Il 15 novembre, alla Commissione Finanze il dato é stato reso noto in modo cristallino l’ammontare degli importi relativi alla cessione del credito e allo sconto in fattura che hanno per oggetto gli interventi del superbonus e dei bonus edilizi hanno raggiunto i 160,7 miliardi di euro.
Una cifra mostruosa. Ma quel che é peggio, é che di questi crediti fiscali, ne sono stati compensati 25,5. Mancano all’appello 135 miliardi, che per motivi non chiari, non sono ancora stati compensati.
Perché sia chiaro il meccanismo perverso del concetto di cessione del credito fiscale, se qualcuno lo matura poi lo deve cedere, per realizzare il proprio vantaggio di non pagare imposte di pari valore.
Ma si da il caso che possa capitare che tale credito non sia cedibile col modello F24, oppure non trovi compratori perché giá saturi o semplicemente non interessati. E allora? Caos totale.
Questo é il macigno che grava ora sui conti pubblici italiani, e spiega anche il perché il meccanismo tanto in voga negli anni passati della cessione del credito fiscale per utilizzarlo come “moneta”, non poteva funzionare. Ho ripetutamente criticato coloro che spingevano il CCF (Certificato di Credito Fiscale), come la mirabolante idea che avrebbe consentito una indiretta creazione di moneta. Il tallone d’Achille della cessione del credito fiscale, é che “qualcuno” deve acquistarlo, altrimenti é un problema.
La soluzione é semplice. Se la devono smettere di fare regali a destra e manca con i soldi di tutti. É certamente possibile che la perdita per lo Stato potrá essere parzialmente compensata da un aumento della circolazione monetaria, anche se fittizia, ma non essendo né prevedibile, e tantomeno quantificabile, le sole cose certe che restano é che l’Italia dovrá ancora perdere 135 miliardi di entrate fiscali, e che i prezzi delle ristrutturazioni (quando possibili perché sono tutti molto occupati) sono alle stelle. Tanto paga Pantalone.
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