
C’è tutta quello che si deve sapere in tre sottotitoli di agenzia: “Strappo di Conte in Puglia, M5s fuori dalla giunta”; “Schlein a Emiliano: Aprire un netto cambio di fase”; “Stizza nel Pd: non cavalchi la tigre” e” “Conte, ci prendiamo responsabilità per aiutare pulizia politica”.
Non ho il minimo dubbio che Giuseppe Conte non stia agendo per sussulti morali e che stia facendo un’operazione politica, la quale ha un senso preciso se Conte saprà andare fino in fondo.
Lo vedremo.
Giuseppe Conte non è grillino, non ha niente a che fare con il M5S di Grillo e di Casaleggio.
Giuseppe Conte è un uomo del Vaticano, educato a Villa Nazareth, messo in capo al M5S da mani accorte, al fine di normalizzarlo e riportarlo entro l’alveo del doroteismo democristano.
Cosa fatta.
Fino ad ora il M5S, democristianizzato, meglio: ridotto ad una corrente in parte dorotea e in parte gavianea, aveva accettato l’ordine di scuderia di stare assieme al Pd, dove i democristiani di sinistra (leggi Prodi, Mattarella), figli della Finanza bianca, stavano in sposalizio morganatico con gli ex comunisti della ditta di Bersani-D’Alema.
Il tema di fondo, a ben vedere, era: democristiani di qua e democristiani di là, in mezzo gli ex comunisti, tutti insieme per dare una mano ai cinesi, in pieno accordo con le idee di Prodi e di D’Alema e con quelle, anche, del Vaticano.
Poi è arrivata la Elly Shlein a portare il Pd su una deriva woke. La segretaria del Pd, come è noto, è ben voluta da George Soros, ha partecipato alla campagna elettorale dei Dem Usa.
Il 27 febbraio 2023 La Repubblica titolava: “Elly Schlein “l’americana” sui media stranieri: “L’anti-Meloni che lavorò per Obama”. E c’è chi la paragona a Ocasio-Cortez e a Corbyn”.
“Da El País al Guardian, dallo Spiegel alla Ap – scriveva Repubblica – curiosità per la prima donna alla guida del Pd. Tutti ricordano la sua esperienza nella campagna dell’ex leader della Casa Bianca. La versione italiana di Alexandria Ocasio-Cortez oppure di Jeremy Corbyn? I media stranieri si lanciano incuriositi nel ritratto di Elly Schlein, la vincitrice a sorpresa delle primarie del Partito democratico italiano. E tutti ne ricordano i legami con gli Stati Uniti”.
E’ del tutto evidente che la Schlein è portatrice di un’agenda che ben poco ha a che fare con democristiani ed ex comunisti e, ancor meno, con un populismo gavianeo .
La storia di questi giorni ci consegna l’esplosione di quello che doveva essere un Ulivo allargato, chiamato campo largo, alla componente woke made in Usa, ma l’impresa si è scontrata con la svolta impressa dagli Usa alla politica estera italiana, con l’uscita del Bel Paese dalla Via della Seta, la scelta nettamente atlantica di Giorgia Meloni e la postura di Roma, in ambito atlantico, come agente principale dell’area sud e dei rapporti con l’Africa (Piano Mattei).
La Schlein ha tentato di tenere insieme ciò che insieme non si può tenere con le elezioni in Sardegna, dove ha vinto una candidata dal blocco di sinistra, ma se contiamo i voti dei partiti hanno vinto le destre. Poi le elezioni in Abruzzo hanno dato il segno che non c’è ripresa del centro sinistra.
In questo contesto rimangono quattro fortini: Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Campania.
Del quadrilatero la Campania è guidata da un governatore che pur essendo del Pd fa esattamente quel che gli pare, in barba alla Schlein e la Puglia, con il governatore Emiliano, sembra essere uno Stato nello Stato, dove, nonostante quel che accade in Italia, si continua a sviluppare una linea di rapporto con i cinesi che mette a rischio l’intera struttura portuale.
Pugliesi, oltre a Michele Emiliano (il dominus), sono Massimo D’Alema (dominus della Ditta e in rapporto con la Cina), Francesco Boccia (sostenitore e suggeritore della Schlein) e Giuseppe Conte.
