
di Giorgio Cattaneo
Comunque vada, sarà un successo: la tipica situazione win win. Si scherza, naturalmente. Specie se arrivano le elezioni, e tu – amleticamente – non sai che pesci pigliare: soprattutto se gli unici che avresti potuto votare non si possono presentare, almeno nel tuo collegio, perché alcuni valorosi difensori della libertà (bellissima parola) hanno fatto di tutto per evitare che venisse ridotto il numero delle firme necessarie a sostenere le liste.
Poi naturalmente ci sono i malconci mastini del mainstream, ridotti a camerieri in livrea o anche solo in canottiera: tutti insieme, più o meno appassionatamente. Fingono di litigare su bazzecole, ma restano prontissimi ad obbedire a tutti gli ordini superiori, nessuno escluso, mentre l’agenda si infittisce di minacce belliche. Di qui il comprensibilissimo disgusto di molti elettori, decisi ancora una volta a disertare le urne, snobbando giustamente anche i guitti e gli spaventapasseri del finto dissenso. Non a caso, gli apparenti outsider evitano di allearsi con chicchessia: non sia mai, insieme si potrebbe rischiare di combinare qualcosa di buono. E sono spietati nell’escludere dalla gara i concorrenti davvero agguerriti.
Dulcis in fundo, non mancano i geniali propagandisti del Nuovo Astensionismo Giulivo, che spacciano per trionfo palingenetico una diserzione che invece dovrebbe essere dolente, in quanto passiva e intransitiva, rinunciataria e dunque perdente in partenza.
A scolorire ulteriormente l’orizzonte, del resto, ci si mette pure il malinconico Parlamento Europeo, affollato di anime morte o comunque condannate all’inutilità cosmica. E senza neppure il talento di qualcuno che possa raggiungere quegli scranni almeno in qualità di rumoroso guastafeste. Non c’è che dire: proprio una perfetta situazione win win.





