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Vite strabilianti dei futuristi italiani

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Vite strabilianti dei futuristi italiani

Il nuovo splendido libro di Giordano Bruno Guerri

“Abbiate fiducia nel progresso, che ha sempre ragione,
anche quando ha torto, perché è il movimento, la vita, la lotta, la speranza.
E guardatevi dall’intenzione dei processi al Progresso.
Sia pure impostore, perfido, assassino, ladro, incendiario, il Progresso ha sempre ragione”.
Filippo Tommaso Marinetti – Nascita di un’estetica futurista, 1913
“Ogni avanguardia è tale quando, mentre uccide, prepara una nuova vita, demolendo insieme al passato il presente”.

Guardando al nostro tempo sembra una profezia ma è, invece il perno del pensiero di Tommaso Marinetti con cui il Presidente del Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, di recente nominato Presidente anche della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, ci conduce nel mondo del Futurismo, con il suo splendido libro “Vite Strabilianti dei Futuristi Italiani – Audacia, Ribellione, Velocità” edito da Rizzoli.

Trecento pagine intense , graffianti e raffinate scorrono via tra aneddoti e profonde riflessioni con numerose curiosità, tra impareggiabili immagini, ritratti, quadri e opere di grande bellezza, che spesso hanno sofferto un’ingiusta penalizzazione nella contaminazione tra arte e politica.

Ma l’ingegno e le avanguardie hanno un destino di immortalità che non sempre la politica reca con sé nonostante la sua capacità di estendere propri echi e ombre.

Lo stile è scorrevole, brillante, talvolta ironico. Guerri scrive con l’intento evidente di rendere accessibile un tema che spesso rimane confinato agli studi specialistici. Il libro si legge con piacere anche per chi non abbia una formazione specifica in storia dell’arte, ma offre spunti interessanti anche al lettore più esperto, grazie alla ricchezza di aneddoti e dettagli.

È un gusto sfogliare, pagina per pagina, l’elegante volume in quel mix piccante e sconvolgente di modernità aggressiva, avanguardia provocatoria che caratterizzò quella corrente culturale, spesso così ingiustamente bistrattata che fu il Futurismo.

“Audacia, Ribellione, Velocità” di fatto furono precursori di un mondo nuovo anticipando la nostra contemporaneità anche in quel “rompere le righe” che spesso ha scosso e ancora scuote il mondo piccolo borghese.

L’eredità del Futurismo è però sotto i nostri occhi e sopravvive nelle avanguardie, nelle invenzioni odierne compresi Internet e Intelligenza Artificiale.

Il testo non è un semplice saggio storico né una fredda ricostruzione accademica. Guerri sceglie la forma del racconto biografico, quasi romanzato per ritmo e taglio, per restituire al lettore la carica elettrica di un’epoca in cui arte e vita coincidevano.

I futuristi non furono solo artisti: furono agitatori culturali, provocatori, polemisti instancabili, pronti a fare della propria esistenza un manifesto permanente.

Al centro del racconto emerge naturalmente la figura di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore e instancabile promotore del movimento. Guerri ne mette in luce il carisma, l’abilità organizzativa e comunicativa, ma anche le contraddizioni: l’energia visionaria convive con una certa teatralità, la tensione verso il futuro con un forte bisogno di protagonismo.

E se Marinetti definì d’Annunzio “un Montecarlo di tutte le letterature”, in cambio dal Vate ricevette l’insulto più futurista che si potesse immaginare con quel epiteto fulminante che diresse a Marinetti definendolo “cretino fosforescente”.

Segni inequivocabili della vivacità di un’epoca che viene snobbata nei banchi di scuola privando i giovani di un momento di riflessione e confronto che sta alle basi della nostra cultura che pur tuttavia talora si è preteso lasciar dimenticar sotto la “polvere”.

Accanto a Marinetti sfilano personalità diversissime – pittori, scrittori, musicisti – ciascuna con la propria “vita strabiliante”, segnata da slanci, eccessi, rotture.

