

Se Atene piange Sparta non ride.
Prima di affrontare la questione dei cialtroni della guerra occidentali, per rendere giustizia ai dati, dopo che venerdì scorso abbiamo pubblicato la notizia di una diserzione di massa di una brigata Ucraina, con 1700 uomini dileguatisi al primo contatto con il nemico, è giusto pubblicare il dato, fornito da Tatarigami, il quale su X scrive: “Quando si tratta di diserzioni e AWOL, l’Ucraina non è l’unica parte ad affrontare questi problemi. Ad esempio, secondo un documento trapelato, il solo Distretto militare meridionale della Russia ha registrato oltre 19.210 casi di AWOL. E questo è solo un singolo distretto”.
È sempre più evidente che di guerra in Europa, ma anche in Russia non se ne può più, contrariamente ai cialtroni guerrafondai che gettano ogni giorno benzina sul fuoco.
Che di guerra l’Occidente non ne voglia sentir parlare, nonostante gli sforzi dei cialtroni delle èlite guerrafondaie, lo dicono i dati del reclutamento militare.
Che le èlite guerrafondaie siano composte da cialtroni è dimostrato, come vedremo, dallo stato degli arsenali, dal mancato reclutamento, ma anche dall’idiozia conclamata di chi vuole aumentare le spese per il riarmo mentre l’economia europea precipita nel baratro verde.
Cacciare i socialisti dai vertici europei è diventata, ormai, un’esigenza fondamentale per la sopravvivenza del Vecchio Continente. Spetta al Partito popolare europeo.
Tutto il ciarpame green sta uccidendo l’industria europea, il welfare e anche la disponibilità economica per un riarmo necessario ai fini delle deterrenza.
Isolare e cacciare chi sta uccidendo l’Europa è necessità urgente.
Veniamo ai dati, che ci dicono che l’Occidente va alla guerra in mutande.
Un dato è certo. Gli arruolamenti negli eserciti occidentali fanno ormai acqua da tutte le parti e così c’è chi pensa che per fare guerra si deve riattivare la naja
Sta di fatto che varie forme di coscrizione stanno tornando in Europa. La Lettonia l’ha reintrodotta (dal 2028 7.500 uomini saranno chiamati ogni anno) e persino la Germania ci sta pensando. Anche se molti citano il modello ibrido svedese – introdotto dopo l’annessione della Crimea – come un esempio. In Svezia tutti i diciottenni, infatti, devono presentarsi (obbligatoriamente) per una valutazione: ogni anno solo il 5-10% circa sia degli uomini che delle donne prende parte al servizio militare e vengono reclutati solo i giovani disposti a farlo.
Un’opzione più dolce della vecchia naja, certamente, che certifica però la fine di un’era.
Il fatto è che rispolverare la naja per pensare alla guerra significa pensare a futuri massacri di giovani occidentali, ossia a realizzare il piano malthusiano distillato nella fabiana inghilterra di riduzione della popolazione.
Il fatto eclatante è che gli occidentali di guerre non ne vogliono più sapere.
Limes, nell’aprile 2024, scriveva che sempre meno giovani americani sono disposti o idonei a vestire l’uniforme.
Il Pentagono non ha dubbi: la forza interamente professionale, composta da soli volontari, «si trova ad affrontare una delle più grandi sfide dalla sua istituzione» nel 1973, in piena guerra del Vietnam. Alcuni dati restituiscono la portata del fenomeno. Negli ultimi dieci anni il numero di militari statunitensi attivi si è contratto da 1,4 a 1,3 milioni.
Secondo Iari (Istituto analisi relazioni internazionali), una “delle più preoccupanti tendenze che sta vivendo la comunità marziale della superpotenza a stelle e strisce è la crescente difficoltà a reclutare nuove leve. La percentuale di giovani americani che prenderebbero in considerazione una carriera militare è scesa dal 13% nel 2018 al 9% nel 2021-22. Il fenomeno è trasversale ai servizi militari, ma colpisce in particolare l’aeronautica e soprattutto l’esercito”.
“Nel 2022 – secondo Iari – la Us Air Force ha scontato un sottoreclutamento del 10% rispetto al fabbisogno di unità. La Us Armyaddirittura del -25%, con un buco di 15 mila soldati, corrispondenti alle unità di un’intera divisione”.
Per il 2023, dal Pentagono avevano fatto sapere sapere che l’obiettivo dell’esercito di reclutare 65.000 soldati (5.000 in più rispetto al target del 2022) non sarebbe stato raggiunto.
Lo Us Marine Corps, la Us Navy e la Us Space Force si vantano di non soffrire problemi nell’attrarre cadetti, ma soltanto perché hanno rinviato le scoperture ai prossimi anni attingendo alle reclute che sarebbero dovute entrare in servizio dopo il 2023.
Dello stesso parere è Geopolitica (geopolitica.info), che scrive di “carenza di volontari disposti ad arruolarsi. Tra crisi di fiducia istituzionale, inidoneità fisica e accademica, opportunità di lavoro meno rischiose e più redditizie, il Pentagono deve mettere in atto dei provvedimenti volti a invertire la rotta di questa allarmante tendenza”.
