Era una storia scritta prima che si avverasse. Chi mi segue sa perfettamente che avevo giá preannunciato i gravi problemi per la ex Ilva con l’entrata, peraltro a condizioni assurde, della Arcelor Mittal. Ed ora la situazione precipita. Siamo di fronte ad un nuovo commissariamento, nuovi problemi per lo Stato, nuove spese che andranno fatte se si vuole tentare di salvare quella che una volta era la piú importante acciaieria europea.
Il governo Conte fece il danno, e di Maio lo consacró insieme a Calenda. Era cosí evidente la volontá di distruggere un concorrente pericoloso da parte degli indiani, che non ci sono giustificazioni di tanta miopia.
Dalle 12 milioni di tonnellate di acciaio di alta qualitá prodotto, siamo oggi a scarse tre, ed i conti non reggono.
Giá allora nel 2015 sarebbe stato necessario un intervento dello Stato per bonificare ambientalmente la societá e renderla “pulita”. L’intervento per la modifica strutturale sarebbe costato circa tre miliardi. Li abbiamo spesi quasi tutti per non avere tali modifiche, e per vedere l’agonia di questo colosso dai piedi di argilla.
Un governo attento ed intelligente, avrebbe finanziato indirettamente con garanzie il sistema bancario per risistemare l’azienda, e una volta riavviata la produzione pulita e di qualitá, avrebbe quotato la societá in borsa per restituire i soldi alle banche e magari fare anche un utile.
E invece no, un contratto di affitto ridicolo, una cessione di azienda ancora piú ridicola, ed un percorso industriale impossibile da sostenere.
E oggi siamo davanti alla ipotesi molto concreta di un nuovo commissariamento.
Mi auguro solo che il socio di maggioranza venga cacciato e che siano richiesti i danni per non aver rispettato i patti, e che lo Stato faccia la sua parte seguendo un percorso simile a Monte Paschi.
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