L’efficace politica penetrativa del Qatar in Occidente iniziò la sua lunga marcia negli anni 90 costituendo in Italia il suo braccio operativo L’UCOII ora la principale associazione islamica nella sonnecchiante italia, “fortunata”beneficiaria della Qatar Charity, fondazione del fondo del lungimirante conquistatore di anime fragili il sovrano del Qatar l’emiro Tamim bin Hamad al-Thani.
Il Qatar ha impegnato 25 milioni di euro in tre anni per la costruzione di 43 moschee, tra cui le moschee di Ravenna, Catania, Piacenza, Colle di Val d’Elsa, Vicenza, Saronno, Mirandola e per l’acquisto di un edificio nel quartiere romano di Centocelle da adibire a moschea per 800 fedeli, mai realizzata, in competizione con quella di Roma finanziata prevalentemente dai sauditi.
L’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (abbreviata in UCOII) riunisce 153 associazioni sia territoriali che di settore e gestisce circa 80 moschee e 300 luoghi di culto non ufficiali.Fondata ad Ancona nel 1990 per iniziativa di membri del Centro culturale islamico di Milano e Lombardia, nasce dalla fusione di diverse componenti,tra cui quelle siriana e palestinese degli ex studenti dell’Unione degli studenti musulmani in Italia (USMI), vicini ai Fratelli Musulmani, assieme ad altri dirigenti provenienti da diverse esperienze, come quella delle donne musulmane del collettivo Islam donne o quella di Hamza Roberto Piccardo, ex militante di Autonomia Operaia convertito alla religione islamica, direttore della casa editrice Al Hikma (che in arabo significa “La saggezza”).
L’UCOII nasce con l’intenzione statutaria di fornire alla comunità e ai musulmani orientamento e servizi: unicità di rappresentanza di fronte alle istituzioni dello Stato; orientamento tecnico legale e amministrativo; organizzazione di attività e mediazioni culturali; convegni, congressi e campeggi; raccolta e distribuzione di informazioni; attività sociali e umanitarie; produzione e distribuzione di materiali stampati e audio-visivi; studio ed elaborazione di programmi e proposte generali nei settori dell’istruzione tradizionale, tecnica e della formazione professionale.
L’UCOII si pone da subito come principale rappresentazione organizzata dell'”Islam delle moschee” sunnita, radicata sul territorio italiano e non dipendente dalle ambasciate o da governi di paesi a maggioranza musulmana, quindi si candida a rappresentare la comunità musulmana tramite un’Intesa istituzionale.All’intesa tra l’UCOII e lo Stato si oppongono i rappresentanti dell'”Islam degli stati”, a partire dalla Moschea di Roma (Centro Culturale Islamico d’Italia) sostenuto dall’Arabia Saudita, oltre che dal Marocco.
L’UCOII patrocina la traduzione del Corano in lingua italiana (quattro edizioni, oltre cinquantamila copie) e fa da referente ultimo ad oltre 122 associazioni territoriali o di settore che svolgono attività di ordine sociale, assistenziale, di informazione e mediazione istituzionale, oltre che a circa 80 moschee e innumerevoli sale di preghiera, con l’obiettivo della costruzione di un Islam italiano. Secondo Andrea Pacini (2000), tra le moschee facenti capo all’UCOII “numerose sono quelle i cui dirigenti in qualche modo si ispirano all’ideologia dei Fratelli Musulmani”.
Inizialmente la presidenza dell’UCOII era stata assunta da Nour Dachan, precedentemente leader della componente siriana dei Fratelli Musulmani, e la segreteria affidata a Ali Abu Shwaima, leader di quella palestinese, mentre Hamza Roberto Piccardo ha ricopriva la carica di segretario nazionale. Nel frattempo alcuni dirigenti storici avevano abbandonato l’UCOII in dissenso con la linea associativa e operando come attivisti indipendenti: come Federico Alì Schuetz, già animatore del Fondaco dei Mori di Milano, oggi chiuso.
Nel 1998, in vista di una possibile Intesa con lo Stato, l’UCOII apre all'”Islam degli stati” e assieme alla Moschea di Roma (legata ad Arabia Saudita e Marocco) e alla sezione italiana della Lega Musulmana Mondiale (ONG saudita con sede alla Mecca) annuncia la creazione di un Consiglio Islamico d’Italia, guidato da dieci cittadini italiani, di cui cinque nominati dall’UCOII e cinque dalle altre due organizzazioni.
