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UCRAINA, CERTEZZE E VERITÀ

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In questo stesso numero del giornale, Ugo Busatti, nel suo articolo dal titolo: “La geopolitica presuppone il pragmatismo”, mette in fila, a proposito della guerra in Ucraina, alcune certezze e alcune verità, inducendo a pensare che, con sano pragmatismo, si dovrebbe guardare a come chiudere l’evento bellico guardando alla realtà e non ai desideri o, peggio, alle furie belliciste.

Alle certezze e verità di Busatti aggiungo quella della quale ho già scritto nei giorni scorsi e che riguarda l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico.

L’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico afferma: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti”.

Se la logica ha ancora un senso, anche se siamo ormai in un mondo di matti scellerati, e, pertanto, se i ciarlatani la smettono di dire corbellerie, l’Ucraina non è nella Nato e nessun Paese della Nato è attaccato dalla Russia.

Questo non significa essere putiniani. Lo dico per i soliti idioti che vivono di “isti” e di “ani” e non attaccano il cervello, forse anche perché lo hanno portato all’ammasso.

Se nessuna potenza aderente al Trattato Nord Atlantico è attaccata, non ha alcun senso riferirsi all’articolo 5 del Trattato come ad una sorta di obbligo automatico in base al fatto che inviando truppe di Paesi Nato in Ucraina si attiverebbe la difesa comune (non necessariamente militare).

Allo stato attuale dei fatti e secondo le regole del Trattato, se Macron o i polacchi inviassero truppe in Ucraina o facessero qualsiasi azione bellica diretta, sarebbero loro ad aggredire la Russia e non sarebbero degli aggrediti. Auguri.

Non possiamo andare, come degli idioti, dietro ai pifferai magici della propaganda verso una guerra mondiale solo perché la Grande Scimmia (la finanza internazionale) la vuole per eliminare le bolle che girano per il pianeta o perché polacchi e abitanti dei Paesi baltici hanno i loro riflessi condizionati nei confronti dell’orso russo.

Non lo possiamo fare nemmeno per dare ragione alle varie Victoria Nuland e ai vari George Soros, che hanno dei conti personali in sospeso con il comunismo sovietico.

La verità è che se la Polonia entra in guerra a fianco dell’Ucraina è un aggressore della Russia e non un aggredito. Lo stesso dicasi per i Paesi baltici e per il rodomonte abitante dell’Eliseo, pupillo dei Rothschild.

Lo stesso vale anche per i guerrafondai italiani da salotto, con l’elmetto in testa e con un cocktail in mano, che dalla televisione guardano gli eventi e sui social ci fanno lezione di interventismo secondo il vecchio ritornello italiota: “Armiamoci e partite”. No, partite voi, armi e bagagli, nelle brigate internazionali e, per una volta, invece di chiacchierare nei salotti di una borghesia sfatta, andate a metterci la faccia. Per gli arruolamenti è aperto l’ufficio.

Di idioti guerrafondai non se ne può più. Soprattutto se l’idiozia è rivolta a miserabili problemi di propaganda interna.

E a proposito di propaganda, c’è un’altra verità da mettere in campo, ossia che l’Occidente non è il pianeta (quello che vuole salvare Greta Thumberg) e che quando Putin, o Kirill, o i servizi russi, indicano Kiev come responsabile del massacro di Mosca, non hanno come interlocutori gli europei e gli americani (anche), ma il resto del mondo, che dell’Occidente sempre più non sa cosa farsene, con le sue follie woke e green, cancel culture, arcobaleno e via discorrendo.

Non è stabilito che i russi abbiano in mano le prove che Kiev sia colpevole di essere il mandante della strage, l’importante è che una quantità di indizi o di prove (costruite o meno che siano) convincano non Londra, Parigi, Washington o i guerriglieri da salotto, ma cinesi, indiani, africani, latino americani, che il male risiede a Kiev.

Veniamo agli ultimi avvenimenti.

