
di Alessandro Cavallini
Spesso viene utilizzata una parola per indicare l’essenza dell’attuale civiltà postmoderna: il nichilismo.
Con questo termine, che deriva dalla parola latina nihil “nulla”, si vuole sottolineare come oggi vi sia la tendenza a negare tutti i valori dei vari sistemi religiosi, filosofici e morali ancora presenti. In altre parole, si tende a negare qualunque prospettiva metafisica all’esistenza, riducendo quest’ultima a pura materialità priva di senso e/o significato. Eppure non è detto che l’ateismo sia la meta ineluttabile del nichilismo. Come diceva un antico detto buddista, talvolta è anche possibile trasformare il veleno in farmaco. E non è detto che il nulla per forza allontani da Dio, anzi.
D’altra parte, come ha scritto Giacomo Leopardi nello Zibaldone: “… il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla”. Posizione non molto dissimile da quella del grande mistico renano Meister Eckhart, secondo il quale se proprio dobbiamo parlare di Dio, non possiamo che definirlo come la negazione di ogni finitezza, cioè come un Nulla. Ed è proprio da quel Nulla che è scaturita la Trinità e la molteplicità del cosmo. Quindi come possiamo contemplare Dio, che per sua natura non è né questo né quello, nulla di tutto ciò che possiamo pensare? La via è una sola: svuotarsi da ogni pensiero, volontà, intenzione o interesse personale per giungere ad un distacco assoluto. Essere vuoti, essere nulla, questo è l’unico modo per costringere Dio a rivelarsi. Il distacco è l’unico metodo per arrivare a Dio che, essendo sopra di tutti immobile ed impassibile, rappresenta il distacco perfetto. Il distacco quindi realizza il Nulla divino, rendendoci partecipi dell’eternità.
Da questo punto di vista perciò l’attuale nichilismo potrebbe anche essere vantaggioso. Si tratta però di vederlo da un’altra prospettiva. Non più quella catagogica, verso il basso, che ci porta dritti verso le tenebre più oscure. Ma, al contrario, quella anagogica, che ci porta verso l’alto, direttamente verso la Luce. Un’impresa titanica, diranno alcuni. Ma d’altra parte i titani erano gli dèi più antichi, predecessori di quelli olimpici. E solo un ritorno all’Origine può salvare l’uomo dal vuoto cosmico della postmodernità, che niente ha a che fare col Nulla divino.





