di Marianna Montrone
Gli obiettivi del PNRR sono i seguenti:
1 Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo;
2 Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile;
3 Istruzione e Ricerca;
4 Coesione e Inclusione;
5 Salute.
Obiettivi che possono concorrere a risolvere problematiche strutturale e financo politico-burocratiche, che da sempre affliggono il nostro Paese, ivi comprese quelle riguardanti la sicurezza inerente le criticità idrogeologiche.
Come spesso accade, anche riguardo questa opportunità, che definirei straordinaria, la solita partitocrazia, per non parlare del deep state e molti fra coloro che vogliono beneficiare della spesa pubblica, hanno mosso numerose critiche, alimentando in non pochi casi polemiche pretestuose.
Gli investimenti europei destinati all’Italia sono pari a 191.5 miliardi di euro, ai quali si affiancheranno ulteriori 30.6 miliardi di euro del Fondo Complementare PNC, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato dal Governo Italiano. Di fronte a tale quantità di flusso di danaro atto a creare uno sviluppo duraturo facendo leva sulla rapidità di esecuzione dei progetti attraverso una opportuna semplificazione per aumentare la produttività e quindi più posti di lavoro, non posso tacere nei confronti di chi obietta sulla giusta direzione del Nuovo Codice Appalti (approvato il 28 Marzo 2023)! Esso definisce le nuove regole per snellire le procedure burocratiche e rendere agevole e veloce l’avvio di nuovi lavori pubblici.
Chi non è mai stato coinvolto in primis in tali attività a livello professionale e imprenditoriale non può capire né giudicare la materia suddetta! Chi è dentro al processo progettuale capisce l’urgenza di rendere più agevoli le procedure non solo per creare milioni di posti di lavoro ma soprattutto creare maggiore benessere per il paese perché è notorio come l’indotto edile copra una miriade di professionalità a tutti i livelli.
Alcuni ritengono che tale velocizzazione porterà maggiori infiltrazioni mafiose ma così non è perché (basti pensare ad alcune analisi fatte anni orsono dal mio amico Claudio Albertis, Presidente Costruttori Italiani, il quale sosteneva che a Milano e in tutta la Lombardia esistevano già infiltrazioni mafiose negli appalti) la corruzione è sempre esistita e sempre esisterà sino a quando saranno gli uomini con bassa moralità a gestire tali processi e quindi “ la cosa pubblica”.
La nuova riforma prevede che la soglia fino a 5 milioni di euro per lavori pubblici non vedrà più il Bando di Aggiudicazione e quindi si innalza la soglia economica per la quale è obbligatoria la Gara d’Appalto: ciò comporta più autonomia e controllo da parte degli Enti Locali e semplificazione delle incombenze burocratiche; pertanto circa il 98,7% dei lavori pubblici potrà essere assegnato direttamente o con procedura negoziata. Infine, pei i Comuni più piccoli non ci sarà più obbligo della figura del RUP infatti gli adempimenti potranno essere affidati ai dipendenti in servizio presso i Municipi (quindi bisogna esigere più competenze per gli assunti e inevitabilmente più meritocrazia).
Un’altra cosa importante che vorrei sottolineare è che con le Gare di Appalto abbiamo assistito al ribasso estremo dei prezzi per l’aggiudicazione, ciò comportava e comporta l’utilizzo di materiali scadenti e professionalità subordinate al dictat dei poteri, inoltre la lungaggine dei tempi di attuazione ha portato a numerosi aumenti dei costi dei lavori in corso d’opera non preventivati, quindi opere lasciate incompiute o finite a malapena!!!
Nessuno obbliga il nostro Paese a prendere i soldi concessi dall’unione Europea, gran parte dei quali sono presi a caro prezzo. E’ il caso di analizzare attentamente quali siano le reali necessità per aiutare l’Italia! Ho letto che molti Comuni hanno fatto richiesta per realizzare Campi da Bocce, stiamo scherzando? Parliamo seriamente: in primis, il nostro paese ha bisogno di grandi opere per agevolare il trasporto di merci e persone, pensiamo ai collegamenti fra Roma e le regioni meridionali, alcune tratte viarie del Nord-Est, alla messa in sicurezza del nostro suolo bellissimo ma fragilissimo. Non sono d’accordo attualmente sulla “digitalizzazione”, prima pensiamo all’assetto del nostro territorio: mobilità, messa in sicurezza, grandi opere. E’ una occasione unica direi!
C’è da lavorare tantissimo. Un tema apparentemente semplice, invece molto complesso. Il nostro Paese sorge su un terreno fragilissimo: soggetto a fenomeni di terremoti, all’eruzione dei vulcani, ad una urbanistica che negli ultimi decenni non ha tenuto conto delle nostre falde acquifere, delle pendici montane disboscate. Innanzitutto bisogna analizzare la storia urbanistica e legislativa dei nostri centri urbani: siamo in presenza di realtà costituite da vecchie sovrapposizioni architettoniche, in Italia (fino a pochi anni orsono) non esisteva una normativa che prevedesse uno studio approfondito della consistenza a livello geologico dei terreni; gli architetti e ingegneri sviluppavano il progetto inserendolo nei vari Piani di Fabbricazione (nelle città Piani Regolatori Generali) dove non era considerato lo stato dei terreni sui quali sarebbero state realizzate le costruzioni; ancor peggio per quanto riguarda la “Architettura Spontanea” figlia di vecchie tradizioni che alla fine rappresentano il nostro patrimonio culturale.
Quando sento parlare di messa in sicurezza dei nostri Borghi o di piccole realtà urbane mi accorgo che i non addetti ai lavori ne parlano in maniera semplicistica e sorrido pensando che nessuno può parlarne a cuor leggero. Cosa significa “messa in sicurezza”? Stiamo parlando della totalità del tessuto urbano italiano! Ma come si fa a pensare che tutto ciò sia possibile? Su ogni edificio bisognerebbe realizzare studi specifici: messa in sicurezza antisismica ove noi però possiamo agire solo a livello sovrastante il terreno per contenere i costi ma non possiamo pensare di intervenire alla base del costruito perché i costi sarebbero esorbitanti e la maggior parte degli edifici sarebbero da demolire per garantire la sicurezza. Paesi sorti su falde acquifere, centri urbani sorti alle pendici di montagne disboscate. La realtà è molto più complessa della fantasia. L’unica cosa che dovremmo fare è cercare di pulire gli argini dei fiumi, creare sponde degli stessi consolidate, munire le montagne di reti, piantare piante ed alberi, creare bacini di raccoglimento delle acque piovane,