Nel corso degli anni si è formata una nuova generazione di dirigenti UCOII, tra cui alcuni musulmani italiani come Patrizia Khadigia Del Monte, collaboratrice del sito Islam Online e vicepresidente dell’UCOII, Ahmad Alessandro Paolantoni, e il nuovo presidente il palestinese Ezzedine El Zir, imam di Firenze. Si sono aggiunti anche a livello locale musulmani che non hanno mai avuto esperienze politiche precedenti nei paesi arabi e che vengono dal cristianesimo o da altre religioni.
Il cambiamento generazionale è stato positivo per l’immagine dell’UCOII, che ha anche cominciato ad avviare il dialogo con la comunità ebraica e con istituzioni locali e nazionali.Il 30 ottobre 2018, il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini si era recato in Qatar, il “colosso energetico”,animato da possibili affari si spinse sino ad affermare “ho trovato un Paese che cresce, che accoglie, che ha voglia di lavorare con l’Italia”e ha elogiato l’emirato per “non sponsorizzare più l’estremismo“.
Una falsità evidente,poiché lo Stato wahhabita”, a quanto pare, è interessato non solo alle relazioni economiche con l’Europa, ma anche a esportare il suo brand di Islam politico.Secondo un nuovo libro intitolato Qatar Papers: How the Emirate Finances Islam in France and Europe, scritto da due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, il Qatar ha distribuito almeno 22 milioni di euro ai progetti islamici soltanto in Italia,oltretutto ha avuto di fatto un unico beneficiario: l’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII), accusata di essere vicina all’organizzazione preferita dall’emiro, quella dei Fratelli Musulmani, il cui portavoce è l’emittente televisiva del Qatar Al-Jazeera, con sede a Doha, capitale dell’emirato.
”Il Qatar è oggi uno dei principali finanziatori dell’Islam in Europa”, ha dichiarato Malbrunot in un’intervista. Il suo libro, un importante reportage sulla penetrazione islamista in Europa, osserva che il Qatar ha finanziato 140 progetti di moschee e di centri islamici in Europa per la bellezza di almeno 71 milioni di euro. Il paese con il maggior numero di progetti (50) è l’Italia, dove il centro al-Houda di Roma ha ricevuto 4 milioni di euro.
Il Complesso culturale musulmano di Losanna, in Svizzera, ha ricevuto 1,6 milioni di dollari, di seguito nel 2015, ha donato al St Antony’s College di Oxford, dove insegna Ramadan, un nuovo edificio da 11 milioni di sterline. Il Qatar è stato anche molto attivo in Francia. L’emirato, secondo il libro, ha finanziato il Centro islamico di Villeneuve-d’Ascq e il Lycée-Collège Averroès, la prima scuola privata musulmana ad essere finanziata anche dallo Stato francese, mentre Il Lycée-Collège Averroès è stato al centro di uno scandalo quando uno dei suoi insegnanti rassegnò le dimissioni dopo aver denunciato che la scuola “era un focolaio di antisemitismo e ‘promuoveva l’islamismo’ agli alunni”. Ha poi finanziato altre moschee in Francia tra cui La Grande Moschea di Poitiers che si trova nelle vicinanze del sito della battaglia di Tours (nota anche come battaglia di Poitiers), quella in cui il capo dei Franchi Carlo Martello fermò l’avanzata dell’esercito musulmano guidato da Abdul al-Rahman, nel 732 di un ambiente propizio alla Primavera araba”, appoggiando gli islamisti, per rimpiazzare i dittatori laici in Tunisia, in Libia e in Egitto.
Il Qatar è stato inoltre accusato di finanziare lo Stato islamico (Isis). Il generale Jonathan Shaw, già vice-capo di Stato Maggiore inglese, ha dichiarato che il Qatar e l’Arabia Saudita sono responsabili della diffusione dell’Islam radicale. “Questa è una bomba a orologeria che, sotto il pretesto dell’educazione, il salafismo wahhabita sta accendendo nel mondo. È finanziata dal denaro saudita e qatariota e va fermata”, ha affermato il generale Shaw. Aggiungo un prezioso contributo estratto dalle inchieste di qualche giorno fa sul campo di “ Fuori dal coro “ condotta brillantemente dal coriaceo Mario Giordano, “Brescia, la “capitale” dell’Islam in Italia”. Ricostruendo e ampliando i punti di vista di questi imam, “gli israeliti sono terroristi e ingannatori”; non deve essere considerato reato appoggiare Hamas; è impossibile “verificare” l’uccisione da parte dei miliziani palestinesi di bambini e ragazzi, anzi “sono tutte bugie”.
