di Sergio Restelli
La trasgressione è un atto che spinge verso l’innovazione, rompe i confini e sfida le regole stabilite. Tuttavia, non è un’azione priva di conseguenze. Dopo aver compiuto un gesto trasgressivo, la legge deve riconsiderarsi, adattarsi e reagire all’infrazione subita. Secondo Michel Foucault, la trasgressione riguarda il limite, poiché il tratto che essa attraversa si ricompone alle sue spalle come un’onda che si dissolve dietro una barca. Limite e trasgressione si alimentano reciprocamente. Non esiste un limite al di fuori del gesto che lo supera, così come non esiste un gesto senza superamento del limite. La trasgressione non è la negazione del limite, ma è il limitare stesso che la incatena.
Quello a cui la trasgressione si rivolge è il limite che la imbriglia. La trasgressione è la celebrazione del limite. Georges Bataille sottolinea che la solennità del comandamento “Non ammazzare”, seguito dalla benedizione degli eserciti, non è una contraddizione, ma mostra che la trasgressione del divieto è soggetta a regole proprio come lo è il divieto stesso. La trasgressione non annulla l’intoccabilità del divieto, al contrario, lo ribadisce e lo completa.
La trasgressione non è una celebrazione della libertà. Il suo svolgimento non è licenzioso, osceno o violento, ma ritmico come una danza, in cui ogni passo indietro corrisponde a un balzo in avanti. È un gioco rituale tra sacro e profano, in cui ciò che viene “profanato” non è il sacro, che rappresenta il mondo della festa dei sovrani e degli dèi, ma il profano, che è la vita di tutti i giorni al di fuori del tempio, con le sue regole e divieti che la festa supera in modo prodigo, consumando senza misura i beni raccolti nei giorni lavorativi.La legge impartita dai sovrani e dagli dèi è sacra, e proprio perché viene emanata da loro, essi ne sono al di fuori e abitano la trasgressione.
Ai sovrani e agli dèi è concesso ogni privilegio, e i sudditi e i fedeli partecipano a questo privilegio durante le feste dei sovrani e degli dèi. La festa non sospende i divieti, ma permette di compiere azioni vietate. Introducendo la trasgressione, la festa ribadisce il divieto. Perciò, nelle religioni, dedicate ai divieti, vengono stabilite feste “comandate” in cui le trasgressioni sono ordinate. Offrendo un’opportunità di godimento, la festa si assicura il suo servizio e diviene paradosso della rinuncia. Concedere la festa e mostrarsi capaci di farlo è il modo più sicuro per un potere o una religione di rafforzare la garanzia del futuro.
Anticipando in minima parte il godimento, dimostrano di possederne il segreto e di essere pronti a condividerne i benefici. Ciò di cui inconsapevolmente i sudditi e i fedeli quando si celebrano le feste dei sovrani e degli dèi. La festa, infatti, non sospende i divieti, ma permette che si compiano atti di regola vietati. Introducendo in tal modo la trasgressione, la festa ribadisce il divieto. Per questo le religioni, dove massimamente si raccolgono i divieti, introducono le feste “comandate” e nelle feste, come dice Bataille, «ordinano le trasgressioni».Offrendo un’esca al godimento se ne assicurano il servizio, per cui la festa diventa paradossalmente il principio della rinuncia. Inoltre, concedere la festa e mostrare di poterla concedere è il modo più sicuro con cui un potere o una religione può rafforzare la garanzia del futuro.
Anticipando in piccola misura il godimento, dimostrano di possederne il segreto e di essere pronti a ripartirne il beneficio. Alla fine, ciò di cui i sudditi o i fedeli inconsapevolmente godono non è della trasgressione festiva, ma del privilegio, del prestigio e dell’autorità di coloro che, in particolari momenti, possono sospendere la legge e concedere la trasgressione. Oltrepassandoli, la trasgressione ribadisce i margini del discorso, dal di fuori lo fa funzionare meglio. Col dispendio senza limiti, con la prodigalità incontrollata, la festa, investendo le riserve, inaugura un altro ciclo di produzione, sospende provvisoriamente il sacrificio e la rinuncia, per riaffermarli nella loro radicalità. Per questo il discorso festivo non corre alcun rischio.