Le cause del declino, secondo Geopolitica sono che i giovani americani mostrano un crescente disinteresse nell’abbracciare la carriera militare, motivato da diversi fattori, tra i quali sicuramente l’esito delle ultime missioni internazionali che hanno minato la fiducia nell’efficacia delle operazioni militari. La rovinosa conclusione dell’impegno militare in Afghanistan nell’agosto 2021, per esempio, ha rappresentato un duro colpo per le forze armate americane, suscitando interrogativi sulla loro capacità di gestire e concludere le campagne in modo efficace”.
Anche la fiducia degli americani nei confronti delle forze armate negli ultimi anni ha subito diminuzioni decisamente evidenti, posizionandosi,m secondo il Reagan National Defense Survey della Ronald Reagan Presidential Foundation and Institute, intorno a 48% nel 2022, con un calo di circa 20 punti dal 70% di fiducia nel 2018.
Un aspetto ancora più impressionante della poca voglia di arruolarsi è la mancanza di idoneità fisica, soprattutto a causa dell’obesità, che ha raggiunto un minimo senza precedenti: si è ridotta infatti dal 29% degli anni precedenti al 23% del 2022.
L’inidoneità fisica si presenta simultaneamente ad un’inidoneità culturale-accademica nei test selettivi.
Per Geopolitica, “seppur in minor misura rispetto alle altre motivazioni del calo di volontari, troviamo anche l’allusione da ambedue le parti di una crescente politicizzazione delle forze armate, che contribuisce alla crisi di fiducia di queste ultime”.
Se dagli Usa passiamo all’Inghilterra il panorama non cambia.
Secondo un rapporto di The Telegraph, nell’anno che precede l’ottobre 2024, circa 15.000 soldati hanno lasciato le forze armate, con oltre la metà che se ne è andata volontariamente. Al contrario, gli sforzi di reclutamento hanno portato solo 12.000 nuove reclute, creando una perdita netta nella forza.
Il numero di reclute arruolate nelle forze armate del Regno Unito è diminuito di quasi il 25 per cento nel 2022 rispetto all’anno precedente.
I dati, tratti dalle statistiche trimestrali del personale militare, mostrano un calo di 3.570 (23,6%) unità dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022 e le cifre rivelano che gli organici delle forze armate britanniche hanno visto una contrazione di 6.970 (3,5%) nello stesso periodo. Le statistiche mostrano anche un incremento del personale che ha lasciato l’uniforme nel Regno Unito, aumentato di 2.060 unità (14,6%).
Più di 14.000 uomini e donne hanno lasciato le forze armate del Regno Unito negli ultimi due anni ma se fino al 2021 l’esodo era soprattutto motivato da retribuzioni e prospettive di carriere offerti dal mercato civile del lavoro, il calo degli arruolamenti e l’incremento delle dimissioni nel 2022 sembrano dipendere anche dal conflitto in Ucraina e dalla consapevolezza (peraltro più volte citata dai vertici militari di Londra) della possibilità che le forze britanniche tornino a combattere in Europa o vengano coinvolte nella guerra alla Russia.
Non è da meno la Germania, dove sono stati espressi dubbi che possano essere raggiunti gli obiettivi di arruolamento di 203.000 militarti previsti tra il 2022 e il 2031 e anche per questo a Berlino si dibatte ormai apertamente di ripristinare la leva obbligatoria.
Insideover, il 16 maggio del 2023 scriveva che in Francia ci sono “tanti soldi per le armi, ma sempre meno soldati. Poche reclute e tante rinunce e molte dimissioni”.
“Questa – scriveva sempre Insideover – è l’impietosa radiografia delle forze armate francesi presentata all’Assemblea nazionale dalla commissione difesa durante il dibattito parlamentare sulla spesa militare. A malincuore e con un certo imbarazzo il ministro della Difesa Sébastien Lecornu ha dovuto ammettere le crescenti difficoltà nel reclutamento e il parallelo aumento di abbandoni che rendono problematico raggiungere gli obiettivi prefissati (6300 effetti in più entro il 2030). “Siamo abituati ad un turn over nelle caserme, ma non abbiamo mai registrato un fenomeno simile”, ha dichiarato Thibaut de Vanssay, direttore ministeriale delle risorse umane. Nel 2022 la percentuale di ritiri durante la fase formativa dell’esercito, prodromica ai cinque anni di ferma (il nostro vecchio Centro addestramento reclute, per intenderci), si è impennata sino al 32%. Numeri molto al di sopra delle attese. Per quanto riguarda la Marina e l’Aeronautica vi è invece la continua emorragia degli specialisti – prevalentemente sottufficiali – molto richiesti dal settore privato, principalmente nel nucleare, meccanico e aerospaziale”.
Se il reclutamento è un disastro, non meno disastroso è il livello di preparazione dell’industria militare.
