

L’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, alla conferenza annuale dell’Agenzia europea per la difesa (Eda) ha detto che “non abbiamo bisogno di un esercito europeo”, ma che “così come abbiamo integrato le nostre economie in passato, oggi abbiamo bisogno di integrazione nella difesa e interoperabilità sul campo”.
“Abbiamo bisogno – ha aggiunto la Kallas – di 27 eserciti europei capaci e in grado di lavorare efficacemente insieme per scoraggiare i nostri rivali e difendere l’Europa. Preferibilmente con i nostri alleati e partner, ma da soli quando necessario”.
“Dobbiamo smetterla di andare in punta di piedi. Questa agenzia – ha detto ancora la Kallas – vive e respira la difesa europea, ma anche il resto di noi deve farlo. Questo significa: una popolazione dell’Ue che capisce cosa è in gioco, più spesa per la difesa, una società preparata a questo, Paesi con forti capacità militari e forti industrie della difesa e più cooperazione con i nostri partner”.
Punto numero uno: tanti saluti ad un esercito europeo, con buona pace di Napoleone in versione terzo millennio e apoteosi della sovranità degli stati.
Punto secondo: tutti i Paesi dell’Unione Europea fanno parte della Nato. Far da soli? No. Fare insieme alla Nato che è il vero coordinatore dell’esercito europeo. Tenendo presente che la Nato è obsoleta in quanto a dottrina e a armamenti.
Punto terzo: più spesa per la difesa significa un aumento del rapporto spesa/Pil, ma se il Pil si abbassa per le politiche demenziali della Commissione (clima, green, e via discorrendo) i soldi si andranno a trovare a spese del welfare e impoverendo le popolazioni, con depressione delò mercato interno e la creazione di una crisi che si avviterà su se stessa.
Punto quarto: le industrie della difesa sono da integrare, ma fino ad ora si è andati in direzione opposta e c’è maggiore integrazione delle imprese del comparto della difesa dei Paesi europei con gli Usa che tra di loro.
Qui giunti siamo in presenza del nodo dei nodi: l’efficienza. Come pensare che 27 budget possano creare efficienza? E come pensare che si possa affidare il coordinamento della produzione alla Commissione, ossia ad un mostro burocratico, visti i precedenti dei vaccini, i vari scandali che emergono, l’incapacità congenita con la burocrazia?
E poi, di quali industrie parliamo, per fare cosa, con quali rapporti con il mercato?
La produzione di armi in Europa è dominata da alcune delle maggiori economie come Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Queste nazioni non solo producono, ma anche esportano armamenti su larga scala, con vendite orientate verso paesi membri della NATO, gli Stati Uniti, e il Medio Oriente.
Paesi come Polonia, Grecia e i Paesi Baltici sono tra i maggiori importatori di armi, spesso a causa delle loro specifiche esigenze geopolitiche e di sicurezza, soprattutto in relazione alla Russia.
Tra le aziende principali si trovano Leonardo (Italia), BAE Systems (Regno Unito), Thales e Dassault Aviation (Francia), Rheinmetall (Germania) e Saab (Svezia). Queste aziende sono note per la produzione di aerei militari, navi, veicoli blindati, missili e sistemi di difesa aerea. Leonardo, ad esempio, è uno dei principali produttori europei con vendite annuali significative, specialmente nel settore aerospaziale, navale e terrestre.
Le aziende europee delle armi hanno registrato profitti sostanziali, specialmente negli ultimi anni, con una crescita stimolata da nuovi ordini per armamenti legati a conflitti attivi. Tuttavia, c’è una sfida nel mantenere la capacità produttiva al passo con la domanda crescente, spesso a causa di carenze di manodopera, costi crescenti e interruzioni nella catena di approvvigionamento.
L’industria della difesa europea sta cercando di aumentare la cooperazione attraverso programmi comuni, come l’European Defence Industrial Development Programme (EDIDP), per migliorare l’efficienza e ridurre la frammentazione. Tuttavia, le politiche nazionali e gli interessi locali possono ancora complicare questa integrazione.
Nonostante la crescita, ci sono sfide significative come la necessità di modernizzare le capacità di produzione per rispondere a nuove minacce e tecnologie.
In conclusione, l’industria delle armi in Europa è un settore dinamico con significative implicazioni economiche e geopolitiche, ma deve navigare tra sfide di produzione, etiche e di mercato.