Il Comitato investigativo in Russia ha aperto un’inchiesta sul ruolo dell’Ucraina, degli Stati Uniti e degli altri Paesi occidentali negli attentati terroristici in Russia, come richiesto da diversi deputati convinti che dietro l’Isis e i servizi di intelligence ucraini si celino gli Stati Uniti e i loro alleati.

L’inchiesta si basa sul materiale ricevuto dai deputati della Duma relativo all’organizzazione, il finanziamento e l’attuazione di diversi attacchi in Russia. I deputati hanno inoltrato una richiesta di apertura di indagini alle procure di cinque Paesi: Russia, Germania, Cipro, Usa e Francia, oltre che al Comitato investigativo russo. 

Quattro cittadini stranieri nella regione russa del Daghestan sono stati arrestati domenica, durante un’operazione speciale, in quanto ritenuti membri di una cellula terroristica che ha finanziato i terroristi coinvolti nell’attentato al Crocus City Hall. E’ quanto ha riferito all’agenzia di stampa “Tass” l’ufficio stampa del Servizio federale per la sicurezza russo (Fsb), aggiungendo che gli arrestati avevano anche pianificato un attacco terroristico su larga scala a Kaspijsk, città situata nel Daghestan. “È stato anche stabilito che i militanti detenuti hanno partecipato direttamente al finanziamento e alla fornitura di armi agli autori dell’atto terroristico commesso il 22 marzo nella sala da concerto Crocus City Hall a Mosca”, ha aggiunto l’Fsb. Subito dopo l’attentato, sempre secondo l’Fsb, intendevano lasciare la Russia.

Gli investigatori russi hanno trovato “prove” della pista ucraina nei recenti atti di terrorismo in Russia, compreso l’attacco terroristico al Crocus City Hall dello scorso 22 marzo. Tenendo presente questo, Mosca ha chiesto a Kiev di arrestare ed estradare in Russia tutte le persone coinvolte, tra cui il capo degli 007 ucraino Vasyl Malyuk.

“Il sanguinoso attacco terroristico del 22 marzo al municipio Crocus di Mosca, che ha scioccato il mondo intero, non è il primo attacco terroristico contro il nostro Paese negli ultimi tempi. L’indagine condotta dalle agenzie competenti russe rivela la pista ucraina in questi crimini”, afferma il Ministero degli Esteri russo che “ha presentato una richiesta alle autorità ucraine per l’arresto immediato e l’estradizione di tutti coloro che sono coinvolti in attacchi terroristici ai sensi della Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici e della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo “. “Tra loro – sottolinea il Ministero – c’è il capo della SBU Vasily Malyuk, che il 25 marzo ha riconosciuto che l’Ucraina aveva organizzato l’attacco al ponte di Crimea nell’ottobre 2022 e ha rivelato dettagli di altri attacchi terroristici in Russia.”

La Russia chiede inoltre che l’Ucraina smetta immediatamente di sostenere il terrorismo, estradando i colpevoli e risarcendo le vittime degli attacchi. Secondo il ministero degli Esteri, la violazione delle convenzioni antiterrorismo comporterà la responsabilità di Kiev. “La lotta contro il terrorismo internazionale – sottolinea il ministero – è un dovere di ogni Stato. La Russia chiede che il regime di Kiev cessi immediatamente qualsiasi sostegno alle attività terroristiche, estradi i responsabili e risarcisca le vittime. La violazione da parte dell’Ucraina dei suoi obblighi ai sensi delle convenzioni antiterrorismo comporterà la sua responsabilità legale internazionale”.

Mosca fa sapere che citerà a giudizio Kiev davanti alle Corti internazionali con l’accusa di essere coinvolto in atti di terrorismo sul suolo russo. L’iniziativa, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Zakharova, non riguarda tuttavia l’attacco al Crocus City Hall, per il quale le indagini sono in corso.

Guerra di propaganda? Si, come è guerra di propaganda l’incriminazione di Putin alla Corte dell’Aja. Nessuno verrà estradato, nessuno finirà davanti ai giudici. Tutte sceneggiate a fini interni. Volete un’altra sceneggiata? Eccola.

