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APPEAL TO HEAVEN – DUE

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segue da APPEAL TO HEAVEN – UNO

di Marco Palombi

L’avvento degli Attori Non Statali (NSA)

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Ora, l’avvento degli Attori Non Statali, di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli, tema affrontato a lungo nel primo libro della serie Atlante delle Debolezze, mentre compromette la funzione dello Stato, interviene a spezzare il contratto sociale in (almeno) due modi:

  • Nel caso delle organizzazioni terroristiche, dimostrando che il monopolio della violenza non esiste più; quindi perché i cittadini dovrebbero continuare ad affidarlo allo Stato, se tale potere non è gestito in via monopolistica? Perché dovrebbe affidarglielo se lo Stato non è in grado di proteggerli?
  • Nel caso dei grandi capitali, con l’influenza ch’essi esercitano sul cittadino attraverso le campagne di comunicazione e l’uso strategico della ricchezza, influenzando le politiche dello Stato. Ora, se lo Stato si trova ad essere influenzato da organismi non democratici (i capitali, i fondi di investimento, le fondazioni non sono democratici, e perseguono unicamente i propri scopi), come fa ad aderire agli interessi dei propri cittadini? Consideriamo ad esempio la questione del green…

Venendo compromesso quindi questo legame morale e filiale tra societas e Stato, la negoziazione con lo stesso non è più utile né interessante per il popolo, che, ricordiamo, secondo i filosofi citati dovrebbe detenere il potere ed esercitarlo tramite lo Stato.

La reazione dello Stato che perde di autorevolezza, con una interferenza sempre maggiore nei rapporti sociali e patrimoniali, non può che essere autoritaria per essere efficace. Sistemi di coercizione indiretta (ad esempio la possibilità del potere giudicante di tenere aperto il giudizio per tempi non controllabili né stabiliti, tenendo così in scacco il cittadino ad esso sottoposto; il potere degli uffici per le entrate di bloccare ogni tuo bene, collegato alla lotta per il contante eccetera) o diretta (divieto di utilizzo del contante, ad esempio), sono messi in campo contro i cittadini.

In carenza di legittimazione, tale autoritarismo diventa tirannia. E quindi il cittadino necessita di rivolgersi al Cielo.

 

Vite disintermediate

Peter Van Volkenberg, direttore della ricerca presso il Coin Center, un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro focalizzata sulle questioni di politica pubblica che interessano le criptovalute e le reti blockchain pubbliche ci parla di questo. Lasciatemelo citare, è importante.

sette

“Che cos’è il Bitcoin?

Bitcoin è la prima criptovaluta al mondo e funziona grazie alla prima rete blockchain pubblica al mondo.

Cosa fa Bitcoin?

È semplice: Ti consente di inviare e ricevere valore da e verso chiunque nel mondo utilizzando nient’altro che un computer e una connessione Internet.

Ora, perché è rivoluzionario?

Perché a differenza di ogni altro strumento per inviare denaro su Internet, funziona senza la necessità di affidarsi ad un intermediario.

La mancanza di qualsiasi ente intermedio significa che Bitcoin è la prima infrastruttura pubblica di pagamenti digitali al mondo.

E per pubblico, intendo semplicemente disponibile a tutti e non di proprietà di una singola entità.

Ora abbiamo un’infrastruttura pubblica per l’informazione, per i siti web, per la posta elettronica, si chiama Internet.

Ma l’unica infrastruttura di pagamento pubblico che abbiamo è il contante, come la carta moneta. E funziona solo nelle transazioni faccia a faccia.

Prima di Bitcoin, se volevi pagare qualcuno a distanza per telefono o su Internet, non potevi utilizzare l’infrastruttura pubblica. Ti affidavi a una banca privata affinché aprisse i propri libri contabili e aggiungesse una nota contabile che ti addebita la somma e accredita della stessa somma meno le spese la persona che stai pagando. E se entrambi non utilizzate la stessa banca, beh, allora ci saranno più banche e più contabili nel mezzo.

Con Bitcoin, il libro mastro è la blockchain pubblica.

E chiunque può aggiungere una voce a quel libro mastro trasferendo i propri bitcoin a qualcun altro. E chiunque, indipendentemente dalla nazionalità, dalla razza, dalla religione, dal sesso, dal sesso o dall’affidabilità creditizia, può creare un indirizzo Bitcoin senza alcun costo per ricevere pagamenti digitali.

Bitcoin è la prima moneta pubblica al mondo accessibile a livello globale.

