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IL NANISMO INTELLETTUALE DEL PENSIERO LIBERALE ITALIANO

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di Francesco Pontelli

Il progetto di rendere private tutte le più importanti infrastrutture statali, in concessione come Autostrade o cedute a fondi esteri come le multiutility , sta arrivando alla sua disastrosa  conclusione.
Attraverso, infatti, la privatizzazione della rete TIM, l’Infrastruttura digitale strategicamente fondamentale in quanto convoglia dati ed informazioni, anche di estrema importanza militare ed internazionale, si chiude quel processo di cessione di sovranità dello Stato sicuramente più deleteria nelle ripercussioni rispetto a quella monetaria. 
Un processo gestito sostanzialmente da una classe governativa e parlamentare di “piazzisti “, i quali con diverse ed opposte maggioranze si sono alternati alla guida del nostro paese dal 1998 ai giorni di ogggi, ma tutti uniti dal medesimo obbiettivo ed interesse. 
Questo delirio “liberalizzante”   ha visto il proprio inizio con uno  dei peggiori governi dal dopoguerra ad oggi cioè il governo D’Alema, ed ora risulta in via di ultimazione  grazia all’azione del primo governo a giuda femminile:  dimostrando ancora una volta come non esista la differenza di genere neppure tra opposti schieramenti politici.
Questo ennesimo disastro strategico economico rappresenta l’essenza stessa del massimalismo affaristico, che coinvolge tutti i partiti dell’arco costituzionale e tutti i governi dal 1998 al 2023.
In questo contesto, in più,  emerge clamoroso  il silenzio altrettanto massimalista e probabilmente compromesso della cosiddetta “area intellettuale liberale” , la quale con arroganza si arroga il compito  di rappresentare il  pensiero di un ex presidente della Repubblica e liberale in genere. 
Queste fondazioni o istituti vari affermano di rappresentare il  pensiero liberale assieme ad un fiorire di “partiti di ispirazione  liberale” i quali all’unisono  disquisiscono quotidianamente delle problematiche legate alle  licenze dei taxi .
Contemporaneamente non  spendono una parola in relazione a scelte strategiche relative ad infrastrutture fondamentali con effetti e ripercussioni per la stessa comunità democratica .
Evidente come espressione della loro incapacità di valutazione,  confermata dall’atteggiamento in relazione alle conseguenze dell’acquisizione operata dal fondo KKR della rete TIM.
In altre parole il mondo liberale dimostra il proprio “nanismo intellettuale “, in quanto applica in modo massimalista i principi liberali ( concorrenza e legge di mercato ripetuti pedissequamente 
in ogni contesto) tanto 
al mondo dei servizio a basso valore aggiunto ,
mentre rimane in complice silenzio in relazione alle strategie complessive legate alla acquisizione della rete TIM ,  arrivando in sporadici casi ad appoggiare l’operazione di finanza speculativa del fondo KKR.
Una forza politica che si definisce “sua sponte”  liberale ed in contrapposizione rispetto al pensiero ed alle  azioni  governative, si dimostra invece complice attraverso  il proprio silenzio  del declino nazionale. 
Un gotha liberale incapace persino di distinguere il valore , e quindi anche gli effetti, tra politiche legate ai servizi alle persone (taxi ) ed altre legate alle sorti delle reti infrastrutturali strategiche, le quali meriterebbero diversi approfondimenti in relazione agli effetti per l’intera nazione.
Questo nanismo intellettuale, espresso dai vertici liberali,  rappresenta una delle cause principali della deriva sudamericana che il nostro paese ha intrapreso a cominciare con il governo D’Alema e portata  ora a compimento dal  governo Meloni. 
Non va dimenticato come quest’ultimo, infatti,  intenda  rinnovare la concessione a privati di Autostrade, dimostrando come la tragedia del Ponte Morandi non abbia scosso minimamente l’anima della classe politica reggente. 
Va sottolineato, quindi,  come dal 1998 fino al 2023 tutti i governi alla guida del nostro paese abbiano potuto operare contro gli interessi degli elettori applicando in modo scolastico ed escludendoli dal contesto alcuni principi liberisti.
Avvalendosi contemporaneamente del complice silenzio dell’intero mondo liberale, incapace di elaborare una propria strategia alternativa in relazione a tematiche così importanti sotto il profilo strategico.
Mai come ora il destino della rete Tim ha dimostrato quanto da oltre vent’anni la classe politica italiana si sia dimostrata priva di ogni minimale senso dello Stato , anche grazie alla complicità di un mondo liberale affetto da un sempre piu imbarazzante nanismo intellettuale , culturale ed umano. 

Autore

  • Redazione

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