Home Economia e finanza UniCredit – Commerzbank: l’Europa può avere un campione finanziario

UniCredit – Commerzbank: l’Europa può avere un campione finanziario

0
UniCredit - Commerzbank

Poi tocca all’industria

Per anni l’Europa ha parlato di sovranità economica, ma ha lasciato che i propri campioni industriali e finanziari crescessero meno dei concorrenti americani e cinesi.

L’operazione con cui UniCredit punta a integrare Commerzbank può rappresentare un cambio di paradigma: non solo una fusione bancaria, ma il primo tassello di una politica europea orientata alla creazione di grandi gruppi capaci di competere su scala globale.

UniCredit ha ormai superato il 34% del capitale di Commerzbank e dispone di strumenti che portano la propria esposizione complessiva vicino al 38%, consolidando la posizione nella banca tedesca.

Negli Stati Uniti le grandi banche finanziano colossi industriali e tecnologici che operano su un mercato unico da oltre 340 milioni di abitanti. La Cina dispone di un sistema finanziario fortemente coordinato dallo Stato per sostenere i propri campioni nazionali.

L’Unione europea, invece, continua a dividersi tra 27 legislazioni, mercati dei capitali frammentati e resistenze nazionali ogni volta che nasce un progetto realmente europeo.

Se UniCredit riuscisse a creare uno dei maggiori gruppi bancari continentali, l’effetto potrebbe andare ben oltre il credito. Un grande istituto paneuropeo avrebbe maggiore capacità di finanziare acquisizioni industriali, infrastrutture, ricerca, difesa, intelligenza artificiale e manifattura avanzata.

A quel punto dovrebbe aprirsi una seconda stagione: quella della politica industriale.

L’Italia possiede competenze uniche nella meccanica, nella mobilità e nell’ingegneria. Sarebbe quindi naturale iniziare a ragionare sul ritorno sotto controllo italiano di alcuni marchi simbolo.

Ducati e Lamborghini, oggi appartenenti al gruppo Volkswagen, rappresentano eccellenze nate in Italia e potrebbero diventare parte di una strategia nazionale dell’automotive ad alte prestazioni.

Naturalmente un’operazione del genere richiederebbe disponibilità del venditore, condizioni di mercato favorevoli e risorse finanziarie rilevanti. Non è uno scenario imminente, ma è una direzione strategica che merita di essere discussa.

Lo stesso vale per il settore ferroviario. L’Italia dispone già di eccellenze come Hitachi Rail Italy, ma potrebbe rafforzare ulteriormente una filiera nazionale dei treni e del materiale rotabile.

In quest’ottica, recuperare capacità produttive oggi riconducibili ad Alstom Italia o rafforzare la presenza italiana nel comparto ferroviario significherebbe consolidare un settore destinato a crescere con la mobilità europea del futuro.

Prima servono grandi banche europee, poi grandi gruppi industriali. Il capitale è il carburante dell’industria. Senza un sistema finanziario forte non si costruiscono campioni industriali; senza campioni industriali, l’Europa continuerà a osservare Stati Uniti e Cina giocare la partita dell’innovazione mentre lei resta sugli spalti.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui