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Ennesima gaffe del PD, affetto dalla sindrome dell’antifascismo

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Gaffe PD antifascismo

Fascismo: il pretesto perfetto, la risorsa che il PD amministra per snaturare la realtà

Fascismo, nel PD se lo sognano pure la notte. Figurarsi poi quando vedono un graffito su un muro.

Al punto che c’è stato un caso di allucinazione collettiva a Pisa.

Una senatrice, il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana e un consigliere comunale – tutti rigorosamente del Partito Democratico – hanno notato la pericolosissima scritta: “si fascia”, accompagnata da strani simboli e svastiche, sui muri di una scuola elementare.

L’arguta senatrice aveva visto trame oscure su quel muro. Aveva collegato le scritte con la targa imbrattata dedicata all’anarchico Serantini.

Poi, dato che si trovava a suo agio con le congetture ardite, pure all’anniversario del ritrovamento del corpo di Matteotti.

Accecati dall’affronto alla città medaglia di bronzo della Resistenza e sempre pronti a riconoscere il fascismo anche in una tazzina del caffè, i tre politici si sono dunque scatenati sui social.

Hanno denunciato lo sfregio arrecato dai simboli nazifascisti, che costituiscono un gesto “gravissimo e intollerabile”. Per poi fare una richiesta perentoria: si devono individuare i responsabili.

E questi si sono subito costituiti. Non si trattava però di nostalgici del ventennio. Erano gli operai del cantiere per il cappotto termico.

Le rune erano frecce che indicavano dove intervenire. Il “si fascia” indicava che lì serviva la fascia. Fine della cronaca.

Si potrebbe archiviare come un colpo di sole, ma sarebbe un errore. Perché quella scritta ha svelato, meglio di qualunque saggio, il meccanismo che tiene in vita il Partito Democratico: il fascismo.

Non il fascismo storico, morto con il suo fondatore ottantuno anni fa. Il fascismo come bisogno. Come ossigeno. Come unica ragione sociale rimasta a un partito che ha smarrito tutte le altre.

Senza l’antifascismo potrebbe tirare giù le serrande. Sul lavoro non ha più nulla da dire: il salario minimo è uno slogan, la precarietà l’ha inventata proprio il PD con il Jobs Act.

Sull’immigrazione oscilla tra l’accoglienza senza limiti e il silenzio imbarazzato quando i sondaggi mordono. Nonostante questo corteggia l’Islam per sopravvivenza elettorale.

Sull’economia è a rimorchio della CGIL, che, a sua volta, non sa più dove andare a sbattere la testa. Oscillando tra gli scioperi per la Flotilla, la difesa delle borseggiatrici e le dimostrazioni a favore di Maduro.

Sulla sicurezza non pervenuto. Sull’Europa ripete formule. Sull’Ucraina si divide. Sul Medio Oriente si spacca. Sulla Schlein, si tace per carità di partito.

Al PD resta solo il fascismo. L’unico tema che compatta, che mobilita, che riempie le piazze e le bacheche. L’unico argomento su cui il PD non deve spiegare cosa farebbe al governo, perché basta dire cosa non è.

Il fascismo è il pretesto perfetto: non richiede programmi, solo indignazione. Non richiede risultati, solo vigilanza. E, soprattutto, non richiede che il nemico esista davvero. Basta che sia evocabile.

Ecco perché a Pisa tre politici hanno visto svastiche su un ponteggio. Non erano ubriachi, non erano intontiti dal caldo. Erano semplicemente avvezzi.

Abituati a leggere il mondo attraverso una sola lente, quella che trasforma ogni muro in un plebiscito e ogni scarabocchio in un’apologia. È un riflesso condizionato. Il loro antifascismo non è nemmeno più un’opinione. È una sindrome.

Quando l’unico strumento che hai è il martello antifascista, tutto sembra un chiodo. Anche la fascia del cappotto termico.

E guardiamo come si sono scusati, perché lì sta la conferma definitiva.

Il vicepresidente Mazzeo: ho sbagliato, ma “sarebbe bello che la stessa solerzia della destra pisana si manifestasse quando compaiono davvero scritte fasciste”.

La senatrice Zambito: ho sbagliato “per un eccesso di preoccupazione”, quella preoccupazione “che alla destra manca del tutto”.

Il consigliere comunale Bruni: possiamo sorridere, “ma non liquidare con battute il clima”.

Tre scuse, tre atti d’accusa.

Non hanno rinunciato al fascismo neppure quando il fascismo si è rivelato un muratore. Non potevano. Rinunciarvi significherebbe restare senza voce.

C’è persino il tocco surreale: nel post di scuse, Mazzeo se la prende con le “immagini false generate dall’intelligenza artificiale”. Ma nessuna intelligenza artificiale ha toccato quel muro.

L’unica cosa artificiale, in tutta la vicenda, era l’interpretazione. E l’ha prodotta l’intelligenza (?) naturale di un partito che, prima ancora di guardare il muro, sa già cosa vuole vederci.

Perché il fascismo non è un rischio che il PD teme. È una risorsa che amministra.

Male, a volte. Scambiare una fascia per un fascio ha fatto ridere mezza Italia. Ma in fondo, che volete che sia.

A farsi ridere dietro, i suoi esponenti ormai sono abituati.

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