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PENSIAMO ALLE COSE PIU’ SERIE

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di Massimo Carugno

Mentre il ministro Abodi, quello che si occupa anche di sport e arti pedatorie per intenderci, sta attuando un autentico piano Barbarossa cercando invadere il mondo del calcio con la istituzione di una sorta di cupola governativa destinata a dare la patente di buon andamento economico alle singole società sportive, su un altro fronte, dove invece il governo dovrebbe davvero intervenire l’abs non riesce a silenziare il forte sibilo derivante da una schiacciata di freni degna di Verstappen.
Parliamo della magistratura e del progetto di Nordio, auspicato da tutto il mondo riformista e garantista della politica italiana, di separare le carriere tra Giudici e PM per rendere finalmente terza l’accusa rispetto a chi giudica e di pari grado e dignità agli occhi del Giudice rispetto alla difesa.
Rumors dicono che le notizie, le bozze, i testi di legge e ammennicoli vari, trapelati e circolati nei giorni scorsi, sarebbero stati una sceneggiata propagandistica destinata a essere rimessa nel cassetto all’indomani del voto europeo.
Una dietrofront tattico, quello di Madame Giorgià, non tanto per fare contenti Elly e Giuseppi, sempre più arroccati l’una avvinghiata all’altro in una sorta di baccanale orgiastico di neroniana memoria sul fronte del giustizialismo più becero, piuttosto per una sorta di sudditanza psicologica nei confronti del IV potere costituzionale, indubbiamente il più letale di tutti.
Non certo per timore di qualche avviso di garanzia (per qualche suo ministro o dirigente di partito il rischio è però più concreto) ma probabilmente per tenersi buono il “partito” extraparlamentare più potente d’Italia.
Un po’ come facevano gli arbitri con la Juve ai tempi di Moggi.
Sai com’è non si sa mai si dovessero incazzare troppo.
Certo che quel povero Nordio lo stano graticolando un pochino troppo con quei tira e molla che sfiancherebbero un mulo arrampicato sullo Stelvio.
E così, mentre sui temi di un ammodernamento in senso riformista di uno dei più importanti sistemi costituzionali si tolgono le mani dalla pasta, si infilano in maniera pesante in quella di un forno con il quale Palazzo Chigi non c’entra un fico secco.
Questa non è una arringa difensiva per assolvere società sportive che con il virtuosismo economico fanno a cazzotti, Inter in prima fila, non è il tentativo farla fare franca a dirigenze che hanno le mani bucate come una fetta groviera.
È una questione di principio, e sappiamo che uno stato avanzato, quanto a civiltà giuridica, si regge sui principi e uno di essi è la autonomia dello sport.
Tant’è che contro questa idea di Abodi, tra l’altro anche sgarbata in senso istituzionale visto che non aveva avvisato nessuno e tanto meno aveva concertato l’iniziativa con le istituzioni sportive, non si è sollevato solo l’intero mondo sportivo nazionale ma anche quello europeo e mondiale.
Ma lui, con dietro Giorgia, va avanti pensando che cambiando nome, da Commissione ad Authority, sia sufficiente a far contenti tutti come se con il secondo scomparisse il fine.
Questa storia che il governo pretenda di controllare, con una sua autorità, l’andamento delle società sportive non ci piace perché non gli compete, mentre ci piacerebbe che il progetto Nordio di separare le carriere tra i giudici e PM non si fermasse proprio perché al governo compete eccome senza se e senza ma.
Togliamo le mani dalla pasta che non è nostra e andiamo a metterle in quella sul tavolo della nostra cucina che il forno è già bello che caldo.
E dai su.

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  • Redazione

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