
di Sergio Pizzolante
Volevo trovare le parole e non le trovavo. Le ha trovate Mattia Feltri.
Parlo della parola diritto, non della parola aborto. Io sono favorevole all’aborto.
Fossi stato in Parlamento allora lo avrei votato. Fossi stato un elettore allora avrei votato il referendum.
Metto il radicale Pannella e il socialista Fortuna fra i miei miti di sempre.
Però la parola diritto associata alla parola aborto non mi ha mai convinto, non riuscivo a pronunciarla.
Una certa sinistra che parla di diritto all’aborto non mi piace.
Una certa sinistra che assegna alla Magistratura il potere di garantire i diritti, ad iniziare dall’aborto, non mi piace.
Sono associazioni sbagliate, sono responsabilità improprie, sono poteri, nel caso della Magistratura, impropri. Pericolosi anche.
Il diritto è una facoltà individuale che vale per tutti. E’ diritto se vale per tutti.
La donna, secondo me, ha la facoltà, la libertà, di decidere del suo corpo.
Lo Stato ha il dovere di aiutare la donna ad esercitare questa libertà in sicurezza, in salute, con dignità.
Ma dire diritto all’aborto è sbagliato, perché, appunto, come dice Feltri, altri allora potrebbero rivendicare il “diritto” di esser padri o di nascere.
Sarebbero diritti confliggenti. Quindi non più diritti. Libertà si. Diritto no.
Sembra non ci sia differenza, invece la differenza è enorme.
Vale sempre, per tutto questo proliferare di “diritti”.
La sinistra dei diritti e’ la sinistra della confusione.





