
di Giuseppe Augieri
Le ipotesi complottistiche non sono il mio forte. Anzi, fatte da altri, trovano il mio assoluto scetticismo. Appioppare a “grandi vecchi” e a manovre dietro le quinte tutte le malefatte del mondo mi sembra un modo comodo di dribblare i propri insuccessi e le proprie incapacità.
Ma io vorrei mettere in fila cosa sta uscendo fuori in questi giorni, ancorchè con qualche precedente illustre: uno stillicidio di “Amarcord” legati alla fine della prima Repubblica ed all’avvio della seconda. Anticipando la seguente premessa. Alla domanda “come mai solo ora, e tutti assieme, a confessarsi”, c’è chi, ed è un compagno che ho imparato a stimare, pensa che sia tramontata un’epoca e si veda l’alba di una nuova. Chi appoggiava “i cattocomunismi”, oggi appoggerebbe la risalita delle destre. La questione originerebbe da fuori Italia. I burattinai: sempre i soliti. Dunque avviso ai marinai: chi può, abbandoni la nave. Ed a me questa ipotesi fa tremare, non solo vene e polsi: cambiare il teatrini lasciando immutata la regia, con piccole variazioni alla trama e attori mediocri come quelli precedenti non è solo camaleontico, non è solo gattopardesco. Non resta tutto come prima: è peggio. E’ la conferma di un pericolo che si continua ad ignorare, pensando agli esecutori e non ai mandati. Chiusa la parentesi.
Dunque mettiamo da parte le ipotesi e rimettiamo gli orologi alle date richiamate recentemente.
Mani Pulite inizia nel 1992 e termina, nella fase più cruda, nel 1994 con Craxi ad Hammamet. Alla fine, spazzati via tutti i Partiti, tranne il PCI che, appena prima dell’inizio della strage, nel 1991, con la “svolta della Bolognina” diventa PDS. Il Senatore Pellegrino rivela che la cosa era stata più o meno orchestrata: con D’Alema che dice “Possiamo stare tranquilli, non se la prendono con noi” e teorizza che quella è la strada per andare al potere. E sembra sicuro di questo, perché è ciò che dice Violante: che – sempre Pellegrino – “era la voce della magistratura nel partito”. No comment.
Nelle elezioni del 1992, tuttavia, quasi a smentire D’Alema, il travaso di voti dalla DC e dal PSI al PDS non è come sperato. La Lega di Bossi beneficia delle perdite DC/PSI. Mani Pulite non ha completato la sua distruzione. “La Repubblica” (altro capitolo) imputa a una posizione ancora non chiara del PDS (alle elezioni alleato solo con Rifondazione Comunista) la mancata vittoria.
Alle successive elezioni del 1994 si va con la legge elettorale “Mattarella” (!!) che abbandona il sistema proporzionale: il premio di maggioranza porta al 75% i seggi della coalizione che ha avuto più voti. Insomma “chi vince prende tutto”. Chi vince? Ma se intorno all’unico Partito rimasto in piedi, il PDS, vi sono solo macerie….. Occhetto predispone la “gioiosa macchina da guerra” alleandosi con Partito della Rifondazione Comunista, Partito Socialista Italiano, Alleanza Democratica, Federazione dei Verdi, Cristiano Sociali, La Rete, Rinascita Socialista. E’ fatta. Ma esce fuori Berlusconi. Non farebbe paura, ma è meglio non fidarsi. Ecco dunque strane reazioni: per esempio Il 23 marzo due funzionari della DIGOS si presentano nella sede romana della neonata Forza Italia chiedendo, per conto del magistrato di Palmi, Maria Grazia Omboni, la lista dei candidati alle elezioni: contemporaneamente, a Milano, altri agenti prelevano l’elenco dei presidenti di tutti i club del partito. Sta di fatto che il progetto dell’ex PCI di andare al Governo fallisce.