Il fortino pugliese, da Stato nello Stato, ora è un rottame allo sbando, percorso dai venti giudiziari.
Da qui la presa di distanza di Conte dal Pd, nella bufera giudiziaria e con il fortino pugliese di Emiliano, in fase di distruzione, e la sua affermazione “ci prendiamo responsabilità per aiutare pulizia politica”.
Ovviamente qui nessuno crede a questioni morali, alle grida grilline di un tempo con la h (honestà, honestà). Grillo è stato archiviato nel metaverso, mentre Giuseppe Conte, che comunque mantiene solida amicizia con D’Alema, si smarca, pensando di ereditare parte del blocco di potere di un Emiliano in prossimità alla libera uscita e, inoltre, si rifà la verginità in funzione delle elezioni europee.
La democrazia cristiana gavianea e dorotea travestita dal M5S ha preso il largo e sta alla larga dai porti di Emiliano?
La cronaca ci consegna i fatti.
Il M5s è uscito dalla giunta regionale della Puglia. Giuseppe Conte ha dato l’annuncio in una conferenza stampa a Bari. “Stiamo leggendo pagine di politica che sono anche di cronaca giudiziaria che fanno tremare i polsi – ha detto -. Non combattiamo solo Meloni e soci, non facciamo sconti nemmeno a chi è nel nostro campo. Rinunciamo al nostro ruolo di governo, rimettiamo tutte le deleghe” e in questo modo “ci assumiamo la responsabilità di contribuire alla disinfestazione e all’opera di pulizia nel mondo politico”.
A far vacillare la permanenza del M5s nella cabina di comando della Regione – dov’è presente con un assessore – era stata l’inchiesta sul voto di scambio che ha coinvolto Anita Maurodinoia, in giunta con Michele Emilano (e che poi si è dimessa). Un’altra spinta l’ha data l’arresto per corruzione, di Alfonso Pisicchio, assessore di Emiliano nella scorso mandato.
Conseguenza indiretta delle inchieste sono state anche le dimissioni di Filippo Caracciolo della carica di capogruppo Pd in consiglio regionale in Puglia: “Ogni occasione è buona per tirare in mezzo qualcuno. Oggi è toccato anche a me” ha detto riferendosi a chi ha ricordato il suo coinvolgimento in un’inchiesta del 2017.
Il commento di Emiliano è sorprendente, in quanto sembra scritto per parlare di Marte: “Non era indispensabile l’uscita del M5S dalla giunta per ribadire i nostri comuni convincimenti. Sono schierati per la legalità anche gli altri partiti e componenti della nostra coalizione”, è il commento di Emiliano. “Questo è il segno che la linea da seguire è chiara a tutti, dentro e fuori le istituzioni, perché ciò che emerge dalle inchieste di questi giorni, è che bisogna ulteriormente rafforzare e dare nuovo impulso a quanto già realizzato in questi anni in tema di anticorruzione, vigilanza, antimafia e prevenzione. E che questo non deve essere un tema divisivo della politica ma un obiettivo comune”.
In buona sostanza, i vari procedimenti giudiziari in atto riguardano gli abitanti di Marte, non della Puglia. In Puglia è tutto perfettamente in linea con la legalità. Che diamine. Mica siamo marziani.
Poi, come una fragola sulla torta, arriva, in una nota del Pd, la posizione di Elly Schlein: “Forte irritazione della segretaria per le vicende giudiziarie emerse in questi giorni. Schlein ha chiesto massimo rigore e atti concreti al Pd pugliese che ci sta già lavorando e al presidente Michele Emiliano di aprire un netto cambio di fase in Puglia. Già nei giorni scorsi a Bari aveva detto che bisogna tenere lontani trasformisti e interessi sbagliati e che serve rispetto per la comunità democratica fatta da tanti amministratori e militanti che hanno gli anticorpi per scardinare la cattiva politica”.
Ma come? La Schlein chiede a Emiliano “di aprire un netto cambio di fase in Puglia”? Proprio a lui, che ha appena detto “che bisogna ulteriormente rafforzare e dare nuovo impulso a quanto già realizzato in questi anni in tema di anticorruzione, vigilanza, antimafia e prevenzione”?
