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CARBONARI E MASSONI, LA PIETRA E IL LEGNO – 1

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Riprendendo una relazione tenuta al convegno “I riti forestali” tenutosi a Forlì nel 2016, ci occuperemo dei riti di Monsieur de Beauchesne, il cui nome, se togliamo la s, diventa “Il Signore della Bellaquercia”, ed è di per sé un programma.

Emersi in Francia nel 1747, i riti forestali sono stati successivamente cristianizzati con l’istituzione di quelli di Alexandre La Confiance (1760-1790), dai quali è sorta la Carboneria ad opera di Pierre Joseph Briot.

Di questi riti cercherò di rintracciare le origini lontane e le possibili connessioni con la Massoneria, con l’intento di stimolare ricerche che diano finalmente il giusto spazio e il giusto valore ad un fenomeno iniziatico spesso sottovalutato.

Per chi volesse approfondire: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/269539/riti-forestali/

L’intento è quello di recuperare memoria delle radici comuni dei Forestali e dei Massoni.

Ed è su questa linea che andrebbe affrontata la complessa questione del Compagnonaggio e delle sue tradizioni.

Se la Massoneria ha l’ambizione di essere un centro d’unione, deve anzitutto riparare antiche fratture, come quella perpetuatasi a seguito del Congresso di Strasburgo del 1315, con la separazione tra i maestri d’opera, i maestri vetrai, i pittori, gli scultori e i “compagnons”, ossia gli operativi.

Il Compagnonaggio non ha voluto aprirsi ai non operativi ed ha seguito una propria evoluzione.

 Il Massone non è solo un muratore

Tradurre il termine provenzale Maçon, da cui Massone, con muratore, significa ridurre l’area semantica del vocabolo ad un significato deviante.

Maçon ha infatti il significato, ben più connotante il ruolo del Massone, di tagliatore e di costruttore[i]

Il tagliare e il costruire è connesso con il passaggio: dal nomadismo del cacciatore raccoglitore del Paleolitico alla stanzialità dell’agricoltore del Neolitico; dalla pietra scheggiata alla pietra levigata; dal riparo sotto roccia alla maison; dalla foresta alla domus e con la domus alla pratica dell’addomesticamento (ad-domus) dei vegetali e degli animali e, conseguentemente e necessariamente, di se stesso. L’essere umano, addomesticando, elabora i concetti di specie, di razza, di qualità; scopre i segreti della natura e ne diviene imitatore; scoprendo la natura scopre se stesso.

Dimore di legno e di pietra nella Civiltà megalitica

“Se – come fa notare Jacques Brosse – la paleontologia ha dato il nome di uomini della pietra ai nostri più lontani antenati, ciò si deve unicamente al fatto che il legno, che essi utilizzarono in misura molto maggiore, è scomparso senza lasciare tracce, mentre le selci scheggiate o levigate costituiscono le uniche vestigia della loro industria. Ma per l’umanità antica, il legno era il materiale per eccellenza, di facile lavorazione e in grado di offrire tante di quelle utilizzazioni che sarebbe inutile enumerarle. Va tuttavia sottolineata la più importante di esse. È col legno che gli uomini costruivano la propria dimora e quelle dei loro dei”. [ii]

I tagliatori di pietre sono i costruttori dei grandi monumenti megalitici, dei quali ci rimangono solo le ossature, mentre poco ci rimane delle parti dovute ai tagliatori del legno. Monumenti che testimoniano, come ho scritto nel mio: “Tu sei Pietra”, di una civiltà megalitica, anteriore a quella sumerica, che possedeva un sistema di scrittura e anche un sistema di misurazione, la iarda megalitica, pari a 82,966 centimetri (32,64 pollici), che univa lo spazio e il tempo.

Sorge, ovviamente, una domanda: da dove viene una conoscenza così sofisticata?

