di Paola Bergamo
ZIGZAGANDO TRA STORIA E MEMORIA, IL MIO 2 GIUGNO
di Paola Bergamo
Repubblica
Concetta in dolore
Non nascerà al vituperio
Sottoscrivente pace oltraggiosa
-Mortale peccato contro lo spirito-
Mercanti Parigi avidi pavidi
Disfida Provvidenza
Uomini volontà buona
Sé danna
Condanna figli dei figli
Nella Terra dei Morti
Anche i vivi risorgeranno
Condominii Plebisciti effimeri
Dei sopraggiunti a Gavignana
Contrastano natura millenaria problemi
Importa
Ignominia salute Europa
Liberatori riprendano Italia
Alpi Lidi africani
Vi accampino
Contro avvenire
Noi rispondiamo al futuro d’Italia
Obbedisco
Amen
(Mario Bergamo- III^ Pubbl. delle “Clandestine”)
E’ affascinate come anche i versi si rivelino messaggio e documento storico-politico, in questo caso, piuttosto duri. Sono quelli di un uomo che aveva amato la Patria più della sua stessa vita, rinunciando a ogni prebenda, fedele ai propri valori e ideali. Dopo gli accadimenti di questi ultimi giorni ciò mi porta a riflettere su quanto sia cambiato il nostro sistema di comunicazione anche politico tra video, gag & sketch che rasentano il trash.
“Repubblica concetta in dolore” è poesia-denuncia ma anche preghiera del decano degli esuli italiani in Francia, Mario Bergamo. Da Parigi la spedì al nostro Presidente De Nicola nel giugno del 1946 allegandovi anche la lettera che aveva fatto pervenire il 1 maggio 1946 al potente Ministro degli Esteri di Francia, Georges Bideault il quale sedeva alla Conferenza di Pace di Parigi. L’intento, con la lettera ma anche con i suoi numerosi articoli pubblicati nei quotidiani d’Oltralpe era di contribuire a far sì che l’opinione pubblica francese (la Francia aveva vinto la guerra) fosse un po’ più favorevole al nostro Paese. In ballo c’era anche la questione di Trieste.
L’Italia, invece, la guerra l’aveva perduta .
Nel suo “Elogio della discordia” ( Mario Bergamo – Parigi 1932) puntualizzò che “non v’è altra libertà che l’indipendenza” e queste sono parole di cui ognuno di noi dovrebbe far tesoro per quel che riguarda la propria persona, la propria nazione e su cui anche l’Europa dovrebbe riflettere guardando ad un proprio futuro.
“Concetta in dolore” fu la nostra Libertà, quella che si festeggia il 25 Aprile, e la nostra Repubblica che celebriamo il 2 giugno.
Se fu scelta scellerata il Fascismo, forse sarebbe potuto essere tutto diverso se si fosse “repubblicanizzato” il socialismo. Ma di fatto cosa fu il Fascismo? Fu un tentativo di sintesi come ritenne Mario Bergamo nella sua “Opposizione Storica” dove sottolineò quanta responsabilità del fenomeno radicasse nel pre-fascismo. E fu un tentativo di sintesi mal riuscito ché si concretizzò nella più grande tragedia per il nostro Paese.
Se parliamo ancora molto di Fascismo per nulla ci rammentiamo del pre-fascismo epoca che, per certi versi, ha sconcertanti punti di contatto con la crisi della nostra società e quotidianità. E’ la “questione sociale” a spiegare il perché del Fascismo e fu questa a permetterne l’affermazione. Il popolo ne fu in parte sorpreso e in parte se ne rese complice.
L’”Opposizione storica” per definizione antifascista, non fu solo lotta contro qualcuno e qualcosa, fu analisi e consapevolezza di ciò che era un popolo e di quelli che erano i suoi bisogni. Fu individuazione delle cause storiche del fenomeno che si affermò e proposta per la necessaria e possibile affermazione di un fenomeno storico sostitutivo tentando di indicare le condizioni morali e materiali.
