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VANNACCI, IL GENERALE SUPERSTAR

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di Bruno Chiavazzo

Si è presentato in tenuta pop con camicia bianca, pantaloni sportivi carta da zucchero e New York, New York, a palla cantata da Liza Minnelli. Così la superstar dell’estate, il generale Roberto Vannacci, si è appalesato ai suoi aficionados a Marina di Pietrasanta, la Versilia cara a Briatore e Santanchè, per presentare il suo libro “Il mondo al contrario”.

Ai presenti più che un evento “culturale” è sembrato uno show del sabato sera televisivo e come tutti gli spettacoli bisognava pagare il biglietto: 350 persone, con biglietto 20 euro a testa con drink, 50 con cena, gratis in fondo ma in piedi. Il generale sarà pure un “soldato” come si autodefinisce, ma i conti li sa fare bene. Il libro, autopubblicato su Amazon, gli ha fruttato finora oltre 800.000 euro di diritti e giustamente lui cavalca l’onda finché regge, sapendo che prima o poi si trasformerà in un rivoletto sulla sabbia.

E’ incredibile quello che è riuscita a fare la sinistra radical chic con le banalità scritte da questo generale. In un Paese dove trovare un lettore di libri è pressoché impossibile, con gli attacchi forsennati e il tam tam radiotelevisivo, è riuscita a far mettere mano al portafogli e sborsare 19 euro a un popolo disposto a spenderli solo in pizzeria. Convinti di mettere in difficoltà la Meloni e i suoi camerati, i bersaglieri del politicamente corretto, del multigender, della famiglia queer, sono stati capaci di far assurgere al ruolo di “maitre a penser” uno che ha passato la vita in caserma adottandone usi, costumi e linguaggio.

Pare che sia sommerso da richieste di candidature, da Salvini ad Alemanno a Forza Nuova. Ma, il generale che non è fesso, prende tempo, si gode l’onda e mette da parte gli introiti in attesa di trovare il modo giusto per lasciare le stellette e aspirare ad un seggio da qualche parte che gli garantisca una sicura pensione.

Come Chance, il giardiniere, magistralmente interpretato da Peter Sellers nel film “Oltre il giardino”, così il Generale dispensa “buonsenso” a destra e a manca e firma libri come una pop star. La cosa che la sinistra italiana capitanata da Elly Schlein, una che il lavoro l’ha visto sola dalla sua residenza svizzera, non capisce e non capirà mai è la regola aurea della pubblicità, sintetizzata magistralmente da Oscar Wilde: parlatene bene, parlatene male, l’importante è che ne parliate.

Nel frattempo “O’ Generale” si gode il suo quarto d’ora di visibilità. The show must go one, anche per me che ne scrivo.

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  • Redazione

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