
“La cooperazione tra Italia e Cina, nonostante gli “shock” degli ultimi anni, ha un ampio potenziale, ma non si può nascondere il forte squilibrio nei rapporti commerciali. Vogliamo lavorare con le autorità di Pechino per un progressivo bilanciamento”.
Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in apertura del Forum imprenditoriale Italia-Cina assieme all’omologo cinese Li Qiang nella Grande sala del Popolo a Pechino.
I lavori hanno coinvolto, tra gli altri, l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti (Cdp), Dario Scannapieco, e il presidente dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), Matteo Zoppas. Presente anche la vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli investimenti di Confindustria, Barbara Cimmino, alla guida di una delegazione di 35 tra aziende e associazioni imprenditoriali. Da parte cinese, sono intervenuti il presidente di Bank of China, Ge Haijiao, e il presidente della Camera di commercio per l’import-export di macchinari e prodotti per l’elettronica, Zhang Yujing.
In tale occasione, Italia e Cina hanno sottoscritto un Piano d’azione per l’apertura di una nuova fase del partenariato bilaterale e altre sei intese, tra cui un memorandum sulla collaborazione industriale.
Il Piano d’azione, di durata triennale, è volto ad aprire una nuova fase del Partenariato strategico globale adottato nel 2004. Delinea meccanismi per rafforzare e rilanciare la cooperazione in molteplici ambiti di comune interesse, fra cui commercio, investimenti, tutela della proprietà intellettuale e delle indicazioni geografiche, agricoltura e sicurezza alimentare, ricerca e formazione, ambiente, cultura e turismo, contrasto della criminalità organizzata. In questo contesto vengono riaffermati principi condivisi quali l’importanza di assicurare che le relazioni commerciali siano equilibrate e reciprocamente vantaggiose, anche affinché le aziende possano operare a parità di condizioni in uno spirito di concorrenza leale e di libero commercio.
Il protocollo d’intesa sulla collaborazione industriale, firmato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal ministero dell’Industria cinese, è incentrato sul rafforzamento della cooperazione nel settore industriale. Prevede in particolare scambi di visite, maggiore condivisione di informazioni sulle rispettive politiche, regolamenti e standard tecnici, organizzazione di conference congiunte e reciproco sostegno alle aziende. È stato inoltre adottato un protocollo d’intesa in materia di indicazioni geografiche dei prodotti agricoli e alimentari. Il testo è volto a favorire il dialogo fra ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) e Amministrazione nazionale cinese della proprietà intellettuale (Cnipa) sugli aspetti regolatori delle indicazioni geografiche, tramite lo scambio di informazioni, la pubblicazione dei rispettivi elenchi di indicazioni geografiche e l’organizzazione di eventi e attività formative. Nello stesso ambito è stato firmato un protocollo d’intesa riguardante la collaborazione bilaterale in materia di indicazioni geografiche, intesa che ambisce a favorire la cooperazione fra il Masaf e l’Amministrazione statale cinese per la regolamentazione del mercato sul contrasto alla contraffazione nel settore delle indicazioni geografiche, tramite uno scambio di informazioni sui rispettivi quadri normativi, supportato dall’organizzazione di conferenze e attività formative.
Ancora, è stato adottato un Programma esecutivo di cooperazione nell’ambito dell’istruzione (2024-2027). Il testo delinea un programma esecutivo fra ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e ministero dell’Istruzione cinese in tema di formazione ed ampliamento della mobilità accademica. Il Piano d’azione sulla collaborazione nel campo della regolamentazione della sicurezza alimentare è invece firmato fra ministero della Salute e Amministrazione statale cinese per la regolamentazione del mercato (Samr), e prevede lo scambio di informazioni ed esperienze per migliorare la sicurezza delle catene alimentari. Infine, il protocollo d’intesa per la collaborazione in materia di protezione ambientale e sviluppo sostenibile. Si tratta di un’intesa fra il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) e il ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente cinese che ambisce a rafforzare la cooperazione bilaterale nei settori del cambiamento climatico, della tutela della biodiversità, dell’inquinamento e della formazione, incrementando le occasioni di dialogo e formazione e le attività congiunte.
“Sono molto contenta di vedere riuniti qui autorevoli rappresentanti di realtà italiane quanto cinesi. L’ampia partecipazione testimonia chiaramente l’interesse che tutti abbiamo a rafforzare il partenariato tra Italia e Cina”, ha detto Meloni in apertura ai lavori. “Per riuscirci – ha sottolineato la titolare di Palazzo Chigi – dobbiamo essere capaci di ragionare sui punti di forza e sui punti di debolezza, su quello che ha funzionato bene e su quello che ha funzionato meno bene. Credo che questo sia il luogo dove farlo, che questa sia una grande occasione per farlo con l’obiettivo comune di rendere le nostre relazioni commerciali sempre più eque e sempre più vantaggiose per tutti”. Per Meloni, gli antichi rapporti tra Italia e Cina “sono caratterizzati da una cooperazione economica e commerciale molto significativa”, con “una dimensione strategica che è importante coltivare soprattutto di fronte alla complessa situazione internazionale nella quale ci troviamo”. La premier ha fatto riferimento ai molteplici fronti di crisi nel panorama globale, su tutti l’aggressione russa in Ucraina, le tensioni nel Mar Rosso e alla “instabilità crescente” in Africa. “Sono tutte crisi che, rimettendo in discussione l’ordine internazionale basato sulle regole, si ripercuotono inevitabilmente anche sulla sicurezza e sull’integrazione economica globale”, ha osservato.
