
di Paolo Raffone
In Italia siamo chiamati a votare per selezionare circa l’11% dei deputati del Parlamento europeo. Sono le prime elezioni europee che si svolgono in un clima di guerra. Sono anche le prime elezioni europee dopo il lockdown della pandemia da Covid-19. E ancora, sono le prime in cui la base elettorale di molti paesi è stata allargata ai giovani di 16 anni. Sono le prime elezioni europee che si svolgono in un momento di “smarrimento” della potenza egemone del continente, gli Stati Uniti d’America, e di evidente cambiamento degli equilibri di potenza nel mondo. La “nuova Europa” nata 80 anni fa per volontà americana sulle ceneri del nazifascismo deve uscire dall’illusione europeista degli anni ’90 e ripensare sé stessa. Mentre la vecchia “nuova Europa” sopravvive solo come appendice della NATO, non sarà il bellicismo francese, baltico o polacco a darle un’anima nuova. Senza il ritorno della Politica (la P maiuscola è voluta) si rischia di non avere più né la vecchia “nuova Europa” né l’Europa. Come vedremo nell’analisi che segue, il “vento è cambiato” con il ritorno delle destre conservatrici che avranno la responsabilità di costruire una prospettiva europea per l’Europa. Il loro fallimento aprirebbe scenari assai foschi. Per questo, le elezioni europee 2024 sono le più importanti della sua storia.
Sul totale di 720 deputati che compongono l’emiciclo i 76 rappresentanti nazionali italiani saranno divisi tra gli attuali 7 differenti gruppi parlamentari e tra i “non iscritti” e “non affiliati”. Dopo l’insediamento previsto il 16 giugno nulla osta ad una riconfigurazione degli attuali 7 gruppi attraverso la creazione di nuovi gruppi, apparentamenti, scissioni, espulsioni, e alleanze, ecc… Tra i gruppi che, secondo le proiezioni, saranno più suscettibili di riconfigurazioni si trovano il Partito Popolare Europeo (PPE) di centro destra e il gruppo centrista liberale Renew Europe. Resta il rebus dei gruppi della destra sovranista – il meloniano ECR accreditato di 86 seggi e il lepeniano ID accreditato di 68 seggi – che potrebbero formare un’alleanza parlamentare che forte di un fronte di 154 voti costituirebbe un blocco significativo. I deputati eletti che non sono iscritti ad un gruppo compongono lo spazio noto come “non iscritti” e “nuovi non affiliati”, che non avendo un gruppo hanno minore forza di incidere sui procedimenti parlamentari (inclusa la composizione degli uffici di presidenza, le commissioni e i comitati). Con le elezioni 2024 le proiezioni indicano almeno 59 deputati “non iscritti” e 58 “nuovi non affiliati”. Questi circa 120 deputati “liberi” sono il 17% del totale. Tra di essi si annidano anche molti partiti nazionalisti di destra espulsi dagli attuali gruppi (ad esempio, la tedesca AfD espulsa da ID e accreditata di 15 seggi, e l’ungherese Fidez espulso dal PPE e accreditata di 13 sui 21 seggi ungheresi). I deputati non iscritti e non affiliati sono tra i più corteggiati per racimolare i voti necessari a formare le maggioranze.
Per “l’investitura” della nuova Commissione servono almeno 361 voti. Semmai i 172 del PPE, i 130 del S&D e i 75 di RE votassero compatti ci sarebbe una risicata maggioranza “europeista” di 377 voti per l’attuale presidente della Commissione e autocandidata alla successione. Questa compattezza è cosa assai poco probabile perché è già noto che più di un terzo dei deputati di queste formazioni non voterebbe Ursula von der Leyen che raggiungerebbe un sostegno insufficiente di circa 250 voti. Se la distribuzione dei seggi sarà quella delle proiezioni attuali, un coordinamento tra i due gruppi delle destre sovraniste (ID e ECR) conterà 154 voti ai quali potrebbero essere aggiunti almeno 60 tra i non iscritti e non affiliati per un totale di oltre 210 voti (>30% dell’emiciclo europeo). Tuttavia, il corteggiamento dei deputati non iscritti e non affiliati e la decisione dell’ECR della Meloni riguardo al sostegno finora dichiarato a Ursula von der Leyen vedrebbe l’annunciato voto contrario dei deputati di S&D (130) raggiungendo l’insufficiente risultato di 266 voti[1].
Un po’ a spanne possiamo descrivere così l’orientamento politico dell’emiciclo europeo:
Europeisti di centro e centro destra (PPE+RE): 247 seggi (34%)
Europeisti socialisti (S&D): 130 seggi (19%)
Destre sovraniste (ID+ECR): 213 seggi (30%)
Sinistre e Verdi: 73 seggi (10%)
Misto: 60 seggi (8%)
Il dato che emerge è la frammentazione politica dell’emiciclo che impedisce la continuazione dell’europeismo ideologico dell’asse franco-tedesco, cioè dell’alleanza degli europeisti (PPE-S&D) che dagli anni ’90 ha retto le sorti del continente europeo e ha forgiato l’Unione europea. L’insieme teorico delle sinistre (30%) equivale a quello delle destre sovraniste (30%).
A fronte di questo scenario non si capisce il significato delle parole del presidente Mattarella che ha affermato che “con l’elezione del Parlamento europeo consacreremo la sovranità dell’Ue”[2]. Un risultato politico europeo che cade in occasione dell’ottantesimo anniversario dello sbarco in Normandia celebrato per la prima volta senza la partecipazione della Russia, ma che coincide con una decisa affermazione di tutte le destre europee nel voto per il Parlamento europeo e nelle elezioni nazionali (in Olanda i liberali hanno formato un governo con l’estrema destra, in Francia il partito della Le Pen ha il doppio dei voti di quello di Macron, in Germania l’ascesa dell’estrema destra di AfD mina la tenuta della coalizione federale di governo, in quasi tutti i paesi acceduti all’UE dopo il 2000 le destre e l’estrema destra si rafforzano). A ciò si aggiunge un quadro di instabilità che circonda l’Europa con due gravi guerre in corso, in Ucraina e in Palestina, e il rischio di possibile escalation.
Non sarà un ambiguo banchiere centrale (Draghi) oppure uno scialbo socialdemocratico (Letta) a dare l’indirizzo Politico che serve all’Europa. È il tempo delle scelte e del coraggio che dovrà guidare le decisioni delle tre donne che pesano per il futuro dell’Europa: Marine Le Pen, Giorgia Meloni, e Ursula von der Leyen.
[1] Tutti i dati delle proiezioni sono tratti dal Politico del 6 giugno: https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/
[2] https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2024/06/01/mattarella-con-le-elezioni-consacriamo-la-sovranita-dellue_3c5bf257-93d3-4008-b565-167e97783504.html





