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NONOSTANTE “URSULA”

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di Angelo Giubileo

Sarà che lo shock non è stato e non poteva essere assorbito in tempi così rapidi, ma è fin troppo evidente che il progetto tecnico e l’idea tecnica dell’Ue sono definitivamente morti e sepolti.
Anche a  urne ancora non chiuse, e mi riferisco in particolare all’Italia, i dati degli exit pool diffusi per i Paesi – a quel momento egemoni – di Francia e Germania hanno confermato che la crisi del modello Ue fosse, è stata ed è irreversibile.
A spoglio delle schede appena intrapreso, la Presidente della Commissione Ursula von Der Leyen ha annunciato che la sua maggioranza aveva retto e che quindi sostanzialmente da oggi nulla sarebbe cambiato.
Ma sappiamo tutti che non è così; perché il modello dell’Ue, come validamente e altrettanto efficacemente dimostrato, è un modello che, dal punto di vista della decisione politica, richiede maggioranze unanimi o fortemente qualificate dei capi di stato e di governo che formano l’organo politico della Commissione. A cui il Parlamento fornisce, per così dire, solo un supporto tecnico. E quindi, dati i risultati politici di ieri, sappiamo oggi che in tutta Europa il vento di destra ha soffiato e soffierà nel prossimo futuro probabilmente ancora in maniera forte e decisiva.

Così che, quanto alla decisione politica, la tecnica e i numeri attuali del nuovo Parlamento conteranno poco o nulla; tanto che, presumibilmente, potrebbe ora bastare il veto di un paese non egemone e non allineato alla maggioranza “Ursula” per bloccare ogni decisione politica. Considerato pertanto che l’esito delle elezioni politiche nei 27 paesi UE è oggi capacissimo di ribaltare ogni maggioranza politica contro la maggioranza tecnica dell'”Ursula”, che mette insieme necessariamente popolari e socialisti, dal 1979 a oggi.

Negli ultimi trent’anni, L’Ue è stato soltanto un fenomeno di mercato che, dal punto di vista politico, si è astenuto dal prendere qualsiasi decisione nel merito affidandosi al potere dei grandi banchieri internazionali. La decisione politica degli Usa di “esportare la democrazia” – e quindi, sostanzialmente, esportare la guerra nei paesi “nemici” (occorrerebbe che tutti rileggessimo Carl Schmitt) – ha avuto l’effetto di reintrodurre due volte la stessa guerra anche in Europa, all’inizio nell’ex Jugoslavia e ora, infine, in Ucraina.

La volontà preelettorale di Macron e di Scholz di schierarsi apertamente per un sostegno militare e armato dell’Ue in Ucraina è stata sonoramente sconfitta dalle urne.

Il modello Ue dei banchieri e dell’esportazione della guerra – che una volta era soltanto guerra di confine – ha fallito ed è fallito. Nonostante “Ursula”.

 

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  • Redazione

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