E a Berlino sale la protesta
Per anni l’Italia è stata descritta come il terreno di conquista delle grandi banche europee.
Oggi lo schema si è capovolto: UniCredit è arrivata a controllare economicamente il 47,6% di Commerzbank e si trova a un passo dalla maggioranza del secondo grande istituto privato tedesco.
L’operazione, costruita da Andrea Orcel attraverso acquisti diretti, derivati e un’offerta pubblica di scambio, ha ormai dimensioni sistemiche.
UniCredit possedeva direttamente circa il 26% di Commerzbank; un ulteriore 4% era coperto da total return swap. All’offerta si è poi aggiunto il 17,6% delle azioni consegnate dagli aderenti.
Il trasferimento definitivo dei titoli e dei relativi diritti di voto resta subordinato alle autorizzazioni delle autorità di vigilanza.
Il governo tedesco conserva circa il 12% della banca, eredità del salvataggio pubblico del 2008/2009. Una quota acquistata spendendo complessivamente oltre 18 miliardi di euro per evitare il collasso dell’istituto.
Berlino continua a dichiarare che non venderà, ma il cancelliere Friedrich Merz ha riconosciuto un fatto decisivo: in un’economia di mercato il governo non può impedire indefinitamente un’operazione sostenuta dagli azionisti.
Non risulta, quindi, al momento, una decisione ufficiale di cedere a UniCredit il pacchetto pubblico. Se ciò avvenisse, la presenza italiana potrebbe teoricamente avvicinarsi al 60%.
Commerzbank ha chiuso il 2025 con 590 miliardi di euro di attivi, 12,2 miliardi di ricavi, 4,5 miliardi di risultato operativo e 2,6 miliardi di utile netto.
Nel secondo trimestre 2026 gli attivi sono saliti a 619 miliardi e i dipendenti hanno superato quota 40.000.
La banca è particolarmente importante nel finanziamento del Mittelstand, l’ossatura industriale tedesca: il portafoglio dei prestiti alle imprese ha raggiunto mediamente 123 miliardi.
UniCredit arriva all’appuntamento da una posizione ancora più solida. Nel 2025 ha prodotto 23,9 miliardi di ricavi e 10,6 miliardi di utile netto, con una redditività nettamente superiore a quella della banca tedesca.
Sommando i due gruppi nascerebbe un colosso con circa 1.500 miliardi di euro di attivi, oltre 112.000 dipendenti e ricavi aggregati superiori a 36 miliardi.
UniCredit possiede già HypoVereinsbank, acquisita nel 2005, ed è profondamente radicata nel mercato tedesco. L’unione con Commerzbank creerebbe un asse bancario dominante tra Italia, Germania, Austria ed Europa centro-orientale.
Berlino protesta, perché teme la perdita di un centro decisionale nazionale, possibili tagli occupazionali e un ridimensionamento del credito alle proprie imprese.
Preoccupazioni legittime, ma rivelatrici di un evidente doppio standard: quando erano i gruppi tedeschi a comprare aziende italiane si parlava di mercato unico; quando un’impresa italiana conquista una posizione strategica in Germania, improvvisamente riappare l’interesse nazionale.





