Home Economia e finanza MES, UNA ISTITUZIONE PRESENTE SOLO IN EUROPA

MES, UNA ISTITUZIONE PRESENTE SOLO IN EUROPA

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di Massimiliano Marzano

Il MES rappresenta un’anomalia presente solo in Europa. Nei Paesi con economia avanzata (USA, Regno Unito, Giappone) non c’è il MES, né uno strumento simile, Salva Stati o Salva Banche che sia!

Fuori dall’Eurozona, infatti, i debiti degli Stati sono garantiti dalle Banche Centrali, evitando alla radice la possibilità di default. E gli Stati stanno meglio senza MES!

Vediamo l’esempio del Giappone: ha deficit e debito molto alti (8,2% e 258% del Pil); non conosce crisi degli spread; ha tassi negativi, bassa inflazione (2,5%) e disoccupazione quasi inesistente.

Il Giappone è un valido modello per capire quanto sia importante per lo sviluppo di un’economia l’esistenza di una Banca Centrale sovrana che garantisca il proprio debito pubblico. Tokyo vive senza alcun allarme su possibili crisi finanziarie, proprio perché la BOJ fa quello che deve fare qualsiasi banca centrale: garantire il debito pubblico.

Negli ultimi trent’anni il Giappone ha fatto l’esatto opposto di ciò che è stato fatto nell’Eurozona, ottenendo così risultati positivi. I Paesi dell’area euro sono rimasti intrappolati nei rigidi parametri di Maastricht, mentre il Giappone, senza i vincoli esterni, ha potuto praticare una politica di bilancio espansiva, con una crescita esponenziale del proprio debito pubblico, che è arrivato al 258% del PIL.

I Nipponici non sanno cosa sia la crisi degli spread. I titoli emessi dal Tesoro giapponese per finanziare la spesa pubblica, oltre ad essere detenuti in gran parte dalla BOJ, sono principalmente nelle mani di investitori locali, impedendo così operazioni di speculazione internazionale.

Inoltre, il Giappone ha tassi negativi e bassa inflazione, mentre la BCE dal luglio 2022 ha combattuto l’aumento dei prezzi energetici nell’Eurozona alzando i tassi e, perciò, con l’aumento del costo del denaro. Il che ha portato il tasso di riferimento, in meno di un anno, da 0 al 4,5%, con effetti recessivi e conseguenze molto negative sui consumi, sulle imprese e sull’economia.

La banca centrale giapponese non solo non ha aumentato i tassi d’interesse, ma li ha lasciati addirittura negativi per tutto il periodo. E, nonostante ciò, oggi a Tokyo l’inflazione segna un valore in linea con quello dell’eurozona (+2,5%), mentre il reddito dei cittadini non è stato intaccato per niente.

Altro dato assai positivo è il lavoro. Il modello dell’Eurozona ha consegnato all’Italia un tasso di disoccupazione pari al 7,6% (21% quella giovanile), mentre la disoccupazione giapponese è al 2,5% (3,8% quella giovanile), non avendo il Giappone limiti di spesa e potendo espandere il debito pubblico anche con tassi d’interesse negativi.

Una sonora lezione per Lagarde e per l’inutile austerity dell’UE e della Germania!

Autore

  • Redazione

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