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EUROPA SENZA IDENTITÀ ALLA MERCÉ DELLE IDIOZIE

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di Silvano Danesi

“Nella pratica della politica, la cosa più importante non riguarda ciò che gli uomini sono davvero, quanto quello che essi credono di essere”. [1]

Prendo a prestito da Pietro Mattonai (Domino 5/2023) la citazione di T.L.Studdard, storico Usa, per introdurre, tramite una domanda, una riflessione: “I popoli degli Stati che compongono l’Europa si sono mai sentiti europei?”.

La risposta è nella premessa necessaria che l’Europa è una penisola del continente Eurasia e che si è identificata grazie a quella cultura che oggi chiamiamo occidentale e che, come insegnano i meridiani, distingue un occidente dal proprio oriente.

L’asse è quello dei meridiani, non dei paralleli, cosicché possiamo (dobbiamo) considerare patria degli Occidentali anche l’antico Egitto, che tanto ha contribuito a determinare le caratteristiche della cultura greco-romana.

Occidentale è il cristianesimo, nonostante le origini medio orientali, in quanto si fonda su testi greci e sulla forma mentis greco romana.

Radici d’Europa sono la cultura celtica, quanto mai viva, e quella norrena. Radice d’Europa è la cultura basca.

Nelle radici d’Europa ci sono i portati delle invasioni kurganiche nei territori del neolitico della Dea Madre.

Tra i fondamenti d’Europa, così come la conosciamo, ci sono il Rinascimento e l’Illuminismo.

Potremmo aggiungere un lungo elenco, mettendo nello stesso la musica di valore universale, la pittura, la letteratura, la scultura, l’architettura, il teatro, l’arte in genere nelle sue varie espressioni.

A questa Europa hanno contribuito e contribuiscono popoli diversi.

Nel corso dei secoli i popoli, a causa di guerre e di conquiste, sono stati messi di volta in volta entro confini non naturali, così come è accaduto anche dopo la seconda guerra mondiale, allorquando i vincitori hanno tracciato con il righello confini statuali senza preoccuparsi dei popoli, delle loro tradizioni, delle loro radici.

I popoli, nella loro percezione di sé, si avvalgono di leggende fondative, le quali, per essere valide, hanno necessariamente radici mitologiche, opportunamente criptate, ma disponibili ad essere identificate.

I popoli hanno un inconscio collettivo che affonda le sue radici nelle profondità della storia.

L’Europa, dunque, è un insieme di popoli che hanno radici, cultura, leggende fondative, ma che non hanno, attualmente, una coscienza di sé come europei.

Il motivo risiede nel fatto che nulla è stato fatto per alimentare la conoscenza dei tratti comuni e si è costruita l’Unione Europea con una logica di mercato, senza che ci fosse e ci sia uno Stato, un Parlamento vero, un governo e, soprattutto, una volontà di riconoscere i valori comuni, sia pure nella diversità dei popoli che la compongono e che non sono disponibili a gettare alle ortiche le loro radici per accostarsi ad un laicismo materialista che ha adottato un’ideologia idiota, proveniente da oltreoceano e indotta dal capitalismo finanziario, il quale ha come obiettivo la eliminazione della storia e delle identità.

L’Europa è stata così ridotta alla mercé di leaderhip ectoplasmatiche che propugnano una sorta di paccottiglia ideologica ridotta, alla fine, in un ambientalismo di maniera, funzionale agli interessi del capitale finanziario e in un tentativo di impoverimento economico e culturale dei popoli europei. Vorrebbero anche strapparci l’anima (transumanesimo).

Il nostro occidente, ossia gli Stati Uniti d’America, sono in crisi di identità: non si sentono più lo Stato eccezionale chiamato da Dio a portare libertà e democrazia nel mondo e sono corrosi e fiaccati dalla idiotologia woke.

Il nostro oriente, al contrario, rafforza la sua identità.

I Turchi, come scrive Pietro Mattonai hanno il mito di una patria comune: la regione, più mistica che geografica, del Turan.

Erdogan, messa in disparte l’idea di un impero ottomano islamico, ha adottato la linea nazionalista del panturanesimo.

“Il panturanesimo – scrive Pietro Mattonai – è il movimento, prevalentemente, culturale e politico che afferma ed esalta quella che, con le parole dell’intellettuale della Crimea, Ismail Gasprinsky, è l’unità nella lingua, nel pensiero e nell’azione delle popolazioni turche”.

