
L’ideologia woke, uno dei prodotti di questa demenziale stagione americana, dove l’incompetenza si associa all’arroganza e il disumano avanza sull’umano, è l’ideologia delle dittature, della protervia di un’ignoranza che si erge a cultura.
Jan Assman, professore di egittologia presso l’Università di Heidelberg, il quale ha insegnato a Parigi, a Gerusalemme e alla Yale University e che da anni dirige importanti scavi a Luxor, nel suo “La memoria culturale”, edito da Einaudi, ci conduce passo passo sulle vie del ricordo, asserendo che, “in un mondo di livellamento totalizzante, il ricordo rende possibile l’esperienza dell’altro e il distanziamento dall’assolutismo del presente e dei dati di fatto”.
Jan Assman cita Marcuse, il quale asseriva: “Ricordare il passato può dare origine a intuizioni pericolose, e la società stabilita sembra temere i contenuti sovversivi della memoria. Ricordare è un modo di dissociarsi dai fatti come sono, un modo di ‘mediazione’ che spezza per brevi momenti il potere onnipresente dei fatti dati. La memoria richiama il terrore e la speranza dei tempi passati”.
Jan Assman, ci ricorda che a commento di Marcuse, H.Cancik-Lindemaier e H.Cancik, sostengono: ”La dittatura distrugge la lingua, la memoria e la storia”.
L’ideologia woke, alla quale si riferisce la cancel culture, cosa è se non dittatura che teme il ricordo e per questo distrugge la storia, ne elimina le tracce, inverte i significati, stupra la natura per sostituirla con l’innaturale, l’umano per sostituirlo con il trasumano?
Sempre Assman ci dice che i “monumenti, come ha dimostrato lo storico di Bielefeld R.Kosellek, sono «fondazioni dell’identità dei sopravvissuti»” e, in quanto tali, elementi di stabilità sociale.
L’abbattimento dei monumenti, altro tratto specifico dell’ideologia woke, è pertanto un’operazione destabilizzante.
Lo stesso vale per i miti, i quali sono il “ricordo fondante”, ossia quel ricordo culturale che riconnette con le origini e contrasta l’alienante erasione di ogni specificità, per produrre una società di umanoidi uguali nella disperazione e nell’essere nulla tenenti e soggetti, pertanto, alla protervia di una dittatura che non è esercitata più in modo brutale e cruento, ma con la perfidia della psycological operazione tipica del soft power, la quale predispone le menti alla disastrosa sottomissione al pensiero unico politicamente corretto.
Gli attentati, a vario modo condotti alla libertà di pensiero, sono ormai strategicamente evidenti e si colorano sempre più di censura, facendo dell’Occidente che credeva di essere la patria della libertà e della democrazia, la tragica copia delle dittature che pretende di contrastare.
L’ultimo esempio tragico è quello dei criteri censori relativi alla rimozione dei contenuti ritenuti “fuorvianti” dal web, frutto di un’Unione Europea orwelliana, dove hanno perso la testa anche i partiti che si dichiarano contrari al pensiero unico politicamente corretto.
La deriva totalitaria ha convolto, nel voto al Dsa (Digital service act) anche Fratelli d’Italia e Forza Italia, allineati a Pd e Movimento Cinque Stella in un inciucio censorio degno del più bieco stalinismo.
Combattere l’ideologia woke è un sacrosanto dovere di chi ama la libertà e la democrazia e crede che l’Occidente, con la sua storia millenaria, sia ancora una riserva di valori che nulla hanno a che fare con le mentalità distorte degli adepti della dissoluzione.