Tra i protagonisti spiccano figure come Umberto Boccioni, simbolo della tensione dinamica in pittura e scultura, e Giacomo Balla, esploratore instancabile del movimento e della luce. Guerri ripercorre la vita umana e artistica di geni come Depero, Sironi, Severini e non si limita a ricordarne le opere, ma restituisce il clima umano e psicologico in cui nacquero: l’entusiasmo per la macchina, la fascinazione per la velocità, il culto della guerra intesa – tragicamente – come “igiene del mondo”.

Un “igiene” sulla cui onda molti Futuristi si arruolarono e perdettero la vita così privando l’umanità di geni e chissà quanti altri futuri talenti. Nelle trincee del primo conflitto mondiale perirono personalità del calibro di Boccioni, caduto da cavallo durante una esercitazione nei pressi di Verona nel 1916 o il visionario architetto Antonio Sant’Elia, autore dei celebri disegni della “Città Nuova” che ancora oggi ispirano architetti e i registi cinematografici. Sant’Elia, perì sul fronte dell’Isonzo durante la Battaglia di Monfalcone.

Interessante, poiché complesso è il rapporto tra i Futuristi e le donne. Da un lato a tratti misogino contro la donna che non sa lottare per sé, per i propri diritti e resta piegata ad una società profondamente declinata al maschile; dall’altro lato la più totale apertura verso le donne rivoluzionarie capaci di porsi protagoniste nelle arti e nella vita pubblica, rompendo ogni stereotipo.

Il Manifesto della donna futurista, scritto da Valentine de Saint – Point uscì in contemporanea a Milano e Parigi il 25 marzo 1912, come risposta alla misoginia di Marinetti col suo “disprezzo della donna”. Ma non fu un manifesto femminista in senso stretto quanto piuttosto una riformulazione radicale elitaria dell’identità femminile dentro l’ideologia futurista sostenendo che “non esistono qualità maschili o femminili ma esistono solo energie forti e deboli” e che “la dolcezza, il sentimentalismo e la passività non sono tratti naturali della donna ma costruzioni sociali!”

E, infatti, la donna, invoca il Manifesto, può essere violenta, combattiva e guerriera. L’emancipazione non sarebbe stata solo una questione di voto ma di energia e potenza interiore.

Uno dei meriti maggiori del volume di Guerri è l’equilibrio tra fascinazione e senso critico. L’autore non indulge in apologie né in condanne sommarie. Non nasconde il rapporto controverso tra Futurismo e Fascismo, ma lo inserisce in un contesto più ampio, mostrando come l’aspirazione alla rottura radicale con il passato abbia condotto alcuni futuristi a scelte politiche discutibili.

Al tempo stesso, Guerri ricorda quanto il Futurismo abbia inciso profondamente sulla cultura europea, anticipando linguaggi, estetiche e perfino sensibilità che ancora oggi riconosciamo come “moderne”.

E non tace il fatto che se Hitler e Stalin soffocarono il Futurismo, considerato “arte degenerata” viceversa Mussolini non riuscì a fermarne la portata e l’intento degli esponenti futuristi che fu quello di rendere futurista la rivoluzione mussoliniana (!) …. “ambizione destinata a fallire e a ipotecare il giudizio storico sull’Avanguardia creata da Marinetti”.

In definitiva, “Vite strabilianti dei futuristi italiani” è un’opera che riesce a far percepire il Futurismo non come un capitolo chiuso nei manuali, ma come un’esplosione di energia che ha cambiato il modo di pensare l’arte e la vita.

Un libro che racconta l’audacia, la ribellione e la velocità non solo come parole d’ordine, ma come destino esistenziale di un’intera generazione i cui echi sono fortemente presenti nella nostra contemporaneità.

Autore

  • Paola Bergamo

    Paola BergamoPaola Bergamo, imprenditrice di formazione classico giuridica, scrittrice e opinionista si occupa di cultura e politica. Presidente Centro Studi MB2, Animatore perpetuo Circolo Culturale La Caduta, Presidente Premio Mario e Guido Bergamo e Premio Scoiattolo d’Oro.

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