Che ci sia una forte intesa, un’assonanza perfetta, un intento comune tra la Ocasio Cortez italiana e il governatore dello Stato nello Stato pugliese lo si sapeva da tempo, ma ora è arrivata, puntuale, la conferma. Schlein e Emiliano parlano la stessa lingua.
Vien da ridere? No, vien da piangere se si pensa che questa è la sedicente sinistra italiana che vorrebbe il campo largo, che ormai è un campo santo, nel senso proprio di cimitero, dalle cui tombe escono gli scheletri in una danza macabra che, ora, associa anche la Torino della politica piddina e quella delle beghe familiari che hanno scoperchiato un pentolone nel quale ribollono minestre immangiabili.
Conte, impietoso, non risparmia frecciate: “Non abbiamo mai imbarcato acchiappavoti, abbiamo anche noi la lista di capibastone con pacchetti precostituiti di voti che ci hanno offerto dappertutto e abbiamo sempre rifiutato”.
Dalla comunità Dem è arrivata una risposta dura a Conte: “A cavalcare la tigre ci si rimane sopra – ha detto il deputato Andrea Orlando – Il M5S ha subito il più grande fenomeno trasformistico nella scorsa legislatura da quando esiste il Parlamento”. E la deputata Paola De Micheli: “Conte non si deve permettere di parlare così del Pd”.
Non male. Il campo santo, inteso come cimitero, sta diventando sempre più largo.
Che la storia sia finita così?
Nemmeno per sogno.
Dopo la conferenza stampa, Conte è andato da Emiliano per presentargli il Patto proposto dal M5S “per il rafforzamento dei presidi di legalità, trasparenza e correttezza amministrativa”.
Un incontro “disteso e cordiale”, ha detto Emiliano. Anche perché, aveva spiegato Conte, “non disconosciamo le ragioni politiche che ci hanno indotto a fare la scelta di entrare in giunta e non disconosciamo il lavoro che è stato fatto”. Il vademecum prevede anche l’istituzione di un assessorato alla legalità. Una mossa che nelle file del Pd ha fatto sorgere il sospetto a qualcuno: “Il M5s esce per poi rientrare col rimpasto e la delega alla legalità”.
Conte commissaria Emiliano? L’arbitro della legalità sarà il M5S? L’importante che l’arbitro non sia come quello di Torino, altrimenti siamo alla frittura mista.
Evviva. Il trasformismo si esercita con triplo salto mortale carpiato, ma con rete di protezione elastica, per evitare cadute rovinose e consentire rimbalzi.
Il terremoto (o il gioco delle tre carte?) in Regione, nel frattempo, ha scosso anche Bari dove, per la corsa a sindaco, per il centrosinistra sono in campo Michele Laforgia, a cui Conte ha ribadito il sostegno e Vito Leccese, appoggiato dal Pd. Finora le due forze sembravano arroccate, con i Dem orientati a cercare un terzo nome che andasse bene a tutti. Nelle ultime ore, però, nel Pd si è aperta una crepa: “Si possono trovare le condizioni per una convergenza unitaria su Laforgia”, hanno fatto sapere la presidente del Pd Bari, Titti De Simone, e altri quattro esponenti Dem.
La giostra gira. Venghino, venghino, nel Paese dei Balocchi, per un giro di giostra, per il gioco delle tre carte, per vedere Fregoli in azione nel baraccone della cineteca.
Nel Pd, si dice, per adesso nessuno ha usato il caso Puglia contro la segretaria Elly Schlein: “Lavoriamo con lei per risolvere questa situazione”, spiegava un esponente di minoranza. E se il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni – in Puglia il partito è in maggioranza – ha chiesto a Emiliano di “azzerare la giunta”, anche nel Pd c’è chi ha suggerito a Schlein di non usare mezze misure.
Mezze misure? Ma quali mezze misure. Qui siamo nel Paese dei Balocchi. Venghino, venghino, signori. Il maestro Fregoli, nel baraccone della cineteca, ci darà ancora emozioni.
Venghino, venghino, signori, a giocare alle tre carte, ad assistere al salto mortale triplo carpiato con rimbalzo.
C’è un limite alla decenza in politica? Ma quale decenza. Volete scherzare? Venghino, venghino signori. Siamo nel Paese dei Balocchi.





