di Sergio Restelli
L’uomo è un essere desiderante. L’uomo è un essere di desiderio e di superamento del suo stesso desiderio. L’uomo desiderante si qualifica come un uomo proiettato al futuro con l’attesa, con il cuore che aspetta qualcosa che s’intuisce essere buona, bella e vera. Quella che è una dimensione stabile ed essenziale dell’uomo, il desiderare, nella società odierna è diventata una qualificazione difficile da accettare e da realizzare: la società consumistica, infatti, uccide il desiderio perché annulla l’attesa del consumatore, quest’ultima, tende a sostituire l’uomo desiderante, ma senza mai riuscirvi appieno. L’uomo moderno soprattutto, è costretto a dichiararsi povero, «un povero dai desideri esasperati, illusi o delusi» L’uomo, come essere di desiderio, è un soggetto vitale e creativo: elabora sogni, coltiva utopie, idea progetti e si propone di realizzarli. L’uomo è costituito dal desiderio di un Dio.
Un desiderio sincero sa toccare in profondità le corde del nostro essere, per questo non si spegne di fronte alle difficoltà o ai contrattempi. È come quando si ha sete: se non troviamo da bere, non per questo rinunciamo, anzi, la ricerca si fa ossessionata occupa sempre più i nostri i pensieri e le nostre azioni, fino a che diventiamo disposti a qualsiasi sacrificio per poterla placare. Ostacoli e insuccessi non soffocano il desiderio, al contrario lo rendono ancora più vivo in noi. A differenza della voglia o dell’emozione del momento, il desiderio dura nel tempo, un tempo anche lungo, e tende a concretizzarsi. Se un giovane desidererà diventare medico, dovrà intraprendere un percorso di studi e di lavoro che occuperà alcuni anni della sua vita, di conseguenza dovrà mettere dei limiti ad altro, dire dei “no”, anzitutto ad altri percorsi di studio, ma anche a possibili svaghi e distrazioni, specialmente nei momenti di studio più intenso, così il desiderio di dare una direzione alla propria vita e di raggiungere quella meta consente di superare le difficoltà. Il desiderio ti fa forte, ti fa coraggioso, ti fa andare avanti sempre perché tu vorrai arrivare a un: “Io desidero quello”. In effetti in quelle circostanze un valore diventa gradevole e più facilmente realizzabile quando si fa attraente. Come disse qualcuno, più che essere buoni è importante avere la voglia di diventarlo. Essere buoni è cosa attraente, tutti vogliamo essere buoni, ma abbiamo la voglia di diventare buoni?
Spesso è proprio il desiderio a fare la differenza tra un progetto riuscito, coerente e duraturo, e le mille velleità e i tanti buoni propositi di cui, come si dice, “è lastricato l’inferno”: “Sì, io vorrei, io vorrei, io vorrei…” ma non fai nulla. L’epoca in cui viviamo sembra favorire la massima libertà di scelta, ma nello stesso tempo atrofizza il desiderio – tu vuoi soddisfarti continuamente – per lo più ridotto alla voglia del momento, e dobbiamo stare attenti a non atrofizzare il desiderio. Siamo bombardati da mille proposte, progetti, possibilità, che rischiano di distrarci e non permetterci di valutare, riflettere con la calma necessaria quello che veramente vogliamo. Tante volte, troviamo gente – pensiamo ai giovani ad esempio – con il telefonino in mano e cercano, guardano… “Ma tu ti fermi per pensare?” – “No”. Sempre estroverso, verso l’altro. Il desiderio non può crescere così, vivi il momento, saziato nel momento e non cresce il desiderio.
Molti soffrono perché non sanno che cosa vogliono dalla propria vita; probabilmente non hanno mai preso contatto con il loro desiderio profondo, mai hanno saputo: “Cosa vuoi dalla tua vita?” – “Non so”. Da qui il rischio di trascorrere l’esistenza tra tentativi ed espedienti di vario tipo, senza mai arrivare ad un dunque, sciupando opportunità preziose, così alcuni cambiamenti, pur voluti in teoria nel presentarsi l’occasione non vengono mai colti, attuati, in assenza di un desiderio forte.
Il desiderio è un sentire dinamico, imprevedibile, sorprendente, capace di orientarsi nell’alto dell’ideale, nel basso del degrado morale, nell’avanti della volontà di futuro, nell’intorno dell’estroversione solidaristica e caritativa, nell’indietro della nostalgia e del retrò, nell’Oltre e nell’Altrove intuendo e cercando vertici e orizzonti di Trascendenza, di là del tempo e del mondo, che ben si può chiamare Cielo. Il desiderio nell’uomo non è, perciò, un problema mentre il bisogno lo è ma è tanto altro e, alla fine, è un grande mistero. Si pensi solo illusoriamente di soddisfarlo, perché la soddisfazione dura assai poco ma rifiorisce subito, si ripresenta in modo inatteso, insegnando in modo velato che la sua fonte coincide con la risposta ad esso. Il desiderio non si accontenta di futuri brevi, ma di futuri lunghi e, osiamo credere, di futuro ultimo. Probabilmente, nel nostro tempo, si deve alla caduta dell’uomo contemporaneo nelle forre del presentismo all’opacizzarsi dell’homo desiderans che, di per sé, è un produttore di futuro. Perciò, l’enfasi sul presente, in fondo, contraddice il desiderio e c’è di che preoccuparsi per questo.




