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ATTENTATO A TRUMP, UNA DONNA AL POSTO DI BIDEN, RIVOLUZIONE CHE SCUOTEREBBE IL MONDO

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di Giorgio Cattaneo
 
Attentato a Trump a parte. Stando a Joe Biden, che definisce Donald Trump “il mio vicepresidente” (al posto di Kamala Harris) e che fa impallidire il povero Zelensky chiamandolo addirittura “presidente Putin”, nulla vieta che – avanti così, di lapsus in lapsus – proprio il terribile capo del Cremlino possa essere inavvertitamente presentato, nei prossimi giorni, come il futuro inquilino alla Casa Bianca. Lo spettacolo offerto in mondovisione dal popvero Biden è ormai così imbarazzante che persino i big del partito – da Nancy Pelosi allo stesso Obama – parlano, apertis verbis, della necessità di sostituirlo, visto che fa ridere il mondo intero ogni volta che apre la bocca.
Menzione speciale, intanto, per i gmedia: anche loro si sono accorti, solo adesso, che era davvero il presidente degli Stati Uniti l’anziano smarrito che, già appena eletto, si inciampava ad ogni passo, dopo aver immancabilmente salutato l’amico immaginario. Velo pietoso, sui media mainstream: per quattro anni hanno finto di non vedere le gran dormite di Nonno Joe, regolarmente appisolatosi ad ogni consesso pubblico. E proprio le sue catastrofiche cadute restano leggendarie: è riuscito a ruzzolare ovunque (dalla scaletta dell’areo, dalla bici, dal palco d’onore di manifestazioni militari).
La vera domanda era: perché gli fanno credere di essere realmente il “commander in chief”, visto che ha l’aria di uno che non sa mai cosa gli stia succedendo? Risposta facile: dopo una “vittoria” elettorale (da barzelletta e con un curriculum-colabrodo come il suo, pieno di pagine oscure) era l’uomo giusto al posto giusto. L’esecutore perfetto, probabilmente anche inconsapevole, di decisioni maturate ai piani alti, a cura di personaggi che restano ben lontani dai riflettori. Uomini e donne senza volto, che organizzano crisi planetarie, intrighi a doppio fondo, colossali business e sempre nuove guerre.
A più di un osservatore è parso che la scontatissima débacle rimediata nel match televisivo con Trump fosse una mossa studiata: il pretesto per innescare lo scaricamento dell’ormai increscioso nonnetto. Passo seguente: la discesa in campo di una new entry clamorosa, capace – almeno sul piano emotivo – di riaprire una partita altrimenti già chiusa. Ed ecco quindi il festival del toto-nomi, come da copione: una rosa in cui, accanto all’eterno Obama (stavolta riciclabile come vicepresidente-factotum), spicca un primattore come George Clooney, da sempre vicinissimo al sommo potere.
A farsi strada c’è poi una signora, forse l’alternativa politicamente più credibile: l’arcigna Gretchen Whitmer, governatrice del Michigan, distintasi per la spietatezza delle misure repressive introdotte nel 2020 con la motivazione dell’emergenza sanitaria. Lady di ferro, la Whitmer sembra avere i requisiti adatti per sembrare nuova, e – in quanto donna – per contrapporsi al grossolano machismo di The Donald. Ma questi ovviamente sono dettagli: panem et circensens, da distribuire ai tifosi che affollano il pubblico votante.
Poi ovviamente c’è la realtà, lontanissima dal teatro: c’è il dollaro digitale, destinato a soppiantare la moneta cartacea (così come l’euro digitale), nonostante i sogni dei trumpiani d’America e d’Italia, che attendono la nuova valuta dei BRICS basata sull’oro e propendono per la riscossa palingenetica dei Buoni, che immaginano segretamente alleati all’ombra dei palazzi di Washington, Mosca e Pechino. Sul tappeto resta il dossier Ucraina, pericoloso antipasto dell’immane scontro annunciato con il dragone cinese, una gigantesca creatura fabbricata negli anni ’70 dalle officine neoliberiste del clan Kissinger.
Lo spettacolo si fa addirittura spettrale se si guarda verso Gaza, o verso la deprimente Europa dei maggiordomi ciechi, sospinti rovinosamente verso una guerra suicida e in apparenza incomprensibile. Il pietoso cabaret della politica resta distante anni luce dalla profonda fattualità degli eventi e delle segrete cause che li generano, in un turbinare di leggende obbligatorie: il terrorismo climatico, la digitalizzazione autoritaria, la grande transizione (finanziaria) verso l’ignoto, in un mondo dove le grandi piramidi del potere usano ancora, come paravento, le bandiere nazionali.
Il balletto elettorale statunitense – magari con una donna, la Whitmer, al posto del “Caro Estinto” – non può raccontare nemmeno di riflesso la vera partita probabilmente in corso, e non da oggi, che oppone la filiera internazionale degli oligarchi alla fazione che combatte per far rinascere la democrazia, almeno come male minore. Entrambe le parti, dicono i bene informati, tengono gli occhi fissi sul cielo, sia sul piano aerospaziale (omini verdi) che su quello astronomico e astrologico. E pensano che a novembre, con l’ingresso di Plutone in Acquario, si aprirà un ventennio di stampo rivoluzionario, destinato a frantumare tutti i falsi paradigmi che gravano sul pianeta malato.
Che sia malatissima, la Terra, è fuori discussione: e alcuni, come i vulcanologi e i sismologi, temono che il pianeta possa avere la tentazione di scrollarsi di dosso i suoi parassiti inquinanti. Di sfoltimenti apocalittici hanno spesso parlato in tanti, dai reali inglesi ai tenebrosi estensori delle Georgia Guidestones, inquietante monumento che inneggiava al depopolamento planetario (un tetro altare, misteriosamente distrutto nel luglio del 2022). Se davvero l’avvento pluto-acquariano sarà rivoluzionario come si racconta, comunque, a saperlo sono entrambi i contendenti. E dunque: di che segno sarà, l’eventuale Armageddon prossimo venturo?
 
 

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  • Redazione

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