Meloni ha invitato a prendere atto del fatto che i dividendi della globalizzazione e della liberalizzazione dei commerci non si siano sempre distribuiti in maniera equilibrata tra le nazioni, sottolineando come questo scenario ponga “un rischio oggettivo in termini di sicurezza economica”. A ciò si somma l’emersione di “tecnologie dirompenti” quali l’intelligenza artificiale generativa, tema di un “molto proficuo confronto” con il premier Li Qiang. Le “nuove forze produttive” sono oggetto di un “vivace dibattito” anche in Cina, ha osservato la premier, ponendo l’accento sull’impatto dell’intelligenza artificiale (Ia) sulla produttività e sulla “creazione e distruzione potenziale di posti di lavoro”. Alla luce delle ricadute dell’Ia sull’occupazione, è necessario sviluppare “un ragionamento comune”, afferma dunque Meloni, secondo cui “sarebbe un errore” ignorare i crescenti rischi di polarizzazione e verticalizzazione della ricchezza associate dalla perdita di controllo umano in settori come la sanità, la sicurezza e la difesa.
È pertanto necessaria una “collaborazione costruttiva e molto trasparente”, unita al “rispetto dei principi di reciprocità e di parità di condizione, che da sempre costituiscono la chiave di volta delle relazioni tra nazioni”. È necessario adottare, nelle relazioni commerciali, decisioni che “non ci danneggi l’un l’altro” e che seguano alcuni principi di base, tra cui la facilitazione di una crescita del settore privato al riparo dei “sostegni a volte distorsivi della concorrenza”, secondo la premier. È necessario inoltre tenere presente l’esigenza della proporzionalità, “per far sì che gli strumenti della sicurezza economica non producano una compressione involontaria della libertà economica e commerciale, anche internazionale”. L’Italia è dunque pronta a collaborare, ma è “fondamentale che i nostri partner si dimostrino genuinamente cooperativi e che giochino secondo le regole”.
L’unica “vera collaborazione di lungo periodo”, per Meloni, si fonda infatti su scambi “leali, trasparenti e reciprocamente vantaggiosi”: le relazioni tra Italia e Cina si ispirano a tali principi e, nonostante gli “shock” degli ultimi anni, sono state “resistenti”. L’interscambio nel 2023 si è attestato a circa 67 miliardi di euro, “con un ampio potenziale ancora inespresso”. “Non possiamo ovviamente nascondere il forte squilibrio (nelle relazioni commerciali con la Cina) con un importante deficit per l’Italia”, che il governo italiano punta a orientare verso un “progressivo bilanciamento” lavorando di concerto con le autorità cinesi. “Sono convinta che il dialogo sul miglioramento delle condizioni d’accesso al mercato cinese e la tutela dei diritti di proprietà intellettuale possa produrre effetti ben più benefici di quelli che possiamo immaginare”, ha sottolineato. Una priorità del governo è quella di salvaguardare le eccellenze italiane nei mercati esteri: rafforzare la cooperazione economica significa promuovere anche gli investimenti diretti in entrata e in uscita “trasparenti e sostenibili che garantiscano ricadute positive in termini di posti di lavoro, di qualità e sviluppo dei luoghi che li ricevono”.
L’Italia, in ultima analisi, punta a “forme virtuose di partenariato con società straniere”, soprattutto perché il Paese è uno dei pochi “in grado di offrire una capacità di filiera, dal design alla componentistica passando dalla manifattura”. “È importante che anche il mondo imprenditoriale cinese sia cosciente dei vantaggi comparativi, delle regole del mercato italiano, di quanto sia oggi dinamico e aperto ai buoni investimenti”, ha sottolineato Meloni. Da qui l’esigenza di riequilibrare gli investimenti del Paese asiatico in Italia, che “sono circa un terzo di quelli italiani in Cina, un divario che ci piacerebbe colmare nel modo giusto”, ha aggiunto. L’Italia è aperta al confronto con chiunque voglia incentivare occupazione e ricchezza, e il governo sta lavorando per rendere il Paese una destinazione “attrattiva per le imprese globali”. Una condizione rilevante a tal proposito, secondo Meloni, è proprio la stabilità politica, che “consente di mantenere intatta la strategia ed è un valore aggiunto per chi riceve gli investimenti e per chi investe in una nazione”.
Il governo continuerà inoltre a sostenere con grande determinazione il comparto turistico, soprattutto alla luce “dell’avvincente testa a testa” tra Italia e Cina per siti patrimonio Unesco. Propositi condivisi dal premier cinese Li Qiang, il quale ha sottolineato che Pechino è disposta a lavorare con Roma per per rendere la cooperazione più “vibrante e sostenibile”. Li ha definito “proficue” le discussioni con Meloni, aprendo ad una rinnovata cooperazione con l’Italia per portare avanti “lo spirito dell’antica Via della seta”. Osservando come i due Paesi stiano diventando “importanti partner commerciali l’uno per l’altro”, il capo del governo cinese ha evidenziato l’importanza di trattarsi con “sincerità e onestà”. Il premier cinese ha ribadito che la Cina rimane aperta al dialogo con l’Italia e vuole agevolare gli investimenti delle imprese straniere, auspicando da Roma un ambiente imprenditoriale “equo e non discriminatorio” per le sue imprese. Il forum imprenditoriale, che si concluderà domani, prevede discussioni settoriali su: macchinari, automotive, logistica, settore agroalimentare, moda, energia e sostenibilità, finanza, settore farmaceutico e biomedicale.





