
di Carmine Paradiso
La Francia ha votato per le elezioni politiche, ora sta a loro risolvere i problemi interni, non ci riguarda… o forse si…, ma questo è altro discorso che non attiene a queste righe.
Invece, è utile tentare di svolgere qualche considerazione sui sistemi elettorali: proporzionale, maggioritario, doppio turno, ecc..
Qual’é il migliore che garantisca rappresentatività, compatibilmente con la governabilità?
Gli Stati di cultura anglosassone sparsi nel mondo, da UK a USA, da Canada a Australia e India, alla pletora di vecchie colonie e possedimenti inglesi, hanno adottato da secoli il sistema Uninominale Maggioritario Secco detto, appunto, “all’inglese”.
In UK il 5 luglio scorso è emerso un risultato certo, in tre giorni è nato il nuovo governo.
Gli Stati latini, diversamente, optano per sistemi a doppio turno, proporzionale, maggioritario corretto e via complicando.
Perchè esiste questa differenza che produce risultati profondamente differenti?
Perché, ad esempio, Italia e Francia sono di etnia Latina mentre gli altri Stati sono di etnia Anglosassone, eccetto l’india che, però, ha assorbito storicamente la scuola inglese.
Per noi Latini, 2 più 2 non sempre fa 4, siamo filosofi, sofisti, teorici, mentre per gli anglosassoni non ci sono dubbi sulla somma, 2 più 2 fa sempre 4, “deve” fare quattro.
La Storia millenaria ha creato queste forme mentali opposte e ogni tentativo di modificarle è operazione inutile. Tutto è leggibile ed interpretabile per il tramite della Storia, Magistra Vitae.
Il sistema inglese, che il 5 giugno 2024 ha fornito un esito certo e inequivocabile, costringe il partito vincitore ad operare senza alibi, equivoci, tergiversazioni, accordi sottobanco, apparentamenti, desistenze, confusioni o paranoie, cercando alleanze innaturali che confondano gli elettori, non consentendo di raggiungere risultati validi e apprezzabili, deludendo così i cittadini che potrebbero non comprendere il motivo per cui il loro voto venga di fatto “tradito”, seppure involontariamente.
Un esito incontrovertibile fa sì che, se il governo avrà ben lavorato, tra cinque anni verrà riconfermato, altrimenti cederà il passo ad altri, senza drammi e straccio di vesti, serenamente.
In tal modo cadono alibi, inutili polemiche e reciproco scarico di responsabilità, divenendo obbligatorio per il vincitore mantenere fede ai programmi, senza tergiversazioni o alchimie.
In Francia si prepara ora un futuro di grande confusione, che andrà solo a vantaggio della Presidenza della Repubblica, senza garanzie di certezze per nessuno, forse nemmeno per la stessa Presidenza, perché nessuno ha vinto, non avendo potuto l’elettorato fornire una risposta certa e chiara, nessun partito ha la maggioranza per formare un governo, la sbandierata vittoria fantomatica non è chiaro di chi sia appannaggio, visto che sono impossibili coalizioni omogenee.
Il Presidente Macron ha conseguito una vittoria di Pirro non a beneficio della Francia, ha giocato d’azzardo, ha vinto a suo modo, ha spaccato tutti i partiti, creando una situazione d’ingovernabilità, magmatica, di non facile soluzione, di grande destabilizzazione del sistema.
Non ha vinto nei numeri nemmeno egli stesso, ma di questo era ben consapevole ed è stato il motivo per cui ha indetto le elezioni, il Parlamento è bloccato, senza maggioranza.
La consultazione torna a favore di Macron, a “suo” favore non della Francia, che dovrà attendere un nuovo capo del governo frutto di compromessi, quindi debole, che i Francesi non hanno potuto eleggere a causa delle regole elettorali dagli esiti incerti e non di immediata leggibilità.
In conclusione, Macron non ha avuto un colpo di genio… o forse si…, ha solo sparigliato le carte a suo favore, qui sta la genialità, se così vogliamo definirla, impedendo un risultato inequivocabile per la governabilità dello Stato e per qualunque partito di destra o di sinistra.
Quindi, un risultato da antichi alchimisti, da Cagliostro del XXI secolo, che non aiuterà la Francia a risollevarsi e risolvere i suoi gravi problemi economici, sociali, europei e potrebbe creare disordini interni con le frange estreme dei partiti e nella stessa Commissione Europea.
La Cultura Latina ha colpito ancora in Politica, che non è Letteratura o Psicologia, ma deve basarsi su rigide regole matematiche perché la Democrazia è discussione, confronto, ma funziona solo se, dopo la pur preziosa e costruttiva dialettica, si passi alle decisioni operative senza equivoci o tergiversazioni.