Vince Berlusconi. Ruini “confessa” che poco dopo, Oscar Luigi Scalfaro lo invita a pranzo e chiede alla Chiesa di aiutarlo a far cadere il governo Berlusconi: aiutarlo, perché evidentemente già c’era qualcuno all’opera. “La nostra decisione di opporci a quella che ci appariva come una manovra, al di là della indubbia buona fede di Scalfaro, fu unanime” dice Ruini. Palla corta dunque: e così il 22 novembre 1994 è recapitato a Berlusconi un “avviso di garanzia” mentre presiede la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità transnazionale.
Per ora fermiamoci qui.
Oscar Luigi Scalfaro fu Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. Il 3 Novembre 1993, nel periodo più aspro delle carcerazioni e dei suicidi di Mani Pulite, a reti unificate, assistiamo ad un inaspettato suo discorso: “Non ci sto”. Sarebbe bene rileggerlo. Che si rivolgesse al SISDE non vi è dubbio: che si riferisse solo al mormorio di aver avuto a disposizione un “tesoretto” non l’ho mai creduto. Non sarò io ad affermare, non ho certezze, che fu lui a guidare quanto descritto, che si presenta come un colpo di Stato a tutti gli effetti. Ma questo va accertato, inutile restare alle ipotesi. Sicuramente però la sua funzione di garante della Costituzione è stata del tutto disattesa. Qualcosa di immensamente grave. Perché, da allora, questa carenza resta.
Ed allora sorgono due domande.
1) Dopo Pellegrino, il silenzio stampa sulle “confessioni” di Ruini sembra continuare. Perché? Chi è che non vuole che se ne parli? C’è bisogno di sapere. Non per una “vendetta politica” e né per giudizi postumi che non servono a nessuno ed a nulla. Ma l’esperienza si. Questa vicenda è tutta interna all’Italia o no? Capirlo significa anche verificare quali debolezze vanno eliminate.
2) Visto lo spiegamento di forze, e la potenza di fuoco sugli avversari, Berlusconi è riuscito da solo ad opporsi? O c’è stato chi, dietro di lui, lo ha rafforzato al punto di vincere quanto meno la prima, ma decisiva, battaglia? Ed, ancora una volta, è tutto di provenienza italiana?
So che alcuni esponenti di spicco dell’attuale maggioranza stanno predisponendo qualcosa per sollecitare ad avere più chiarezza.
Non accetto che questa iniziativa sia lasciata nella mani della destra. Provo vergogna. Non ci sto.
L’intera vicenda ha letteralmente fatto strage del riformismo: del fare, delle politiche. Le vittime di questo che ci si sta raccontando siamo noi, non solo come Socialisti o Democristiani o area laica, ma come portatori di una idea che pure aveva dimostrato, anche in Italia, di essere vincente. Ma soprattutto socialista nel pieno del termine. Che balbettiamo a fare di Bad Godesberg, che ci piangiamo a fare addosso se non riusciamo neanche a chiedere di fare chiarezza su chi e cosa ha straziato i nostri ideali ed ancora li sta seppellendo, e lasciamo l’iniziativa ad altri? Non avvertiamo il bisogno di farci restituire anzitutto la dignità?
Non sono in grado di farlo io: ma chiedo a chi sa e può farlo che venga predisposto un documento di tutti i Riofrmisti, inviato formalmente al Ministro della Giustizia perché si impegni – avendo avuto notizia di reato – a promuovere passi giudiziari concreti; alla Premier Meloni perché faccia avviare una indagine parlamentare; e infine a Mattarella, garante della Costituzione, del rispetto della tripartizione dei poteri, “Capo” della Magistratura, per chiedere di utilizzare appieno questi suoi poteri. C’è un puzzo di lercio che va oltre il Nenniano “tintinnar di sciabole”. Il “tintinnar di manette”, in questo quadro, non è da meno. Non ci si può turare il naso.
Un documento, ma un empito morale. La firma mia c’è.