Se si vuole affrontare seriamente la questione di uno sviluppo efficiente dell’industria armiera, è utile leggere quanto afferma lo studio di Palantir: “The defense reformation” del 31 ottobre scorso.
Palantir Technologies Inc. è una società quotata in borsa con un assetto proprietario che include diversi azionisti significativi. I fondatori di Palantir, tra cui Peter Thiel, Alex Karp, Joe Lonsdale e Stephen Cohen, detengono quote rilevanti dell’azienda. In particolare, Peter Thiel e Alex Karp sono tra i maggiori azionisti, con Thiel che ha un ruolo prominente non solo come cofondatore ma anche come investitore influente.
Palantir è oggi uno dei maggiori fornitori del Pentagono e ha tra i suoi collaboratori SpaceX di Elon Musk, con la collaborazione tra SpaceX e Palantir Technologies, un’azienda specializzata nell’analisi dei dati. SpaceX ha lavorato con Palantir in diverse occasioni, sfruttando le capacità di analisi dati di Palantir per ottimizzare le proprie operazioni. Palantir ha fornito soluzioni software per gestire e analizzare i grandi volumi di dati generati dalle operazioni spaziali di SpaceX. Questo include l’uso di tecnologie di intelligenza artificiale per migliorare la gestione delle missioni, la pianificazione e l’allocazione delle risorse.
Palantir è noto per i suoi legami con diverse agenzie governative e militari e la sua collaborazione con SpaceX si inserisce in questo contesto di utilizzo avanzato delle tecnologie per scopi operativi e strategici.
Definito chi è Palantir, nel suo studio c’è una frase che è la sintesi della sintesi di ogni successivo ragionamento: “Rendete le aziende primarie degne del business”.
“L’America – si legge nello studio – dovrebbe chiedere che le sue aziende primarie abbiano attività commerciali per sovvenzionare la R&D pagata dai contribuenti e per dimostrare che sono competitive. La maggior parte delle aziende primarie oggi non ha attività commerciali. Quando ce l’hanno, ci ricordano che non sono competitive (vedi: Boeing e Starliner). Negli anni ’80, Raytheon ha tentato di diversificarsi entrando nell’industria delle costruzioni commerciali. Harvey Sapolsky nota “questo si è rivelato un errore costoso perché la difesa è come nessun altro business nel suo perdono per i superamenti di costo e i ritardi di tempo: Raytheon non poteva gestire progetti di costruzione e bonifica ambientale, anche per clienti governativi, nel modo in cui era abituata a gestire i progetti di difesa.” Se GDIT è così brava, perché non serve il mercato IT commerciale? Perché non può competere, avendo sviluppato un business tanto lontano dal mercato commerciale quanto le Isole Galapagos lo sono dal continente. Le aziende primarie cinesi guadagnano solo il 30-40% del loro fatturato dall’Esercito Popolare di Liberazione; il resto è commerciale. Quei prodotti economici che il tuo vicino compra su Amazon stanno sovvenzionando la letalità che potrebbe essere usata contro i nostri uomini e donne in uniforme, nello stesso modo in cui durante la Guerra Fredda l’acquisto di un’auto, una macchina fotografica e cereali americani sovvenzionava la letalità dell’America contro i suoi nemici”.
“L’obiettivo del nostro sistema di mercato guidato dai fondatori, creativamente distruttivo – afferma lo studio di Palantir -, è che le piccole imprese diventino grandi, non che rimangano servi della gleba. Il Dipartimento dovrebbe valutare i suoi sforzi per le piccole imprese attraverso la lente della creazione di capitalizzazione di mercato: ricchezza per gli americani. Il punto della sicurezza nazionale è garantire la libertà e la prosperità economica. I programmi di Ricerca e Sviluppo per l’Innovazione delle Piccole Imprese (SBIR) dovrebbero misurare quanti piccoli business sono diventati grandi, non quanti programmi hanno ricevuto finanziamenti successivi. Vogliamo avere un gruppo vibrante e dinamico di aziende con molti nuovi entranti. Negli ultimi 50 anni, l’Europa non ha creato alcuna azienda con un valore superiore a 100 miliardi di dollari. L’America ha creato tutte le sue aziende da 1 trilione di dollari in quel periodo. La nostra Base Industriale della Difesa e la burocrazia che l’ha richiesta sono europee”.





