di Ugo Busatti
Leggo con interesse un articolo di Federico Rampin, che quando decide di scrivere usando la sua non sempre evidente obiettivitá, fa delle considerazioni condivisibili.
Biden, sostiene Rampini, sprofonda nei sondaggi. E questo é dovuto soprattutto alle guerre in corso, ed alla stanchezza del popolo americano di impegnarsi in giro per il mondo a dettare ormai improponibili equilibri, aggiungo io.
Al di lá dei commenti su Biden, é interessante finalmente il riconoscimento dei meriti di Trump, che sembra non si possa nominare senza far venire l’orticaria.
Per l’opinione pubblica americana (e non solo) il Mondo era piú stabile e l’America piú sicura sotto l’amministrazione Trump.
Una delle idee di Trump sarebbe quella di introdurre una tassa del 10% su tutte le importazioni, indipendentemente da dove esse provengano. Un concetto semplice ( la semplicitá vince sempre) che evita i giochi di prestigio di aggirare sanzioni e leggi producendo in un altro Paese ( vedi Vietnam per la Cina o altro).
Rampini ci dice: “I «soliti» esperti preannunciano che sarebbe una catastrofe. Tra questi inserisco giornali come The Economist, The Financial Times e The Wall Street Journal, che hanno sempre condannato il protezionismo e hanno sempre preannunciato un’Apocalisse economica provocata dai dazi. Apocalisse che puntualmente non si è verificata.”
Vero, e rincara la dose citando una frase in un articolo dell’Economist: ” «Il protezionismo di Trump ha reso l’America più povera, ha dato scarso aiuto agli esportatori, e ha irritato i suoi amici». La prima parte di questa frase è spudoratamente falsa, sostiene Rampini: l’America non si è affatto impoverita né durante né subito dopo la presidenza Trump. Al contrario. Stupisce che The Economist con quell’affermazione possa ignorare tutti i dati sulla vigorosa crescita economica americana e il notevole aumento dei redditi delle famiglie, dati che appaiono regolarmente sullo stesso settimanale”.
Altra sferzata ai giornali di sistema, definiti come “Guru” da Rampini, viene dal riconoscimento sulla valenza dei dazi di Trump: “I dazi di Trump non hanno impoverito gli americani che oggi sono ben più ricchi rispetto al 2018. Non hanno neppure creato inflazione, e questo smentisce un’altra previsione che pure era molto diffusa tra gli economisti.”L’inflazione viene da altro, squilibri nel mercato energetico, Covid e strozzature nelle catene industriali e logistiche, gigantesca creazione di liquidità e credito facile da parte della banca centrale, deficit pubblici smisurati ed eccesso di potere d’acquisto.
Quindi, e qui riprendo in mano io il discorso, attendiamo i prossimi dodici mesi, in attesa di vedere cosa succederá negli USA. La veritá sui dazi é che hanno colpito anche e soprattutto i furbi che sono andati altrove a produrre per abbassare i costi, creando disoccupazione e malessere nelle proprie nazioni. E Trump ha cercato di rimediare, logico dunque che i potenti colpiti nei propri interessi, abbiano protestato. E ancora ritirarsi nei propri confini e smetterla di voler essere il capo del mondo, potrebbe essere una cosa benefica per tutti. Il che non significherebbe smantellare le zone di “protezione militare”. Sicuramente serve essere sempre vigili.




