
di Nino Orlandi
Ieri il noto professor Walter Veltroni, a cui il Corriere della Sera ha affidato l’articolo “di fondo”, titola il suo articolo “La lezione riformista”, con riferimento alla vittoria laburista nel Regno Unito.
Giustamente Egli osserva che, se vuole vincere, la sinistra non può presentarsi agli elettori con il volto di Corbyn, che rassicurava solo i militanti, ma faceva fuggire gli elettori.
Bravo. Quello che non capisco è come mai il Corriere queste considerazioni le affidi a lui.
Non perché il suo babbo Vittorio fu colui che curò la coreografia della visita di Hitler a Roma, ma perché lui col riformismo c’entra come io con l’atletica pesante.
E neanche perché era dirigente del PCI, anche se ora dice che si iscrisse perché era anticomunista.
La ragione per cui Egli non può impancarsi a professore di riformismo sta nelle scelte che fece quando fu segretario dei DS: negare l’alleanza al PSI in difficoltà e concederla a Tonino Di Pietro, il boia dei socialisti.
Walter, puoi raccontarla a chi vuoi, puoi fare tutte le lezioncine che vuoi, puoi continuare ad andare in tv a presentare i tuoi libri in cui vuoi farti passare per un kennedyano infiltrato nel Partito Comunista Italiano, ma a me, a noi che c’eravamo, non la racconti.





