
Zelensky si è arreso all’evidenza. Si è dovuto convincere che dietro gli infiniti penultimatum dell’Europa c’era il vuoto. E non poteva che essere così: solo che glielo hanno nascosto. E poiché la speranza è l’ultima a morire, L’Ucraina si è aggrappata ad essa. Non è stata lungimirante, ma ha molte scusanti.
A Davos la denuncia. “Siete una insalata mista di piccole e medie potenze, condite con i nemici dell’Europa stessa”. Oggi l’Europa “sembra ancora più una questione di geografia, storia, tradizione, non una vera forza politica”. Come Metternich per l’Italia? In ogni caso, in consonanza con le tirate antieuropee di Trump. E la conseguente decisione di estromettere in ogni modo l’Europa: il battagliero Macron, il guerresco Starmer, l’indeciso Merz – e, sotto sotto, l’inutile Rutte – per affidare una possibile conclusione della guerra all’incontro trilaterale con i russi e gli americani negli Emirati. Europa assente perché non pervenuta. E’ questa la “pace giusta” chiesta a gran voce?
Dicono che ci abbia preso a pesci in faccia. E cosa doveva fare? Ha avuto promesse di sostegno ed inviti a non cedere agli accordi tra Trump e Putin: posizione moralmente ineccepibile che ha dato luogo alla continuazione di una strage, quella che ogni guerra porta con se. E di orrori. E di sciacallaggio. E poi il passo decisivo non si è fatto: semplicemente perché non si poteva fare. Si sono illusi tanti – ed in tanti – che invece bastavano le minacce. E poi tutte le sciocchezze sulla malattia di Putin, sulla imminente caduta della Russia, sul dissolvimento delle sue finanze: ignorando “i numeri”, che sono “i fatti”, perché non coincidevano con il mainframe.
Dicono che Zelensky sia un ingrato perché intanto l’Europa ha adottato il pacchetto legislativo che dà il via al prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina per il biennio 2026-2027. E così si continua a non capire l’abisso che c’è tra finanziamenti, magari qualche operazione di intelligence, e quello che sarebbe stato necessario all’Ucraina – un intervento militare pieno – che mai è stato, comizi a parte, nel mirino dell’Europa e neanche della NATO. Forse per qualcuno sì ma, credo, contando sul no di altri.
Ora resta da vedere il contenuto degli accordi che saranno presi. Se comprenderanno anche la perdita di territori ucraini, obiettivo prioritario di Putin, e fino a che punto. Tutte le chiacchiere sull’aver ottenuto certezza di difesa contro nuove iniziative militari di Putin non reggono: c’erano anche quattro anni fa e centinaia di migliaia di morti in meno. E senza vendere – o meglio svendere – ricchezze e patrimoni ucraini agli appetiti dei soliti pescicani. Basta ricordare la legge, imposta dal FMI all’Ucraina, di vendita di propri territori a stranieri: Cargill, Dupont e Monsanto (azionisti: gli statunitensi Vanguard, BlackRock e Blackstone) ne hanno acquistato circa il 60% di quello coltivabile. E per ultimi i tre accordi sullo sfruttamento dei minerali e terre rare.
Provo un senso di disagio, per non dire di vergogna, per quello che sta maturando. E mi attacco anche io alla speranza che non sia proprio così. Vedremo.





