Non mi interessa la vicenda giudiziaria di cui fu protagonista, mi interessano le sue aberranti concezioni politiche.
E’ stato leader della cosiddetta “autonomia operaia”, organizzazione, meglio, semi organizzazione, che con gli operai veri aveva poco a che fare.
Criticò, da compagno, la violenza “minoritaria” delle brigate rosse, solo per contrapporre a questa la “violenza di massa”, in realtà sempre super minoritaria, di chi partecipava a cortei portando in tasca la P38 e strillava: “a tutti i delatori gli spareremo in bocca, autonomia operaia non si tocca!”
Disse di provare un brivido di piacere quando indossava il passamontagna ed iniziava a marciare in cortei destinati molto probabilmente a concludersi in maniera violenta.
Le sue teorizzazioni sull’operaio massa, lo spontaneismo violento, l’autonomia del politico, il terzomondismo anti imperialista sono armai pezzi da museo, nella loro organicità interessano solo pochi addetti ai lavori. Sono però presenti qua e là, in forma di pillole, prive di alcuna coesione e coerenza interna, nei partitini ultra minoritari collocati a sinistra e che, volenti e nolenti gravitano attorno al PD. A volte emergono anche dentro questo partito, ovviamente in forma del tutto disorganica e semplificata.
Logica e triste fine dei parti teorici di un filosofo che pochi ricorderanno.
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