di Alessandro Roazzi
Da patetico socialista (visto che non comprendo per mia ignoranza il termine progressista) non accetto l’invito della Meloni “remare nella stessa direzione”.
La festa della Repubblica ci ricorda infatti che la ricostruzione dell’Italia avvenne nella lotta politica e sociale, pur se ognuno avvertiva il dovere di cancellare le macerie e cambiare il Paese.
Lei è destra, io spero sempre di veder rinascere una sinistra giovane ma autentica. Si rinnova, si migliora, si cambia solo confrontando le proposte, lottando per far prevalere la giustizia sociale, garantendo a tutti opportunita’, anche se con ricette diverse.
Un Paese dove i gatti sono tutti grigi non va da nessuna parte. L’Unità del Paese si trova nella Costituzione, il resto va fatto cercando e proponendo più’ progetti di società’.
Certo ci sono scelta unitarie: creare le condizioni per mettere in sicurezza il Paese ad esempio; ristabilire diritti e doveri certi; non rinunciare ad una sanita’ pubblica reale e di qualità; compiere lo sforzo di comprendere che un Paese discrezionale deve invece scegliere di essere un Paese dove i controlli funzionano, moriranno meno persone.
Ma la dialettica politica e’ insostituibile; la puoi ignorare solo se sei trasformista, populista, pauperista. La puoi temere se sei liberista, feudatario di clan, elitario. Il declino sta nell’ignorare proprio che servono idee, diverse, da rispettare, da controbattere.
La Repubblica ci ha consegnato la fatica della democrazia. Il messaggio ormai pare molto ingiallito, troppo.




