
di Giovanni Bernardini
In occasione della giornata mondiale dell’ambiente siamo bombardati più del solito dalla propaganda “gretista”.
Val quindi la pena di leggere quanto afferma il professor Carlo Rubbia.
A scanso di equivoci, chi è il professor Carlo Rubbia?
Carlo Rubbia.
Dal 1960 svolge la sua attività di ricerca al CERN di Ginevra, il più grande laboratorio nel mondo per la fisica delle alte energie, di cui sarà poi Direttore generale dal 1989 al 1994, svolgendo ricerche inerenti alla fisica delle particelle elementari.
Dal 1970 al 1988 è Higgins Professor per la fisica presso la Harvard University. Dal 1997 è professore ordinario di complementi di fisica superiore all’Università di Pavia, nomina ricevuta per chiamata diretta per fama.
Dal 1986 al 1994 è stato il Presidente del Laboratorio di Luce di Sincrotrone di Trieste.
Dal 1999 al 2005 è presidente dell’ENEA.
Nel 2007 viene nominato membro Gruppo dei Consiglieri in materia di Energia e Cambiamenti Climatici, istituito dal Presidente dell’Unione Europea Barroso. Viene nominato Presidente della task-force sulle energie rinnovabili presso il Ministero dell’Ambiente dal secondo governo Prodi.
Il 30 agosto 2013 viene nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Come si vede il professor Rubbia non è un sovranista estremista, un “negazionista”, per usare una orribile parola oggi indebitamente usata. Si tratta di un uomo storicamente vicino alla sinistra e, soprattutto, di uno scienziato il cui valore non può essere minimamente messo in dubbio.
Il professor Rubbia non assume posizioni ideologiche, non nega il problema del clima ma invita tutti ad un approccio davvero scientifico allo stesso. E richiama tutti al rispetto dei fatti perché sono quelli, i fatti, i dati sperimentali, ad avere nella scienza l’ultima e decisiva parola.
Il professor Rubbia nega che negli ultimi 15 – 20 anni ci sia stato un aumento delle temperature medie del pianeta. Questo non esclude che nell’ultimo secolo la temperatura del pianeta si sia effettivamente elevata, anche se in misura ben inferiore a quelle strillate dai fanatici alla Greta, e non risolve ovviamente il problema delle cause di tale riscaldamento.
La sua parola dovrebbe valere qualcosa, di certo un po’ di più di quella di Greta Thunberg.