Ora, come del resto allora, il problema sta nella necessità di superare il dualismo tra individuo e collettività intesa come popolazione (fatto fisico, atomico) e come popolo (fatto chimico, nazione). Se lo Stato, nella sua Carta Fondamentale tutela e promuove la realizzazione della persona, quindi di tutte le persone, non può che proporsi e riproporsi sociale cioè deve essere giusto. Lo Stato sociale giusto, politicamente consolidato, solitamente garantisce la libertà e presuppone una enorme necessità di Stato. Oggi noi assistiamo ad una continua erosione dello stato sociale e siamo a rischio frammentazione dello Stato sotto la spinta, piuttosto demagogica e frettolosa, di riforme che rischiano di depauperare anziché incrementare giustizia prosperità e crescita.
Il Fascismo fu senza dubbio scelta sbagliata ma l’Italia di allora, che era la “grande proletaria”, tra le più povere nazioni europee si affidò a quello che appariva un uomo forte. Mussolini si alleò alla Germania Nazista (probabilmente ritenendola una “scorciatoia”) che sembrava riuscire a conquistare, manu militari, l’Europa tutta.
La scintilla, che era espressione di un grave malessere sociale, si accese in Italia, e fu Fascismo ma quel malessere divampò in tutta la sua forza dirompente e distruttiva in Germania, e fu Nazismo. In quel cortocircuito si toccò l’abisso nella storia del ‘900 recependo ed elaborando anche la violenza delle Leggi Razziali che il Duce, il 18 settembre 1938, annunciò da Trieste.
Lo stivale mal indossato di chi, credutosi condottiero invece perse la guerra, infiniti lutti addusse alla propria gente, che, per liberarsi dal giogo della dittatura, affrontò anche l’esperienza lacerante di una dolorosa e cruenta guerra civile. Echi di quella tragedia talora, ancora, qua è la, si riescono a percepire.
Fu quindi devastante, doloroso e costoso recuperar noi stessi, donde è vero che fummo “concepiti nel dolore”, come i versi di cui all’incipit, ma alla fine riuscimmo a percorrere, anche se aiutati, la via democratica, rifondandoci come Repubblica. Non è possibile ripercorrere qui tutto quel lungo cammino ma certo il grande travaglio e la successiva rinascita è stata suggellata proprio nella nostra Costituzione, frutto di un grande e sapiente compromesso, espressione di desiderata conciliazione e riconciliazione. La nostra Costituzione è soprattutto splendida nei suoi Principi Fondamentali, di fatto universali e se oggi mostra più di qualche ruga, ha comunque assicurato 76 anni di convivenza civile nella libertà, permettendo quel grande progresso materiale e sociale che portò l’Italia tra le prime 7 potenze industriali mondiali.
Ma in sé, poiché bella ma non perfetta porta anche in sé il germe di qualche distonia, come quella che solitamente viene definita “Partitocrazia”.
La Carta Costituzionale ammette essa stessa la possibilità di apporre modifiche ma mi chiedo il senso di stravolgerne l’impianto mettendo a repentaglio quel sistema di check and balance che sta a fondamento e ha garantito per così tanto tempo il nostro stare insieme. La prima preoccupazione dei Padri Costituenti fu di impedire il minimo pericolo di qualsiasi deriva autoritaria. Una riforma costituzionale andrebbe comunque proposta di pari passo a una buona legge elettorale, quasi fossero un “combinato-disposto” finalmente restituendo all’elettore un vero potere decisorio piuttosto che certificatorio. Purtroppo è ciò che oggi avviene perché è nelle Segreterie e “Segrete” di Partito che vengono di fatto prese tutte le decisioni. Togliere liste bloccate e sbarramenti equivale a rivivificare la democrazia e potrebbe essere fonte di rimedio riportando alle urne quella moltitudine astensionista disaffezionata alla politica. Se il ruolo dei Partiti come del resto delle Associazioni è sancito per Costituzione va restituita importanza vera alla volontà popolare.
Se non si segue questa via la democrazia è più formale che sostanziale e l’auspicata ricerca di stabilità resterà uno slogan e una chimera.
Il 2 e 3 giugno1946 si tenne il referendum istituzionale con il quale gli Italiani decisero di abbandonare lo stemma sabaudo e scegliere il simbolo dell’Italia turrita, la Repubblica.
Questa sia perciò festa grande e nel giorno del 2 giugno nessuno tema Storia e Memoria ma ognuno faccia i conti con la propria Eredità. Io la mia so qual è.
Evviva la Repubblica!
Paola Bergamo
Venezia 31 maggio 2024