L’astrofisico Vittorio Castellani, che ha approfonditamente studiato l’evoluzione geologica dell’Europa occidentale, in merito alla civiltà megalitica trae la conclusione che in essa sia confluita una tradizione risalente al nono millennio e riporta, in un suo testo sull’argomento[iii], l’opinione di W.Muller, secondo il quale, attorno al 5.000 a.C. “appare con sorprendente rapidità in tutta l’Europa atlantica una umanità che conosce l’agricoltura, la ceramica, la pulitura della pietra e l’architettura, che sa smuovere grandi blocchi e prende nome proprio da tale tecnica di costruzione. Pare come se un’ondata di genti, proveniente dal mare, avesse inondato i bordi oceanici del mondo culturale europeo. E poiché non è possibile che i megalitici siano sorti dal fondo dell’oceano Atlantico, rimane per il momento senza risposta il problema della loro origine”.[iv]

La vecchia Europa della Grande Madre

Emerge dalle nebbie della storia una civiltà megalitica vasta, complessa, sulla quale con ondate di migrazioni successive si sono sovrapposte popolazioni indoeuropee provenienti dall’Est.   L’antropologa Marija Gimbutas la chiama la “Vecchia Europa”. I suoi abitanti, principalmente agricoltori e cacciatori, costruivano case rettangolari a più stanze e formavano centri urbani anche dell’estensione di 200 mila metri quadrati.

In questa “Vecchia Europa” non esistevano classi sociali, figure rigide di capi e macroscopiche divisioni di ruoli tra i due sessi. Si costruivano templi dedicati a divinità femminili e su tutto vegliava il mito di una Grande Madre, raffigurata come dea uccello, dea serpente e dea della fertilità.

Siamo, dunque, in presenza di una società matriarcale, sulla quale gli indoeuropei, pastori-guerrieri si sovrapposero e al posto della Dea Madre, legata alla terra, alla rigenerazione e alla rinascita, misero divinità maschili: dei della guerra e della forza, impositivi, punitivi.

E’ questa una civiltà le cui popolazioni, dopo un periodo che le ha portate a rifugiarsi in alcune enclave ridottissime, hanno ripopolato l’Europa e parte del Nord Africa.

I monumenti megalitici, sempre secondo Charpentier, “rivelano una scienza che gli uomini di scienza della nostra epoca cominciano a riconoscere”.[v]

segue

 

[i] Maçon deriva dal latino màcio, dal significato di diminuire, smagrire e lo troviamo nel tedesco antico come Mezzo, Mëizzo, Metz, sostantivo derivante dal verbo Meizan, dal significato di intagliare. Il gotico ci restituisce maitan, dal significato di tagliare, mozzare.

Riguardo alla seconda derivazione etimologica, Andrea Cuccia, nel suo: “Gli albori della Massoneria” fa derivare il termine massone dall’indiano mazzaer, ossia templario, fabbricatore di templi, composto da maz (tempio) e dalla desinenza er, indicante la casta.

Nel francese antico, mas, derivante dal latino medievale mansum, come il maso italiano, è una costruzione di pietra e di legno: una fattoria con coltivo.

In francese la casa è maison, dal verbo latino manere: rimanere, restare in un luogo.

Un’ulteriore derivazione etimologica fa di maçon il costruttore, derivato da  *makôn « costruire, fabbricare», da cui l’olandese «fare », simile al tedesco machen e all’inglese make, con il medesimo senso. Anche: operaio addetto alle costruzioni, del quale il mastro (maestro) o capomastro è anche sinonimo di architetto.

Il concetto di mas, maison, è molto simile a quello di dimora, derivante dal verbo latino dimorari, fermarsi in un luogo, abitare.

Domus ha una derivazione dal sanscrito Dam-as (casa) ove la radice *dam ha affinità con la più breve *dâ, dal significato di legare, mettere insieme [materiali da costruzione].

Da domus abbiamo l’iperbole domus dei, casa di dio, ossia duomo.

[ii] Jacques Brosse, Mitologia degli alberi, Bur

[iii] Vittorio Castellani – Quando il mare sommerse l’Europa – Dal mistero dei Druidi ad Atlantide – Ananke – Torino – 1999.

[iv] Vittorio Castellani, op. cit.

[v] Louis Charpentier – Les géants et le mystère des origines – Ed. Laffont

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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