
“Tutta l’Europa è minacciata dalla Russia, la posta in gioco è altissima”.
Lo ha detto Joe Biden in una conferenza stampa a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron ringraziando “gli alleati europei” per il lavoro svolto finora ed il sostegno all’Ucraina.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha reso omaggio a Joe Biden lodando la “lealtà” di un partner che “ama e rispetta gli europei”.
“Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per quello che vogliamo rilanciare sul piano economico, grazie di essere presente su tutti questi temi”, ha detto Macron rivolto al presidente Usa.
Teatrino di pessima fattura, in quanto, come scrive Atlantic Council, secondo Léonie Allard, ex ministro delle Forze armate francesi, i due paesi divergono ancora su due grandi questioni: il ruolo dell’Unione europea nella sicurezza transatlantica e la definizione del rapporto NATO-Ucraina.
La Francia ha sostenuto la sua visione di “autonomia strategica” e sostiene l’adesione dell’Ucraina alla NATO, mentre Biden ha affermato di “non essere disposto a sostenere la NATOizzazione dell’Ucraina”.
Il Consiglio del Nord Atlantico o Consiglio Atlantico, in lingua inglese North Atlantic Council, è il principale organo decisionale politico che regge l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord e il fatto che scriva, con un neologismo orribile, ma che rende bene l’idea, che Biden ha affermato di “non essere disposto a sostenere la NATOizzazione dell’Ucraina”, significa che una delle questioni più importanti del rapporto con la Russia è stato superato, o così sembrerebbe.
Difficile capire per quale motivo il Napoleoncino francese insista su una questione che è alla base del conflitto mentre gli Usa sembrano aver recuperato la ragione.
Il novello Napoleone di Francia, cacciato miserevolmente dal Sahel, persa la Francafrique, ora si inventa la “Brigata francese”, con un colpo da teatrino che dovrebbe far pensare che 4.500 francesi andranno in Ucraina. Il fatto è che l’annuncio del 6 giugno riguarda l’impegno ad
addestrare 4,500 ucraini, per aiutare Kiev a combattere.
Propaganda di quarta serie è comunque, propaganda, con l’occhio rivolto alla ricostruzione.
Macron bluffa sulla Brigata francese, ma non bluffa quando pensa agli affari. Ieri, infatti, con
Volodymyr Zelensky ha annunciato l’invio di Mirage 2000-5, aerei da combattimento francesi, per permettere all’Ucraina di proteggere il proprio spazio aereo, ma con l’occhio al business delle armi che vedrà, anche se si arriverà ad una trattativa o comunque a un cessate il fuoco, la necessità di garantire una forza aerea all’Ucraina a difesa del suo spazio aereo.
Meglio portarsi avanti e fare concorrenza all’America, alla faccia di Biden, posizionandosi in anticipo per la fetta di armamenti che sarà assegnata nella ricostruzione dell’Ucraina.
E, infatti, guarda caso, di ricostruzione si parla. La ricostruzione si analizza e si progetta.
Funzionari governativi, leader aziendali e membri della società civile si riuniranno a Berlino nei prossimi giorni per un’importante conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina.
Avranno davanti il progetto di cui hanno bisogno, per gentile concessione di John E. Herbst, Olga Khakova e Charles Lichfield, che quest’anno hanno trascorso del tempo in Ucraina studiando questo problema.
Dare priorità alla ripresa economica dell’Ucraina è cruciale quanto la difesa, dicono, non solo per la prosperità futura ma anche per rafforzare lo sforzo bellico fornendo fondi, risorse e motivazione aggiuntivi. La strada è lunga e costellata di sfide economiche, sociali e di sicurezza energetica, ma i nostri esperti sono all’altezza del compito.
Chi volesse leggere il rapporto lo può fare al link:
https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/report/reconstructing-ukraine-at-war-the-journey-to-prosperity-starts-now/?mkt_tok=NjU5LVdaWC0wNzUAAAGTl1nfCbxyfWEzZ5IrmBWSRy17ht5-sqY9UQKk4cmHfFFJ6ctdRlryOUjDdZF1ZajM0ox5MAG6DdHR7BPcLvVwKb-uHMTOWHa1WHN8BRnlde__
Il rapporto è il frutto di un viaggio in Ucraina che si è svolto nel febbraio 2024 da parte dei ricercatori del Global Energy Center e del GeoEconomics Center dell’Atlantic Council.
“Questo rapporto – scrivono gli autori nella presentazione – fornisce un’istantanea della situazione economica, sociale e di sicurezza energetica sul campo, cogliendo le principali sfide e opportunità per sostenere la sopravvivenza dell’Ucraina e costruire un futuro più prospero. Esplora inoltre come il Paese può contribuire in modo significativo alla crescita economica e all’autonomia strategica dell’Europa in generale attraverso l’innovazione, la sicurezza energetica, la decarbonizzazione e le catene di approvvigionamento diversificate. Anche se la situazione cambia ogni giorno, questi punti chiave rimarranno pertinenti alle discussioni sulla ricostruzione per il prossimo futuro”.
“La nostra ricerca – aggiungono – si basa su più di trenta incontri tenutisi a Kiev nel febbraio 2024. Tra questi incontri con i livelli più alti dei ministeri responsabili della ricostruzione, influenti think tank, ambasciate occidentali, legislatori della Rada, giornalisti e leader aziendali. Questi incontri sono stati condotti secondo la Chatham House Rule (https://www.chathamhouse.org/about-us/chatham-house-rule). Il nostro viaggio è stato seguito da ulteriori visite in Ucraina da parte del Centro Eurasiatico del Consiglio Atlantico nei mesi di febbraio e marzo. Dopo ulteriori ricerche e discussioni di follow-up con esperti, abbiamo riassunto la nostra analisi in questo rapporto del Consiglio Atlantico incentrato sulle raccomandazioni”.
Nel frattempo, mentre Macron cerca di rubare la scena, proponendosi come il salvatore e mentre c’è chi pensa al business della ricostruzione, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova al Forum economico internazionale di San Pietroburgo a margine della tavola rotonda “Policentrismo, l’ordine di un mondo futuro senza colonie né egemonie”, ha detto che la Russia manterrà aperte le linee di dialogo con le potenze nucleari, ma risponderà di conseguenza se gli Stati Uniti dispiegheranno più armi nucleari strategiche.
“Non abbiamo interrotto il dialogo con nessuno – ha affermato Maria Zakharova-. Non abbiamo tagliato i rapporti. Tra l’altro, non abbiamo tagliato i legami energetici. Non abbiamo interrotto le piattaforme di dialogo. Abbiamo sempre dichiarato che anche nelle situazioni più difficili c’è spazio per il dialogo… Pertanto, non ha senso chiamarci al dialogo, non lo abbiamo mai rifiutato”.