Al di là di tutto ciò, facciamo nostra la domanda che dava il titolo alla sua inchiesta: “Soldi e terrore: chi finanzia le moschee d’Italia?” Brescia si è guadagnata il primato, assai poco ambito, di capitale dell’islam in Italia: nel capoluogo e nella provincia vivono addirittura 70mila persone che professano questa fede e da qui è partito il reportage di Costanza Tosi per Fuori dal Coro. E così, tra le desolanti giustificazioni di una donna completamente velata di cui si vedevano solo gli occhi (“Il Corano dice che le donne sono così preziose che bisogna tenerle nascoste”), i racconti di matrimoni combinati in cui l’età giovanissima delle spose non pare essere un problema, aberranti giustificazioni della violenza verso le donne che vestono “all’occidentale”, la coraggiosa giornalista si è poi recata in una delle 25 moschee di Brescia, che si trova in uno di quegli scantinati adibiti, sovente in maniera abusiva, a edifici di culto dietro l’ambigua dicitura di Centro culturale islamico. Per la precisione, in un garage. Ma nemmeno qui ha potuto porre la domanda: “Chi finanzia le moschee in Italia?”. Dopo essersi dovuta coprire i capelli e parte del volto, giacché l’ingresso non sarebbe consentito alle donne, infine non è riuscita a parlare con l’Imam. Chi finanzia moschee ed imam?Chi ha interesse a islamizzare l’Italia? Ed ecco che, poco fuori da Brescia, nel cantiere per la costruzione di una nuova moschea e scuola coranica, veniamo a sapere che il grande immobile è costato ben 400mila euro. Come è stato acquistato dalla onlus Arhama? Abderrahim Mahfoudi, responsabile della Onlus, dice che le donazioni giungono “dai fedeli”, ma è oggettivamente poco credibile. Anche perché la raccolta fondi online è stata chiusa dopo aver incassato meno di mille euro. “Arrivano dei soldi da altri Paesi per finanziare le moschee in Italia?” Alla domanda della giornalista la risposta del fedele musulmano non poteva che essere “No”, eppure già nei mesi scorsi avevamo dato conto dei piani segreti del Qatar, il Paese fortissimamente sospettato di finanziare i Fratelli Musulmani, organizzazione terroristica di cui Hamas è il braccio operativo nei territori palestinesi, e, si sospetta da tempo e da più parti, persino finanziatore dell’Isis. E non dimentichiamo che il Qatar è il Paese in cui i vertici della stessa Hamas vivono in un esilio dorato. Ebbene, gli emiri di Doha hanno individuato le comunità di immigrati fedeli all’Islam, in Italia e in Europa, per spargere la parola di Maometto attraverso la Qatar Charity Foundation, il braccio finanziario degli emiri, già al centro della presunta rete di corruzione al Parlamento europeo, quel Qatargate, su cui è oramai calato un imbarazzato e imbarazzante silenzio.Per l’imam di Bologna gli ebrei “sono terroristi”, per l’imam di Segrate ogni manifestazione a sostegno dei valori occidentali “è una pagliacciata” e, per l’imam di Reggio Emilia, i bambini rapiti da Hamas sono “solo bugie”, nonostante i video che lo testimoniano. E questo lo dicono in favore di telecamera, per cui è dunque lecito domandarsi, con una punta di inquietudine, cosa potranno dire durante le loro predicazioni in moschea. Predicazioni che per lo più sono tenute in arabo, peraltro: un continuo indottrinamento all’odio verso l’Occidente, che ospita comunità che in tutta evidenza non ci tengono proprio a “integrarsi”, ciò che è tanto più pericoloso in questa congiuntura geopolitica. La distinzione tra l’Islam più radicale e il famoso Islam moderato, appare sempre più labile
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