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STORIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, UN RIPASSINO NECESSARIO

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di Giulio Galetti

Nell’80° anniversario del D-day si sono appalesate le truppe frignanti a reclamare il tributo che dovremmo indirizzare anche a Stalin, per il suo ruolo determinante nella vittoria sui nazisti.
Ebbene, ritengo che la loro sia una pretesa discutibile se non fuori luogo.
L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche stipuló con la Germania nazista il patto Molotov Ribbentrop, quando le mire espansionistiche di Hitler erano chiare a tutti con l’annessione della Cecoslovacchia il 15 marzo 1939. Nell’immagine si riporta la cartina allegata al profilo segreto che illustra l’intesa germano-sovietica sui confini lituani e polacco-tedeschi codificata nel protocollo Molotov-Ribbentrop.
L’accordo reca le firme di Josif Stalin e di Joachimvon Ribbentrop, in data 28 settembre 1939, tale carta integra un mese dopo quello che ipocriticamente venne fatto passare come «patto di non aggressione» firmato il 23 agosto 1939 tra il ministro degli Esteri sovietico Vjačeslav Michajlovič Molotov e l’omologo tedesco Joachim von Ribbentrop.
I pacifinti dell’epoca in Francia e Gran Bretagna, (partiti comunisti e in parte anche socialisti) furono in prima linea nel presentare l’accordo come un’iniziativa di pace e nell’accusare di bellicismo i governi di Parigi e Londra contro il blocco germano-sovietico.
Il patto prevedeva la non aggressione reciproca per 10 anni, ma aveva una postilla che non venne resa pubblica e che prevedeva la spartizione della Polonia (il granaio d’Europa) tra Hitler e Stalin. Attraverso questo patto Hitler fu libero di attaccare a nord e Ovest: Norvegia, Belgio e Danimarca dando il via alla II Guerra Mondiale.
La realtà dei fatti é che tra Berlino e Mosca vi fu in realtà una vera e propria alleanza strategica e politica, militare e ideologica.
Una pagina di storia che inchioda Stalin alle sue responsabilità. Senza il suo avallo non ci sarebbe stata la II Guerra Mondiale, in quanto Hitler non possedeva nel 1939 forze sufficienti per sferrare l’aggressione in Polonia e poi verso Ovest: Belgio e Danimarca,  cui seguí quella della Francia.
Poco dibattito e nessuna voglia di formulare analisi da parte dei comunisti dell’epoca e anche dei loro figli e nipoti.
Ecco perchè è necessario fare un ripassino:
parata militare comune russo-tedesca a Brest-Litovsk (settembre ’39);
gli auguri di Hitler per il compleanno di Stalin (dicembre ’39: Stalin rispose riferendosi all’«amicizia russo-tedesca sigillata nel sangue»);
la scomparsa dai cinematografi russi del kolossal di grande successo Aleksandr Nevskij di S. Ejzenštejn, uscito alla fine del 1938 ma poi divenuto troppo antitedesco;
le conferenze di lavoro tra Gestapo e NKVD (la polizia segreta sovietica) dell’inverno ’39-40, per coordinare la repressione in Polonia;
le ripetute congratulazioni di Molotov in occasione delle vittoriose invasioni naziste in Europa; gli scambi di cortesie tra le rispettive marine militari operanti al largo della Finlandia;
la firma (gennaio 1941) di un altro protocollo segreto sulla Lituania, con compensazioni sovietiche in oro, l’offerta (tardiva) a Stalin di aderire all’asse Roma-Berlino-Tokyo, e la sua colpevole incredulità di fronte alle notizie che preannunciarono l’invasione tedesca.
Nel frattempo, centinaia di comunisti tedeschi e austriaci rifugiati in Unione Sovietica, tra cui molti dirigenti e quadri importanti, vennero consegnati in “omaggio” alla Gestapo: almeno ottocento, di cui oltre cinquecento con un’unica spedizione ferroviaria, nel febbraio 1940. Finirono tutti nei lager.
Le truppe tedesche invasero la Polonia il 1° settembre 1939, due settimane piú tardi, come convenuto, Il 17 settembre, l’Unione Sovietica invase la Polonia orientale, segnando il destino del Paese. L’ultima unità operativa polacca si arrese all’Armata Rossa il 6 ottobre.
E questo é quanto.

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  • Redazione

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