È perfetto? No. Né lo era la posta elettronica quando è stata inventata nel 1972. Bitcoin non è la migliore moneta in assolta. Non è ancora accettato ovunque.

Non viene utilizzato ovunque come unità di valore per i prezzi e non è sempre una riserva di valore stabile.

Ma sta funzionando e il solo fatto che funzioni senza intermediari di cui doversi fidare è sorprendente.

È una svolta nell’informatica e sarà significativa per la libertà, la prosperità e la prosperità umana come la nascita di Internet.

E Bitcoin è solo l’inizio”.

Il Bitcoin, sotto questa prospettiva, è il nostro Appeal to Heaven.

Infatti, per sua natura, il wallet (ossia il “portafoglio” dove tu detieni la tua ricchezza in blockchain) è insequestrabile. Non esistendo un ente intermediario detentore della ricchezza del cittadino, nessuna autorità può porre vincoli alla stessa senza il consenso del cittadino.

Perché lo Stato possa sequestrarlo, e toglierlo dalla disponibilità del cittadino, il cittadino dovrebbe concedere password e seedphrase, ed è improbabile che voglia farlo a meno di subire una coercizione fisica.

Ma questo fa sorgere una considerazione filosofica rivoluzionaria.

otto

Se la privazione della libertà del cittadino – sebbene derivante da una condanna da parte dello Stato – avesse una durata o una durezza influenzata anche per solo un minuto in più dal fatto che il cittadino non abbia la volontà di consegnare password e seedphrase, tale privazione si configurerebbe come un vero e proprio rapimento con richiesta di riscatto monetario da parte dello Stato, divenuto quindi tiranno.

Quindi il fatto di avere un wallet è un atto di anarchia pratica, e, mentre aumenta il potere del cittadino al di fuori di un accordo negoziato con lo Stato, diminuisce la legittimità dello Stato stesso.

Consci di questa diminutio, che rischia di rendere meno efficace l’intervento del capitale, in carenza di rigide leggi imposte e strutture esistenti, vi è una “strana” convergenza tra Stato e Capitali – non nelle misure da adottare per contrastare il fenomeno della decentralizzazione e disintermediazione, ma per cercare di condizionare ciò che succede all’interno dell’ambiente decentralizzato o disintermediato.

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La BCE, insieme alle banche centrali nazionali dell’Eurozona, ha intrapreso una fase di ricerca e sperimentazione per esplorare le opzioni tecniche per l’emissione e la gestione dell’euro digitale, valutando aspetti come la privacy, la sicurezza, l’accessibilità e l’efficienza.

La Banca Centrale non può rinunciare alla propria centralità. Le serve per governare l’economia attraverso la leva monetaria. Ed entra nel mondo decentralizzato? Perché? Per far concorrenza alle monete veramente decentralizzate, occupando spazio di calcolo (risorsa finita) a detrimento degli altri miners…, e occupando spazio economico a detrimento degli scambi con altre valute.

BlackRock ha lanciato il “BlackRock USD Institutional Digital Liquidity Fund” sulla rete Ethereum, marcando un significativo ingresso nel campo della tokenizzazione di asset. Questo fondo è simbolizzato dal token BUIDL, basato su blockchain, ed è interamente supportato da contanti, buoni del Tesoro USA e accordi di riacquisto. Ai detentori del token verrà fornito un rendimento quotidiano tramite la tecnologia blockchain.

L’annuncio segue la rivelazione che BlackRock ha creato un fondo con Securitize, alimentando le speculazioni su un imminente fondo tokenizzato. Questo sviluppo posiziona BlackRock tra i leader finanziari tradizionali che esplorano la tokenizzazione come Citi, Franklin Templeton e JPMorgan. La tokenizzazione di asset reali (RWA) emerge come un’applicazione in crescita per le blockchain, collegando gli asset digitali con la finanza tradizionale (TradFi). In particolare, i titoli di stato USA tokenizzati sono aumentati da 100 milioni di dollari all’inizio del 2023 a 730 milioni di dollari, riflettendo l’interesse delle aziende crypto per generare rendimenti stabili. Larry Fink, CEO di BlackRock, ha precedentemente descritto l’ETF BTC spot dell’azienda come un passo verso la maggiore tokenizzazione degli asset.

E cosa succede se un colosso, la terza potenza economica mondiale, entra in un mercato di monete? Ovviamente lo condizionerà, privando la rete decentralizzata di scambi del proprio potere di essere neutrale.

Usque tandem?

Lascio a voi, cari lettori che avete avuto la pazienza di seguirmi fino a qui, la risposta.

Autore

  • Redazione

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