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2024, UNA CRONOLOGIA DEL FINIS MUNDI

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di Giorgio Cattaneo*

Chi dice di ascoltare il cielo ora prevede smottamenti, in questo galleggiare in mezzo a oceani di tragedie, frottole e bazzecole. Un inventario di cui faremmo volentieri a meno, se solo non fosse tutto vero quel che ci è stato inflitto (e quasi tutto falso quel che ci è stato raccontato).

E se l’attualità diventa subito leggenda, se la gran farsa della cronaca si burla degli spettatori, può capitare di affrontare un trekking increscioso: scoprendo ambigue consonanze tra le mitologie di ieri e le penultime menzogne, già stagionate eppure sempreverdi, corroborate quotidianamente dalla sfrenata fantasia di narratori armati fino ai denti.

Qualcuno può davvero riconoscersi, nell’indigesto menù che ci viene propinato da piccoli e grandi poteri invadenti? Li accomunano svariate attitudini, una su tutte: non coltivano alcun progetto rassicurante, per l’umanità. È come se avessero smesso di farlo. Da quando, esattamente? Bella domanda. Per tentare di scoprirlo, può essere utile scrutare persino nel passato remoto: nel dubbio che spieghi qualcosa del passato prossimo.

Può capitare, allora, che ciascuno riesumi memorie recenti, magari ripescandole dal proprio vissuto.

Settembre 2001, Torino. In una piccola redazione, quel pomeriggio, l’ipnosi dei monitor che ripropongono all’infinito l’atroce battesimo del nuovo millennio: il Boeing 767 lanciato come un missile contro la Torre Sud del World Trade Center, accanto al grattacielo gemello già in fiamme.

Davanti agli schermi, un gruppo di ragazzini: attoniti, come chiunque altro in ogni angolo del pianeta. Appena due mesi prima erano stati accompagnati a Genova per seguire il Social Forum, la parte luminosa del movimento No Global. Dovevano scrivere una specie di diario, in pillole, per Rai Televideo: il G8 visto dai giovanissimi.

Qualcosa di anomalo, già nei giorni precedenti, avvelenava l’aria del capoluogo ligure, di colpo militarizzato. Quegli studenti disponevano del pass per la Zona Rossa, ma finirono anch’essi nel vortice del terrore. Uno di loro ebbe un mancamento, la domenica mattina, visitando la scuola Diaz trasformata in mattatoio.

Altro fotogramma: la prima video-intervista a Giulietto Chiesa, con il suo “La guerra infinita” allora fresco di stampa. Ancora Giulietto, al Salone del Libro di Torino, mentre esibisce tabulati telefonici: la prova che la rivolta cecena fu programmata direttamente dal Cremlino. Il conflitto domestico doveva esplodere per poi essere spento rapidamente: secondo i piani, il successo-lampo nel Caucaso serviva a sorreggere uno Eltsin elettoralmente moribondo. Il suo predecessore – sempre nel capoluogo piemontese – rilasciò un’intervista sconcertante. «Me li ricordo bene, i valorosi partigiani della resistenza cecena», disse Gorbaciov: «Erano i miei vicini di ombrellone, al mare, quand’ero a capo dell’Urss».

Quel giorno, al World Political Forum gorbacioviano, c’erano personaggi come il tedesco Hans-Dietrich Genscher, l’eterno Giulio Andreotti, il generale Jaruzelski. E la pakistana Benazir Bhutto, intenzionata a smascherare i burattinai del terrore (di marca atlantica, riconducibili ai Bush) che avrebbero fatto assassinare l’eroe afghano Massud. Annunciò Benazir: torno a casa, mi riprendo il Pakistan e faccio pulizia.

Avvicinata nei corridoi a beneficio di telecamera, non arretrò di un millimetro. Il suo sorriso splendeva, incorniciato dal candido chador. Prima o poi – scandì, con serenità disarmante – qualcuno deve pur trovarlo, il coraggio di dire come stanno le cose.

Finì disintegrata da un’autobomba, a un passo dall’annunciato trionfo elettorale.

Ha senso, rovistare tra i ricordi pubblici e privati di giornate memorabili? Uno se lo poteva domandare già allora, ben prima che l’agenda proponesse l’ambiguo Obama, il crollo della Lehman Brothers, il subdolo commissariamento dell’Italia. Ed ecco allora il tempestivo Paolo Barnard, autore di una rilettura – quasi criminologica – della genesi oligarchica del potere europeo. E a ruota il ruolo spesso decisivo di certe impenetrabili “superlogge”. Oscure trame: intessute nel buio per globalizzare il pianeta in modo violento, golpista, feroce.

Per non parlare de “L’altra Europa”, uno dei libri più silenziati della storia recente: in quelle pagine, Paolo Rumor racconta come suo padre, fidato collaboratore del futuro Paolo VI, fosse entrato in contatto con una struttura-fantasma del tutto singolare. Al lavoro clandestinamente per creare l’Unione Europea già durante l’occupazione nazista, quell’indefinibile élite si vantava di aver sovragestito l’intera civiltà post-diluviana. Per qualcosa come dodicimila anni avrebbe ininterrottamente favorito e controllato la nascita di imperi e religioni, dominando lo sviluppo dell’umanità.