Scrive Limes che “per decenni americani ed europei hanno lasciato che le basi delle proprie industrie militari si atrofizzassero. La produzione bellica occidentale presenta oggi problemi di ordine strutturale, messi a nudo dalla difficoltà nel fornire equipaggiamenti e munizioni agli ucraini dopo l’invasione russa del 2022. In America la situazione è drammatica: i pianificatori del Pentagono devono bilanciare le forniture a Ucraina e Israele con la necessità di preservare risorse sufficienti a dissuadere la Cina nel Pacifico”.
Startmagazine conferma: “Secondo un nuovo studio, la guerra in Ucraina ha messo in luce problemi diffusi nell’industria americana delle armi che potrebbero ostacolare la capacità dell’esercito statunitense di combattere una guerra prolungata contro la Cina”.
Dall’invasione del Paese da parte della Russia gli Stati Uniti si sono impegnati a inviare all’Ucraina miliardi di dollari in attrezzature e forniture militari, dagli elmetti agli Humvees, per aiutare le forze ucraine a bloccare l’invasione ordinata dal presidente russo Vladimir Putin in quella che è diventata la più grande guerra di terra in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale.
Il fatto è che, come scrive il Wall street journal, il protrarsi del conflitto ha anche messo in luce il pericolo strategico che gli Stati Uniti devono affrontare, dato che le scorte di armi sono scese a un livello basso e le aziende del settore della difesa non sono attrezzate per rifornirle rapidamente, secondo uno studio redatto da Seth Jones, vicepresidente senior del Center for Strategic and International Studies (CSIS), un think tank con sede a Washington.
“Il punto cruciale è che la base industriale della difesa, a mio parere, non è preparata per lo scenario di sicurezza attuale”, ha dichiarato Jones in un’intervista. L’industria sta operando in un modo “più adatto a un ambiente di pace”, ha aggiunto.
Come riporta Startmagazine, Jones ha detto che lo studio, che riflette i contributi di alti funzionari militari, della difesa, del Congresso, dell’industria e di altri enti governativi, ha mostrato quanto rapidamente l’esercito americano esaurirebbe le munizioni in un potenziale conflitto con la Cina nell’Indo-Pacifico.
“Come si fa a fare opera di deterrenza se non si hanno scorte sufficienti dei tipi di munizioni di cui si ha bisogno in uno scenario del tipo Stretto di Cina-Taiwan?” avverte Jones.
Un potenziale conflitto con la Cina nell’Indo-Pacifico sarebbe diverso dalla guerra di terra che si sta svolgendo in Ucraina, ma dovrebbe comunque attingere a piene mani dalle scorte di armi statunitensi.
I problemi della base industriale stanno ora influenzando la capacità di creare un deterrente credibile nella regione indo-pacifica o di affrontare la Cina in un conflitto militare.
Il tasso di consumo di armi da parte degli ucraini sta rapidamente dimostrando le sfide che la base industriale statunitense potrebbe affrontare in un conflitto prolungato su Taiwan. Il numero di missili a spalla Javelin inviati all’Ucraina, ad esempio, equivale a circa sette anni di produzione, in base ai ritmi di produzione dell’anno fiscale 2022.
Il numero di sistemi antiaerei Stinger forniti a Kiev rappresenta all’incirca lo stesso numero di sistemi esportati all’estero negli ultimi 20 anni, secondo lo studio. Nel frattempo, l’invio di oltre un milione di munizioni da 155 mm all’Ucraina da parte di Washington ha ridotto le scorte dell’esercito americano, che secondo lo studio sono ormai considerate scarse.
Anche le scorte del sistema Javelin, dell’artiglieria obice e dei radar di contro-artiglieria sono considerate basse.
Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati hanno potuto inviare miliardi di dollari di armi all’Ucraina dopo l’invasione dello scorso anno, i pianificatori del Pentagono prevedono che Taiwan non potrebbe essere facilmente rifornita dopo l’inizio di un conflitto.
Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ritiene che “la base industriale della difesa degli Stati Uniti non è adeguatamente preparata per l’attuale contesto di sicurezza internazionale. In un conflitto regionale importante, come una guerra con la Cina nello Stretto di Taiwan, l’uso di munizioni da parte degli Stati Uniti probabilmente supererebbe le attuali scorte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Secondo i risultati di una serie di esercitazioni di guerra del CSIS, gli Stati Uniti probabilmente esaurirebbero alcune munizioni, come le munizioni a lunga gittata e guidate con precisione, in meno di una settimana in un conflitto nello Stretto di Taiwan. La guerra in Ucraina ha anche messo in luce gravi carenze nella base industriale della difesa degli Stati Uniti e serve come un duro promemoria del fatto che un conflitto prolungato è probabile che sia una guerra industriale che richiede un’industria della difesa in grado di produrre abbastanza munizioni, sistemi d’arma e materiale per sostituire le scorte esaurite”.
Questo il quadro presentato da vari think tank e da vari analisti.
Il resto è chiacchiera di cialtroni che continuano a parlare di guerra ben sapendo come stanno le cose.
Se non sono cialtroni, allora c’è da pensare di peggio. C’è da pensare che ci sia chi voglia mandare al massacro qualche milione di americani e di europei per sfoltire la popolazione.
Il delirio malthusiano covato in Ighilterra è sempre pronto a cavalcare qualsiasi situazione.





