia del ruvido Donald, che strizza l’occhio anche all’elettorato più primitivo sul piano culturale? Attenti però a non lasciarsi ingannare dalle apparenze: l’attuale Trump, che recita la parte del suprematista (America First), in realtà viene dal partito democratico, di cui è stato un robusto sostenitore all’epoca in cui amava giocare a golf con il suo amico Bill Clinton.
Magistrale, Trump, nella sua capacità di incarnare gli umori profondi della provincia americana, pur essendo un miliardario newyorkese di formazione progressista. Gioele Magaldi, esponente del circuito massonico sovranazionale, l’ha definito “un Maverick istrionico, abilissimo nel gioco d’azzardo”. «Nel 2016 – ricorda Magaldi – il network della massoneria progressista mollò la “sorella” Hillary Clinton puntando proprio su Trump per un cambio di paradigma: recuperare sovranità democratica, ponendo un freno alla selvaggia globalizzazione neoliberista».
Domanda: lo stesso network starebbe ora chiedendo al “fratello” Robert di rinunciare alla sua corsa solitaria per dare una mano al “fratello” Donald? «Per il 2024 – profetizzò lo stesso Magaldi tre anni fa – il ticket Trump-Kennedy potrebbe essere perfetto». In effetti: il tandem con il coltissimo avvocato Kennedy (e con quel cognome, poi) disarmerebbe i propagandisti che tendono sempre a dipingere Trump come una specie di troglodita. Il vero tema sullo sfondo, come già nel 2016: restituire un orizzonte democratico, riesumare i diritti sociali ed esorcizzare l’incubo della guerra.
È solo un sogno, o c’è effettivamente della sostanza dietro le chiacchiere che avvicinerebbero Kennedy a Trump? Inutile fare i conti senza l’oste: cioè le invisibili “officine” dove nascono le vere decisioni. Nel 2021, preso atto che Corte Suprema non avrebbe accettato di indagare a fondo sulle contestazioni mosse da Trump riguardo al presunto abuso del voto postale, i suoi sostenitori occulti – dice ancora Magaldi – crearono una cabina di regia al di sopra della Casa Bianca: tante disposizioni firmate Biden sarebbero state suggerite, in realtà, dai super-massoni progressisti schierati con Trump.
Di fronte a certi passaggi, va da sé, è sempre consigliabile adottare l’occhio lungo della storia. Nel lontano 1975, il diktat della Trilaterale: ridurre libertà e democrazia in Occidente. Gli stessi “maghi neri” crearono la Cina post-maoista: efficientissimo colosso ultra-capitalista, dominato però da un’élite dittatoriale e incaricato di svuotare l’industria occidentale, delocalizzandola (prime vittime, gli operai e la classe media). Un’azione a tenaglia: completata nell’Europa del rigore con la gestione oligarchica dell’Ue e, nel resto del mondo, con le guerre dei Bush abilmente innescate dai terrorismi domestici, solo in apparenza “islamici”.
Nel 2008, comparve il super-diversivo: Barack Obama, un “prodotto” dal venerabile Zbigniew Brzezinski, sodale dell’intramontabile Kissinger. Parole d’ordine gonfiate come bolle di sapone (Hope, Change, Yes We Can). Operazione gattopardesca: infatti, nella sostanza, non è cambiato proprio niente. Le cose, semmai, sono ulteriormente peggiorate: ieri con il panico sanitario, oggi con la guerra. E riecco dunque Trump, nei panni di giustiziere: con accanto Robert Kennedy Junior? E nel caso, con quali azionisti-ombra? Di certo, gli eventuali Superiori Incogniti – molto ferrati in astrologia, come tutti i potenti – sanno che, proprio a novembre, Plutone farà il suo ingresso in Acquario. Traduzione: vent’anni di rivolgimenti epocali, di cui il pianeta avrebbe un drammatico bisogno.




