di Bruno Chiavazzo
Invitato al Massachusetts Institute of Technology, il mitico Mit di Boston, per ritirare il prestigioso premio Miriam Pozen a lui assegnato, l’ex Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, dopo qualche mese di silenzio assordante, ha parlato della guerra in Ucraina e dei destini dell’economia globale.
“Accettare una vittoria russa o un pareggio confuso indebolirebbe fatalmente gli altri stati confinanti e manderebbe un messaggio agli autocrati che l’Ue è pronta a scendere a compromessi. Segnalerebbe inoltre ai nostri partner orientali che il nostro impegno per la loro libertà e indipendenza – un pilastro della nostra politica estera – non è poi così incrollabile”.
Per Mario Draghi, invece, “una vittoria dell’Europa significherebbe avere una pace stabile e la guerra in Ucraina ha dimostrato, come mai prima d’ora, l’unità dell’Ue nella difesa dei valori fondanti dell’Europa, andando oltre le priorità nazionali dei singoli paesi”. Una unità, ha continuato Draghi, che sarà fondamentale quando bisognerà ridisegnare l’Unione Europea per accogliere al suo interno l’Ucraina, i Paesi balcanici e i Paesi dell’Europa orientale e nell’organizzare un sistema di difesa europeo complementare alla Nato.
Parole nette e precise, com’è nel suo stile, che non lasciano adito a “distingui” più o meno interessati. Anche le conseguenze geopolitiche del prolungato conflitto al confine orientale dell’Europa, secondo Draghi, non saranno indolori, ergo è necessario prepararsi seguendo tre direttive fondamentali. Prima: l’Ue deve essere disposta a rafforzare le proprie capacità di difesa militare. Seconda: l’Ue deve essere pronta ad iniziare un viaggio con l’Ucraina che porti alla sua adesione nella Nato. Terza: organizzarci per un periodo prolungato in cui l’economia globale si comporterà in modo molto diverso dal passato, in quanto i deficit per i governi nazionali saranno sempre più alti.
Lo speech di Draghi a Boston ha avuto in Italia un’eco molto basso, i media hanno quasi silenziato le parole di colui che è stato il salvatore dell’euro. Il timore dei politici italiani è che Draghi possa moltiplicare le sue uscite pubbliche e scompaginare i giochetti interni tesi solo a mantenere lo status quo. Ho l’impressione che il mondo politico italiano racchiuso nel Raccordo Anulare non sia in grado di comprendere il nuovo corso politico-economico mondiale.
Inoltre le polemiche sull’attuazione del Pnrr che sta mettendo in crisi Palazzo Chigi che cerca di scaricare sul precedente governo Draghi, le proprie inefficienze e incapacità sia molto pericoloso. Draghi is back e basterebbe una sua intervista al New York Times o al Financial Times per mandare in frantumi lo story telling che Meloni e i suoi stanno cercando di propinare agli italiani.




