
L’inversione dei simboli, la derisione empia degli dèi, persino la fiamma di Olimpia, custodita nel tempio di Hera, non brucia nel cuore delle Olimpiadi di Parigi che sono l’Armaghedòn del woke.
Ieri, sul Nuovo Giornale Nazionale Shabbat Menkaura ha scritto: “Stiamo vivendo il Mondo Nuovo, quello nato quando il dito divino ha gentilmente spostato di pochi millimetri la testa di Trump. Il nostro cervello da ormai per scontato ‘che dovesse andare così.’ Ma, secondo me, molti personaggi ai massimi livelli erano stati rassicurati negli ambienti che contano che Trump non avrebbe in alcun modo potuto vincere le elezioni del 2024. Ovviamente senza particolari che diamine! Ammiccamenti, sorrisetti, paroline soffiate all’orecchio nei salotti al massimo livello tutti suggerimenti che il ‘programma’ sarebbe continuato come previsto perché Trump, in un modo o nell’altro sarebbe stato fermato. Poi il disastro cagionato dall’avvenuto miracolo, negato in maniera eclatante anche da uno dei soggetti sicuramente in prima linea nella questione, il Direttore del FBI. Ora che si fa, si va avanti con la guerra mondiale o no? Questo Medio Oriente lo facciamo scoppiare una volta per tutte? Nessuno sembra più saperlo. Dopo il 13 luglio siamo in acque misteriose e in un futuro ancora più incerto di prima, tanto che anche il più smaliziato dei timonieri, che potrebbe aver abbandonato le vecchie vie ben collaudate per percorrere rotte più furbe in vista di ciò che sarebbe dovuto accadere, si potrebbe oggi, per citare due città assolutamente a caso, ritrovare a Pechino invece che a New York”.
Mentre in Europa c’è guerra, dopo mezzo secolo di pace e mentre il Medio Oriente è sempre più in fiamme, a Parigi si celebra l’Armaghedòn del woke, la battaglia finale per ridurre l’Occidente ad una grottesca maschera di se stesso.
Persino la fiamma di Olimpia non risplende su Parigi.
La mongolfiera che ha sostituito il tripode non ospita il sacro fuoco di Hera.
La mongolfiera è il primo braciere nella storia delle Olimpiadi senza una vera fiamma. Il fuoco visto dal pubblico è in realtà un effetto visivo creato da una combinazione di flusso di luce e nebbia d’acqua.
La spiegazione dell’innovazione è ai limiti dell’assurdità ed evidenzia la follia entro la quale è piombato l’Occidente.
“Si tratta di un’iniziativa completamente nuova. Vogliamo creare le Olimpiadi più ecologiche e verdi, quindi abbiamo abbandonato l’uso tradizionale dei combustibili fossili a favore dell’elettricità, formando la ‘fiamma elettrica’ del braciere principale per queste Olimpiadi”, ha affermato Tony Estanguet, presidente del comitato organizzatore di Parigi 2024.
Il design del braciere principale, come quello della torcia, è stato realizzato da Mathieu Lehanneur. Nascosti al centro del braciere di 7 metri di diametro ci sono 40 faretti a led in grado di emettere 4 milioni di lumen, insieme a 200 ugelli di nebulizzazione ad alta pressione. Lo spruzzo controllato di nebulizzazione d’acqua e il potente flusso di luce creano l’effetto visivo di una fiamma dai colori caldi.
Estanguet ha spiegato che per ottenere l’effetto di accensione perfetto, quando gli ultimi tedofori, il campione olimpico francese di judo Teddy Riner e la campionessa di atletica Marie-José Pérec, hanno “acceso” il braciere principale la sera della cerimonia di apertura, lo staff dietro le quinte ha attivato simultaneamente le luci a led e gli ugelli di nebulizzazione, completando all’istante la trasformazione delle due diverse fiamme.
La fiamma si è fermata alla soglia del finto braciere.
Mentre Parigi diventa la capitale della follia woke, non mancano i segni di una guerra che si svolge sui media.
Open, testata creata da Enrico Mentana, che opera nell’ambito del programma di Meta teso a identificare la notizia false, ha concluso che quella di Parigi non era l’Ultima cena perché i personaggi a tavola erano più di tredici.
C’è da chiedersi come faccia un giornalista a essere al tempo stesso un censore per conto di una multinazionale, ma questo è un mistero italiano.
Tutto è Hollywood, tutto diventa una carnevalata per affermare un’ideologia malata che corrode l’Occidente alle fondamenta.
Nella categoria della box superleggeri femminile gareggiano Imane Khalif (Algeria) e Angela Carini (Italia). Imane Khalif – secondo quanto riportato dall’International Boxing Association nel 2023 – è biologicamente un uomo, in quanto l’analisi del DNA ha riportato la presenza di cromosomi XY e non XX.
Che importa? La mission di Parigi è affermare che ognuno può essere quel che vuole e che chi se ne accorge e grida che il re è nudo è da censurare.
Siamo oltre la dittatura. Siamo entrati in un manicomio che vuole ergersi a sistema.
Anche la dèa Sequana si è dovuta piegare alle esigenze del woke.
Sequana, nella mitologia gallica, è onorata come divinità della Senna e simboleggia la potenza e la vitalità del fiume che attraversa Parigi.
Senna deriva dalla radice *sen, che vuol dire antico e che fa della Senna il simbolo del fiume primordiale.
Come protettrice delle acque, Sequana simboleggiava la fertilità e la purificazione, qualità essenziali per i popoli che vivevano lungo la Senna.
Dato quanto si apprende sulla qualità delle acque del fiume che ora attraversa Parigi, la deà, ridotta a cavalcare un cavallo meccanico, ha rifiutato di intervenire.
Anche in questo caso la suggestione ha sostituito la potenza dei simboli.
La progettazione e la produzione del cavallo d’argento alto 1,80 metri è dovuta a Atelier Blam (sic!), uno studio di design e produzione con sede a Nantes.
Il costume del cavaliere è stato disegnato da Jeanne Friot e Robert Mercier.
Jeanne Friot si batte per una moda responsabile e neutrale dal punto di vista del genere, mentre Robert Mercier è uno specialista della pelle, avendo lavorato per case di lusso come Schiaparelli e Balmain. I due hanno collaborato per creare un’armatura in pelle riciclata.
Ci risiamo: di mezzo c’è il genere. Persino la dèa Sequana è stata piegata al gender fluid. Qui l’unico fluido è il genere, non l’acqua della Senna che, inquinata, mette in forse le gare di triatlon.
Nel frattempo Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, beccata in flagrante a censurare le foto all’attentato a Trump, ha dovuto ammettere l’”errore”.
L’intelligenza artificiale di Google e di Chat Gpt è arrivata a negare l’attentato a Trump derubricandolo a “fictional event”.
La realtà diventa finzione e la finzione diventa realtà.
Siamo di fronte ad un gioco satanico, dove la verità viene combattuta come menzogna e la menzogna diventa verità.
Poiché Trump non è morto, si nega l’evento, lo si cancella.
La verità è calpestata, la storia è cancellata, gli dèi sono derisi, il fuoco semprevivente di Olimpia, la fiamma di Hera, è sostituita dalla luce artificiale di led e da spruzzi di acqua vaporizzata.
Mentre in altre parti del mondo si consolidano tradizioni e identità, l’Occidente, per mano di un esercito di adepti del wokismo, sta implodendo su se stesso, travolto da una follia collettiva.
Nell’immagine: Salvador Dalì, Il sogno Americano.