L’ex capo dell’ufficio russo dell’Interpol, il maggiore generale della polizia in pensione Vladimir Ovchinsky, ha dichiarato alla televisione federale che dei chip potrebbero essere stati impiantati nel cervello degli autori dell’attacco terroristico. “La coscienza di questi attentatori era disabilitata: molto probabilmente sono state inserite sostanze psicotrope, programmazione neuro-psicologica e forse dei chip, perché ora la neurobiologia consente il controllo su una persona”, ha detto Ovchinsky durante una trasmissione sul Primo canale della tv russa facendo riferimento ai progetti di Elon Musk.

A sceneggiata risponde sceneggiata. Le dichiarazioni del ministero degli Esteri russo che parlano di “tracce che portano all’Ucraina” nell’attacco terroristico al Crocus City Hall – ha risposto Kiev – “suonano particolarmente ciniche mentre ricordiamo l’anniversario del massacro di Bucha e la liberazione della città”.

Ad affermarlo, secondo quanto riferisce ‘Ukrainska Pravda’, è l’Sbu, il Servizio di sicurezza dell’Ucraina. “Cercando di appellarsi alle norme del diritto internazionale, vale a dire la Convenzione sulla repressione del terrorismo, il ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa dimentica che il presidente russo Vladimir Putin è stato ufficialmente inserito nella lista dei ricercati internazionali, in particolare, è atteso al Tribunale dell’Aia per quanto riguarda il caso del rapimento di bambini ucraini”. Pertanto, rileva l’Sbu, “qualsiasi parola del ministero degli Esteri russo è priva di valore”.

Priva di valore? Dove? Questo il punto.

L’Occidente e, soprattutto Kiev, continuano a pensare di essere l’ombelico del mondo e la sede della legittimità planetaria, ma così non è, piaccia o non piaccia.

Quando il capo della Chiesa ortodossa russa, il Patriarca Kirill, definisce la guerra in Ucraina “santa”, non pensa di catechizzare gli interventisti dei social occidentali, ma di dialogare con chi effettivamente pensa che l’Occidente sia corrotto fino al midollo.

In un nuovo documento ideologico e politico, Kirill – riporta il Guardian – ha definito l'”operazione militare speciale” di Putin una guerra santa (Svyashennaya Voyna) e una nuova fase nella lotta del popolo russo per la “liberazione nazionale… nella Russia sud-occidentale”, riferendosi all’Ucraina orientale e sudorientale. Kirill ha sostenuto che la guerra in Ucraina è una guerra santa perché Mosca difende la “Santa Russia” e il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’Occidente “caduto nel satanismo”.
Kirill non pensa certamente di convincere Joe Biden o Emmanuel Macron o la signora von der Leyen. No, Kirill si allinea a chi ritiene l’Occidente debosciato, corrotto, satanico e non è piccola parte del mondo, anche solo se ci mettiamo i regimi musulmani e i regimi africani che l’Occidente lo stanno espellendo.

Nel frattempo Putin ha decretato l’arruolamento di circa 150.000 nuove reclute, che, secondo Mosca, rientra nella normale chiamata di leva primaverile e “non ha nulla a che vedere” con il conflitto in Ucraina, dove questi soldati non saranno inviati.

A precisarlo è il ministero della Difesa in una nota diffusa sul suo canale Telegram. Il vice ammiraglio Vladimir Tsimlyansky, vice capo del Dipartimento per l’organizzazione, ha sottolineato che “tutte le reclute verranno inviate alle basi permanenti per il servizio attivo e non saranno impiegate nelle nuove regioni o nella operazione militare speciale”.

Guerra di propaganda? Si, ma anche guerra che divide il mondo in grandi aree e che vede l’Occidente sempre più convinto di essere il tutto quando è sempre di più solo una parte.

Ecco che allora, con sano pragmatismo e con un esame di realtà, si deve tornare alle dinamiche reali e non a quelle raccontate da media ormai imbozzolati nella pubblicità che li dirige (in mano alle multinazionali).

Certezze e verità devono animare chi lavora per chiudere una vicenda che rischia di fare esplodere il pianeta, quello che i gretini vogliono salvare e che i cretini guardano con gli occhi obnubilati dalle ideologie.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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