Citando Furio Jesi, Mattonai, parla di “macchina mitologica”[2], di “qualcosa che esiste in modo sostanziale nell’immaginario collettivo e che, attraverso questa sua funzione creatrice – mito poietica appunto – assume una forte valenza esistenziale e comunitaria”. (Domino 5/2023).

La Russia va in guerra per rivendicare il russky mir e si sente l’erede degli imperi di Gengis Khan e di Bisanzio.

Gian Marco Minardi, in un lucido saggio su Limes (4/2023) ci ricorda che nel 988 Vladimiro I il Santo si convertì al cristianesimo favorendo il “battesimo della Russia”, ma lo fece guardando a Bisanzio. “La Russia – scrive Minardi – deve quindi il suo essere cristiana a Bisanzio, non a Roma” e il legame, non solo storico, si rafforzò quando Ivan III sposò Zoe Paleologa, “figlia di Fomas, despota di Morea, fratello dell’ultimo imperatore bizantino Costantino XII Paleologo e quindi legittimo erede dell’Impero bizantino”.

“Gli elementi essenziali dell’impero bizantino, costituiti dalla struttura statale romana, dalla cultura greca e dalla religione cristiana trasmutano – scrive Minardi – nell’essenza dello zarismo: cesarismo romano, diciplina cristiana e sentimento nazionale”.

La Russia vive nell’idea organicistico-sacrale dell’impero.

Se allunghiamo lo sguardo verso la Cina, Xi Jinping ha rivendicato la storia dell’Imperatore giallo e, nonostante sia uno Stato comunista, ha pienamente alla sua base ideologica la dottrina confuciana.

In questo esordio di terzo millennio, all’oriente d’Europa ci sono nazioni che hanno una forte idea di sé, mentre gli europei continuano ad essere, nonostante tutto, prima italiani, francesi, tedeschi, inglesi, polacchi e via discorrendo.

L’Europa ha avuto periodi nei quali ha assunto un’identità non solo culturale: Impero romano, Sacro romano impero, Sacro romano impero romano germanico; ha avuto periodo nei quali ha avuto una cultura unitaria diffusa: cristianesimo, recupero rinascimentale della classicità, illuminismo, ad esempio.

Oggi l’idea di Europa si propone con le follie green del socialista Timmermans, con l’idiotologia gender, con la cancel culture delle élite debosciate assurte a leadership politiche, dopo essersi vendute al comunismo finanziario.

Un esempio di oicofobia, malattia grave delle menti europee, vien dalla Francia al grido di: «Cancelliamo i riferimenti alle feste religiose nel nostro calendario repubblicano: dichiariamo giorni festivi le feste laiche che segnano il nostro attaccamento comune alla République, alle rivoluzioni, alla Comune, all’abolizione della schiavitù, ai diritti delle donne e delle persone Lgbt».

A lanciare questa splendida idea identitaria è Éric Piolle, sindaco ecologista di Grenoble, il quale propone di abolire i riferimenti religiosi per sostituirli con quelli laici (chiamarli laici è un’offesa grave all’autentica laicità!).

Il 31 agosto 2015, Éric Piolle, esponente dei Verdi, rilasciò un’intervista al settimanale cattolico francese La Vie, spiegando fino a che punto il Vangelo fosse importante per la sua vita pur essendo non credente. «Non credo in Dio, ma sono un compagno di strada della Chiesa cattolica (…). Sono animato da valori umanistici e da una ricerca spirituale, in cui il Vangelo occupa uno spazio importante».

Ora lancia il messaggio di cancellare le radici cristiane della Francia figlia primogenita della Chiesa.

Non è la prima volta che Piolle si fa notare per le sue esternazioni woke. Nel giugno del 2021, ha accolto nella sua città il “mese decoloniale”, raduno “anti razzista” dove l’uomo bianco era sul banco degli imputati. Un mese dopo, nel quadro delle primarie per diventare il candidato degli ecologisti alle presidenziali del 2022, disse di essere «educato, rieducato, decostruito e ricostruito dalle lotte femministe» e di vergognarsi dei suoi “privilegi” di maschio bianco eterosessuale.

Se l’Europa, oltre ad essere una banca e un carrozzone burocratico, capace solo di vessare i popoli degli Stati che ne fanno parte, è anche preda di simili idiozie, che si accompagnano degnamente a tutta l’idiotologia woke, green, climaticamente corretta, che ha pervaso e corroso le menti delle élite assurte a leadership dell’Unione siamo fritti.

 

[1] Pan turanism in The political Science Rewiew, Vol. 11 1/2/2017

[2] Furio Jesi, Mito, Isedi

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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