Di fronte a certi abissi, si rischia di vacillare. Facile che il lettore si metta semplicemente a ridere, aiutato dai fanta-complottismi iperbolici ormai dilaganti. Oppure può accettare la sfida e rassegnarsi a vagliare le diverse voci, scartando gli esibizionismi sensazionalistici e procedendo coi piedi di piombo. Maestro assoluto, in questo: l’esemplare Massimo Mazzucco, prudente reporter dell’indicibile, alla perenne ricerca di verità plausibili.

A quel punto, adottando un metodo basato su riscontri inoppugnabili, perfino l’abisso può cominciare a diventare più misurabile. È il caso dell’esegesi biblica proposta da Mauro Biglino, basata sull’analisi letterale del testo: qualcosa che avvicina gli dèi antichi alle attuali presenze celesti, non esattamente metafisiche, ormai ammesse addirittura dal Pentagono.

Divinità aerospaziali? Sono ipotesi, naturalmente: ma fanno pensare. E inducono a sospettare che la tentazione religiosa possa esser stata anche una comoda scorciatoia: e se rivelasse una matrice manipolatoria, tendenzialmente imposta in ogni ambito? Smantellarla potrebbe voler dire assistere al crollo spettacolare di tante verità apparenti. In parallelo, si andrebbe incontro al fiorire di vere e proprie scoperte. Se appena cade il dogma dell’ufficialità, emergono sorprendenti reticenze e archeologie spiazzanti. Dall’antica confidenza con le Americhe da parte dei minoici, risalente a migliaia di anni fa (ben raccontata da Nicola Bizzi), al ruolo di Paolo di Tarso nella fabbricazione della teologia cattolica trent’anni dopo i fatti di Gerusalemme.

È come riannodare fili, scavalcando i secoli. Scoprendo il vero Dante ritratto da Maria Castronovo, il vero Leonardo presentato da Riccardo Magnani. E avanti così, fino a noi: dal mandante occulto dell’omicidio Matteotti all’autentico killer di John Kennedy. Senza trascurare il tenebroso club chiamato Mostro di Firenze, illuminato da Paolo Franceschetti e dall’allora commissario Michele Giuttari. Per non dire del legame insospettabile tra l’omicidio di John Lennon e quello di Michael Jackson, svelato da Gianfranco Carpeoro partendo da una terza vittima, in realtà la prima in ordine di tempo: Sharon Tate, giovane moglie di Roman Polański.

Perché rievocare tutto questo, in un unico resoconto? Forse anche per tentare di offrire un quadro d’insieme, radunando voci disparate e rivelazioni rimaste isolate. Unire i puntini, si usa dire (e in questo caso, anche i singoli segnalatori di notizie non ufficiali, ma tragicamente sostanziose).

Poi c’è il violento incalzare dell’attualità, naturalmente. Una sequenza micidiale, accelerata in modo turbinoso proprio all’indomani dell’11 Settembre: le guerre imperiali americane, il tracollo di Wall Street e la tempesta europea degli spread, il terrorismo di Al-Qaeda e quello dell’Isis. Quindi, nel 2020, l’infarto planetario della pandemia: terrificante esperimento sociale, tra le altre cose. La paura come metodo, il dogma come prassi. La menzogna sistematica imposta come verità.

Facile smarrirsi, in tutto questo. E se la guerra oggi insanguina l’Est Europa, è impossibile non soffermarsi – citando Dmitry Koreshkov – sul ruolo-ombra dell’elusivo network che vive a metà strada tra Kiev e il Cremlino, in stretto contatto con Tel Aviv e la Casa Bianca. E come non rilevare l’estrema opacità di certi terrorismi oggi tristemente in voga, come quello promosso dagli insospettabili finanziatori di Hamas? Eterogenesi dei fini, giochi di specchi, ostilità solo apparenti e complicità inimmaginabili, ai confini della realtà.

Chi maneggia un linguaggio parallelo, quello dei simboli, generalmente non si lascia spaventare troppo dagli eventi. Conosce benissimo il mestiere di chi plasma certe suggestioni. Può capitare che un esperto come Michele Proclamato smonti simpaticamente l’intera fantasmagoria sepolcrale del temutissimo 666, mostrandone l’origine ancestrale – sumerica, addirittura – e l’allusione esplicita all’Ottava, ovvero l’evocazione astronomica della precessione degli equinozi. Qualcosa che ha a vedere con il cielo, non certo con gli inferi.

E a proposito di simbologie celesti: proprio il 2024 segna l’ingresso del fatidico, ventennale transito di Plutone nella latitudine acquariana. Qualcosa che si verifica ogni due secoli e mezzo. E ogni volta lascia il segno, cambiando la storia del mondo.

L’ultimo appuntamento, alla fine del Settecento, ha letteralmente coinciso con la fondazione della modernità: la nascita della scienza, le grandi rivoluzioni in Francia e in America, la fine dell’Ancien Régime e l’avvento della democrazia come orizzonte.

* Giorgio Cattaneo è l’autore del libro “2024. Come in cielo, così in terra: piccolo atlante del finimondo”, Youcanprint, 478 pagine, euro 28,50. Con postfazione storica di Davide Romano.

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